Coronavirus in Serbia: a Belgrado finisce lo stato di emergenza

Pubblicato il 7 maggio 2020 alle 16:41 in Europa Serbia

FacebookTwitterLinkedInEmailCopy Link

Il Parlamento di Belgrado ha approvato la fine dello stato di emergenza, proclamato lo scorso 15 marzo alla luce della diffusione del coronavirus nel Paese. 

Nello specifico, secondo quanto rivelato da European Western Balkans, a partire da giovedì 7 maggio i cittadini della Serbia non sono più obbligati a rispettare alcun coprifuoco, così come la gran parte delle restrizioni ai movimenti. In aggiunta, è stata anche decisa la riapertura di quasi la totalità delle attività commerciali, inclusi i bar e i parrucchieri, ma rimarranno ancora chiuse le scuole, le università e le istituzioni di natura culturale. Per quanto riguarda invece la campagna elettorale per le elezioni parlamentari, questa potrà avere inizio già da lunedì 11 maggio, anche se fino al mese di giugno non saranno consentiti gli assembramenti. 

La nuova fase della ripresa in cui è entrata la Serbia, più nel dettaglio, rivela Novinite, giunge in seguito al raggiungimento da parte del Paese di un obiettivo prefissato dal governo, ovvero, secondo quanto rivelato dalla premier, Ana Brnabic, il mantenimento del tasso dei contagiati inferiore al 5% su 1.000 tamponi per più di una settimana. Al 7 maggio, i casi di coronavirus accertati nel Paese sono stati 9.791, di cui 203 morti.

Gli obblighi che i cittadini serbi dovranno ancora rispettare nelle prossime settimane riguarderanno l’utilizzo delle mascherine e dei guanti nei mezzi di trasporto, oltre al mantenimento delle regole di distanziamento sociale all’interno di bar e ristoranti. Gli studenti, inoltre, dovranno continuare a frequentare le lezioni a distanza e cinema e i teatri rimarranno chiusi. 

Per quanto riguarda, invece, gli assembramenti, con particolare riferimento ai matrimoni e ai battesimi, questi potranno riprendere a partire dal prossimo 15 giugno. 

La possibilità della rimozione dello stato di emergenza era già stata anticipata, domenica 3 maggio, dal capo di Stato, Aleksandar Vucic, il quale nello specifico aveva confermato che il Parlamento si sarebbe riunito nella giornata di mercoledì 6 per votare a tale riguardo. 

L’annuncio di Vucic era giunto a pochi giorni di distanza dalle proteste di decine di migliaia di cittadini della Serbia che, per più sere consecutive, dal 26 aprile, hanno protestato dai loro balconi a Belgrado e in almeno altre venti città contro le misure imposte dal presidente per fronteggiare il coronavirus  

Nello specifico, il Paeseil quale ha annunciato che andrà al voto il prossimo 21 giugno, è teatro sia di proteste sia di controproteste. 

Da un lato, vi sono le proteste organizzate da Ne da(vi)mo Beograd, il quale aveva invitato i cittadini a manifestare per la prima volta il 26 aprile, data in cui erano inizialmente previste le elezioni parlamentari, rimandate a causa del coronavirus. Le manifestazioni, le quali a partire da tale data si sono svolte ogni sera dai balconi e dalle finestre delle abitazioni dei partecipanti, erano state indette contro “il furto del Paese dai suoi cittadini, contro la distruzione delle istituzioni e la centralizzazione del potere nelle mani di una élite criminale”. L’iniziativa ha ricevuto il supporto della maggior parte dei partiti dell’opposizione.  

Dall’altro lato, però, il Paese è teatro anche di controproteste, portate avanti da ignoti che illuminano i tetti dei palazzi con fiaccole e fuochi d’artificio, a sostegno del partito di governo. Da parte sua, il presidente ha smentito le notizie in merito al coinvolgimento diretto del suo partito nell’organizzazione di tali manifestazioni. Alcuni media locali, ripresi dall’European Western Balkans, hanno reso noto che gli ignoti delle contro-proteste sono in realtà ultras delle squadre di calcio, che accendono fiaccole e fuochi d’artificio, ogni sera alle 20:30, urlando cori contro uno dei leader dell’opposizione, Dragan Djilas, accusato di essere un ladro. Da parte sua, Djilas ha condannato quanto accaduto, denunciando, domenica 3 maggio sul suo profilo Twitter, gli effetti di tali cori, definiti “molestie”, sui propri figli. A tale riguardo, il presidente, rispondendo ai giornalisti, ha dichiarato di condannare fermamente gli insulti, aggiungendo però che nessuno ha mai menzionato i figli di Djilas.  

Le controproteste hanno attirato l’attenzione di molti, anche perché nessuno è stato denunciato per gli atti vandalici commessi. In aggiunta, nonostante la smentita di Vucic, il gruppo organizzatore delle proteste che dal 26 aprile si verificano dai balconi della Serbia, Ne da(vi)mo Beograd, ha accusato il governo di aver ingaggiato gli ultras per organizzare dai tetti dei palazzi la propria contro-protesta nei confronti dei cittadini. Ciò, secondo il gruppo, dimostra la debolezza e la paura del governo.   

Leggi Sicurezza Internazionale, il solo quotidiano italiano interamente dedicato alla politica internazionale  

Jasmine Ceremigna 

di Redazione

Al fine di migliorare la tua esperienza di navigazione, questo sito utilizza i cookie di profilazione di terze parti. Chiudendo questo banner o accedendo ad un qualunque elemento sottostante acconsenti all’uso dei cookie.