Italia: bloccate nel porto di Palermo la Alan Kurdi e la Aita Mari

Pubblicato il 7 maggio 2020 alle 15:48 in Immigrazione Italia

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La Guardia costiera italiana ha disposto il fermo amministrativo per due imbarcazioni umanitarie, la Alan Kurdi e la Aita Mari, impegnate nel salvataggio di migranti nel Mediterraneo, citando irregolarità “tecniche e operative” a bordo delle navi. Entrambe sono ormeggiate al porto di Palermo da quando hanno soccorso un totale di circa 183 migranti recuperati dal mare e sottoposti a quarantena sulla nave Rubettino, noleggiata dal governo e gestita dalla Croce Rossa.

Mercoledì 6 maggio, si è concluso il periodo di isolamento, ordinato come misura precauzionale contro il coronavirus, e i migranti sono stati trasferiti in appositi centri di accoglienza, in attesa di essere redistribuiti in altri Paesi. Tuttavia, tra martedì 5 e mercoledì 6 maggio, le due navi sono state poste sotto fermo amministrativo dalla Guardia costiera italiana dopo che un’indagine ha evidenziato “diverse irregolarità di natura tecnica e operativa tali da compromettere non solo la sicurezza degli equipaggi ma anche delle persone che sono state e che potrebbero essere recuperate a bordo, nel corso del servizio di assistenza svolto”. “Accertate anche alcune violazioni delle normative a tutela dell’ambiente marino”, continua la dichiarazione. La Guardia costiera ha aggiunto che sarebbe necessario lavorare su entrambe le navi prima di consentire loro di tornare in mare e ha specificato che i rispettivi Paesi di bandiera, ovvero la Germania e la Spagna, avrebbero dovuto prendere gli appositi provvedimenti in quanto responsabili del rispetto della sicurezza sulle navi.

Le due organizzazioni umanitarie hanno accusato le autorità italiane di interferire nelle loro operazioni, aumentando i rischi per la vita delle persone che decidono di attraversare il Mediterraneo. Il gruppo tedesco della Sea-Eye, che gestisce l’Alan Kurdi, ha denunciato il sequestro come “grottesco”, affermando che la barca era appena tornata da un ciclo di riparazioni di cinque settimane. “Detenere la nostra nave è pura molestia, una misura che serve a frenare gli sforzi di salvataggio in mare un passo alla volta”, ha detto il portavoce della Sea-Eye, Julian Pahlke. Lunedì 4 maggio, il gruppo aveva annunciato che stava pianificando di tornare nel Mediterraneo dopo aver completato la quarantena obbligatoria di 16 giorni al largo di Palermo. “L’unico obiettivo è quello di interrompere attivamente i nostri soccorsi in mare”, ha affermato Pahlke.

Secondo quanto precisato dall’agenzia di stampa Ansa, l’attività ispettiva viene svolta nell’ambito dei consueti controlli di sicurezza e di tutela dell’ambiente marino demandati alla Guardia costiera Italiana sulle nevi battenti bandiera straniera che arrivano nei porti nazionali. Il controllo serve a garantire sicurezza degli equipaggi e delle persone trasportate nonché a verificare l’ottemperanza alle norme per la prevenzione degli inquinamenti marini. La Alan Kurdi aveva recuperato 150 migranti al largo della costa libica circa un mese fa, il 6 aprile. Il fermo ammnistrativo della nave è stato disposto martedì 5 maggio. L’Aita Mari, invece, che aveva salvato e portato in Sicilia 34 persone, è stata sequestrata mercoledì 6 maggio.

Nonostante la chiusura temporanea dei porti alle ONG, disposta sia da Malta che dall’Italia, i migranti stanno continuando ad arrivare. Il 7 aprile, il governo di Roma ha dichiarato che i suoi porti non possono più essere considerati sicuri, a causa della diffusione dell’epidemia di coronavirus. “Per tutta la durata dell’emergenza sanitaria nazionale causata dalla diffusione del COVID-19, i porti italiani non possono garantire i requisiti necessari per essere definiti e classificati come porti sicuri”, ha dichiarato il decreto governativo. L’emergenza nazionale dovrebbe protrarsi fino al 31 luglio, secondo le disposizioni attuali, ma la scadenza potrebbe essere estesa. La norma, nello specifico, riguarda “i casi di soccorso effettuati da parte di unità navali battenti bandiera straniera al di fuori dell’area SAR (ricerca e soccorso) italiana”. Sulla scia dell’Italia, l’11 aprile, anche Malta ha approvato all’unanimità una decisione che impedisce alle navi delle organizzazioni no-profit e ad altre imbarcazioni di portare nel Paese le persone salvate in mare, ovvero migranti, rifugiati e richiedenti asilo. 

Secondo quanto affermato dal Ministero dell’Interno di Roma, sono circa 4.069 i migranti che hanno raggiunto le coste italiane dall’inizio dell’anno ad oggi, rispetto agli 842 arrivati nello stesso periodo del 2019. Un totale di 604 migranti è invece sbarcato nei primi sei giorni di maggio. In rapporto, un anno fa, negli stessi giorni, il numero di arrivi era stato di circa 59 persone.

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Chiara Gentili

di Redazione

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