Israele e l’annessione dei territori palestinesi: Guterres esprime preoccupazione

Pubblicato il 7 maggio 2020 alle 17:50 in Israele Palestina

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Il Segretario generale delle Nazioni Unite, Antonio Guterres, ha ribadito che gli insediamenti israeliani sono illegali e che l’annessione di aree della Cisgiordania porterebbe alla fine della soluzione a due Stati.

Inoltre, secondo Guterres, ad essere minata è la sicurezza e la pace nell’intera regione, oltre ai negoziati tra israeliani e palestinesi, le cui porte, in caso di annessione, verrebbero chiuse. La dichiarazione del Segretario generale è giunta attraverso un comunicato della Lega Araba del 6 maggio, ottenuto dal quotidiano arabo al-Araby al-Jadeed. La reazione di Guterres, simile a quella manifestata dalla Lega Araba il 30 aprile, giunge dopo che il premier israeliano, Benjamin Netanyahu, ha espresso la volontà di proseguire nell’annessione a Israele di alcuni territori della Cisgiordania, tra cui la Valle del Giordano e il Mar Morto settentrionale, entro il primo luglio prossimo. Una tale idea è stata avallata anche dal suo nuovo alleato, Benny Gantz, con cui ha raggiunto un accordo volto a formare un governo di accordo nazionale.

Secondo quanto riportato dal quotidiano arabo, Guterres ha rivelato che ha tenuto e terrà consultazioni a vari livelli, anche con il Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite, per discutere della questione, e che il coordinatore per il processo di pace in Medio Oriente sta valutando l’ipotesi di tenere un’altra riunione del Quartetto internazionale. Per la delegazione della Lega Araba che ha incontrato Guterres, Israele sta approfittando di una crisi generale determinata dalla pandemia di Covid-19 per portare avanti i suoi piani.

A detta della Lega Araba, l’annessione dei territori palestinesi e i suoi insediamenti sono da considerarsi illegittimi, oltre a rappresentare una violazione della Quarta Convenzione di Ginevra e delle risoluzioni delle Nazioni Unite. Non da ultimo, un’eventuale mossa di Israele equivarrebbe altresì a calpestare i diritti inalienabili della popolazione palestinese, distruggendo la possibilità di una soluzione a due Stati, secondo i confini stabiliti il 4 giugno 1967. Per tale motivo, è stato richiesto l’impegno della comunità internazionale a cooperare per frenare simili azioni, porre fine all’occupazione israeliana e restituire ai palestinesi il diritto all’autodeterminazione.

La Cisgiordania è considerata un territorio sotto occupazione militare israeliana da parte delle Nazioni Unite, ed è soggetto alla Quarta Convenzione di Ginevra del 1949. Tale status è stato riconosciuto ai territori palestinesi dalla comunità internazionale nel 1967, in seguito alla Guerra dei Sei Giorni. A seguito della vittoria di Israele, quest’ultimo da allora controlla i confini della Cisgiordania e la maggioranza del territorio in cui vive la popolazione palestinese. Un muro di separazione, lungo 570 km, segue la cosiddetta Linea Verde e divide i territori palestinesi da quelli israeliani, secondo le frontiere precedenti alla guerra del 1967. Israele non considera i territori palestinesi “occupati” e sostiene che in tali aree non si possa applicare il diritto internazionale di guerra, con riferimento alla Convenzione di Ginevra. Il riconoscimento dell’occupazione precluderebbe ad Israele un’eventuale legalità di qualsiasi futura annessione.

 

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Piera Laurenza, interprete di arabo

di Redazione

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