La Tunisia critica le mosse di Israele nei confronti della moschea di Al-Aqsa

Pubblicato il 7 maggio 2020 alle 18:37 in Israele Tunisia

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Il presidente del Parlamento tunisino, Rached Ghannouchi, ha denunciato le pratiche israeliane contro uno dei siti più importanti dellIslam e centro nevralgico di Gerusalemme, la moschea di Al-Aqsa. Durante una conversazione telefonica con lo sceicco Ekrema Sabri, predicatore della moschea, Ghannouchi, che è altresì leader di Ennahda, il partito islamico moderato di Tunisi, ha ribadito la solidarietà della Tunisia con il popolo palestinese. “La posizione, lo stato e il popolo tunisino respingono le politiche di giudaizzazione e il sequestro delle terre palestinesi”, ha dichiarato Ghannouchi, sottolineando il sostegno della Tunisia al diritto palestinese di riconquistare le sue terre, illegalmente occupate da decenni, e di stabilire uno stato indipendente con Gerusalemme come capitale. Sabri e Ghannouchi si sono dunque giurati “solidarietànellaffrontare la questione della moschea di Al-Aqsa.

Secondo quanto dichiarato dallagenzia di stampa turca Anadolu, a fine aprile, il servizio di intelligence israeliano avrebbe fatto irruzione nella casa dello sceicco Sabri, a Gerusalemme Est, e lo avrebbe minacciato verbalmente. Lepisodio sarebbe avvenuto dopo la dichiarazione secondo cui Sabri avrebbe riaperto le porte della moschea di Al-Aqsa nel caso in cui la polizia israeliana avesse permesso ai coloni ebrei di assaltarla di nuovo. Le preghiere nella moschea sono state sospese come misura preventiva per frenare la diffusione del coronavirus. I palestinesi temono però che i sostenitori della linea dura israeliana stiano cercando di prendere il controllo del sito.

Il 30 aprile, a seguito di un meeting straordinario, svoltosi in videoconferenza, i ministri degli Esteri dei Paesi membri della Lega Araba, tra cui la Tunisia, hanno condannato la decisione di Israele di voler annettere alcuni territori della Cisgiordania, considerando l’eventuale mossa un “crimine di guerra” contro la popolazione palestinese. L’incontro della Lega Araba si è tenuto dopo che il premier israeliano, Benjamin Netanyahu, il 26 aprile, si è detto fiducioso circa il sostegno degli Stati Uniti nell’annessione di alcuni territori della Cisgiordania, affermando che ciò potrebbe avvenire entro due mesi e, nello specifico, entro il prossimo primo luglio. Il segretario generale della Lega Araba, Ahmed Aboul Gheit, in un messaggio inviato al segretario generale dell’Onu, Antonio Guterres, prima dell’incontro del 30 aprile, ha messo in guardia da ciò che potrebbe rivelarsi una minaccia per la stabilità regionale e ha affermato che Israele sta sfruttando a proprio favore la pandemia di coronavirus per portare avanti i propri piani. Inoltre, una eventuale annessione israeliana porrebbe fine ai negoziati tra Israele e Palestina, annullando la possibilità di giungere ad una soluzione a due Stati.Il meeting del 30 aprile ha visto i ministri riunitisi concordi nel rifiutare i piani di annessione dei territori palestinesi e nel sostenere attraverso mezzi politici, diplomatici, legali e finanziari qualsiasi iniziativa intrapresa dall’Autorità Palestinese per contrastare una tale mossa. 

La questione dell’annessione dei territori palestinesi riguarda il progetto che il presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, ha rivelato il 28 gennaio scorso, ovvero il cosiddetto Piano di Pace, altresì noto come “accordo del secolo”, volto a riportare la pace in Medio Oriente e a risolvere il conflitto arabo-israeliano. In particolare, il progetto, delineato in 181 pagine, se effettivamente attuato, potrebbe garantire a Israele il controllo di una Gerusalemme unificata, riconosciuta come capitale, oltre a preservare gli insediamenti israeliani negli attuali Territori Palestinesi, che includono la Cisgiordania e Gaza.

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Chiara Gentili

di Redazione

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