L’allarme degli esperti: Brasile prossimo epicentro della pandemia

Pubblicato il 7 maggio 2020 alle 9:44 in America Latina Brasile

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Il Brasile ha registrato mercoledì 6 maggio, per il secondo giorno consecutivo, oltre 600 nuovi deceduti, portando decessi a 8.536 e i casi di positività a oltre 125.000, secondo i dati il Ministero della Salute. Il 42% delle persone colpite dal nuovo coronavirus nel Paese latinoamericano è considerato guarito. Presentando il bollettino quotidiano, il sottosegretario alla Sorveglianza sanitaria del Ministero, Wanderson de Oliveira, ha riconosciuto che alcuni problemi cronici persistono dall’inizio della crisi del coronavirus: non si eseguono test sufficienti, c’è un intasamento nei laboratori per elaborare le analisi, con oltre 90.000 test ancora da analizzare, e, inoltre, non si possono centralizzare i risultati dei test rapidi per includere nel computo federale quelli effettuati dagli stati e dalla rete sanitaria privata. I privati hanno finora realizzato circa 100.000 test.

“Non è ancora possibile dire quando arriverà il picco della crisi. Sarà tra maggio, giugno e luglio, non ho dubbi. L’isolamento sociale riduce la curva dei casi” – ha affermato Oliveira, che ha sottolineato la differenza di impatto tra gli Stati, con San Paolo al momento come principale focolaio.

Due studi recentemente pubblicati – uno di ricercatori brasiliani in collaborazione con la Johns Hopkins University e un altro di ricercatori brasiliani in collaborazione con l’Università di Oxford – indicano che il Brasile sarà il nuovo epicentro globale della pandemia. In uno studio ancora in fase di revisione, diversi ricercatori brasiliani e britannici hanno confrontato le curve epidemiche del Brasile e degli Stati Uniti e i risultati indicano che i tassi di mortalità seguono un aumento esponenziale simile a quello degli Stati Uniti. Di conseguenza, stimano che le morti possano raggiungere le 64.310 entro il 9 giugno nello scenario più pessimistico, 31.384, nel più ottimista.

Le proiezioni della Johns Hopkins University indicano che si possono registrare in Brasile fino a 1,6 milioni di casi, più degli 1,1 milioni di casi rilevati negli Stati Uniti. Lo studio evidenzia il ritardo nella segnalazione dei casi nel Paese come il motivo per cui i dati ufficiali non sono ancora così alti: il Brasile ha eseguito circa 1.600 test per ogni milione di abitanti, mentre gli Stati Uniti finora circa 20.200 e alcuni paesi europei 30.000.

Con il progredire dell’epidemia, alcuni stati stanno applicando misure di quarantena sempre più rigide. Martedì 5 maggio, São Luís, capitale di Maranhão, è stata la prima città del Paese a chiudere tutto tranne i servizi essenziali. Il governo di Ceará e il consiglio comunale della capitale, Fortaleza, applicheranno ulteriori restrizioni a partire da venerdì 8 maggio e l’uso delle maschere sarà obbligatorio. Nello stato di Pará, il governatore, Helder Barbalho, ha annunciato misure di isolamento totale in 10 comuni, dove la circolazione delle persone sarà limitata e opereranno solo i servizi essenziali. Un aumento dei casi superiore alla media nazionale ha mandato in crisi il sistema sanitario e i servizi cimiterialia Belém, la capitale e in altre città dello stato.

 A livello federale, il presidente Jair Bolsonaro, fortemente appoggiato da alcuni settori della popolazione, continua ad opporsi all’isolamento, sostenendo che non serve a evitare i contagi e danneggia l’economia.

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Italo Cosentino, interprete di spagnolo e portoghese

di Redazione

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