Attacco all’ambasciata cubana a Washington: attentatore voleva uccidere ambasciatore

Pubblicato il 7 maggio 2020 alle 6:30 in Cuba USA e Canada

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L’uomo che ha attaccato l’ambasciata cubana il 30 aprile scorso ha dichiarato alle autorità giudiziarie statunitensi che lo hanno in custodia che avrebbe sparato all’ambasciatore cubano se avesse lasciato l’edificio.

“Pensava di dover sparare prima, in modo che qualcuno sarebbe uscito dall’edificio e gli avrebbe sparato” – si legge in una nota della magistratura di Washington D.C., che sta indagando sul caso.

Il responsabile dell’attacco alla legazione diplomatica, Alexander Alazo, 42 anni, portava una bandiera cubana su cui era scritto: “Smetti di mentire alle persone. Rispetto. Trump 2020. Stati Uniti, terra e famiglia”.

Durante l’udienza preliminare davanti al giudice G. Michael Harvey il 4 maggio, l’avvocato di Alazo ha chiesto la sua liberazione in attesa del processo. Il giudice ha respinto la mozione e ha ordinato che l’uomo rimanesse in galera.

Il tribunale ha divulgato nuovi dettagli sull’attacco. “A partire dalla notte del 29 aprile 2020, e nelle prime ore del 30 aprile 2020, l’imputato Alexander Alazo ha guidato fino all’ambasciata cubana, situata al 2630 di 16th Street, NW, Washington D.C., a Middletown, in Pennsylvania, per affrontare il “nemico”, i cubani, in particolare, i membri del crimine organizzato. Per anni, ha creduto che i membri del crimine organizzato cubano lo stessero osservando e voleva danneggiare lui e la sua famiglia” – si legge nel comunicato.

Una volta giunto all’ambasciata, Alazo avrebbe cercato di appiccare fuoco a una bandiera cubana imbevuta di benzina, ma non è stato in grado di farlo perché stava piovendo. A quel punto Alazo prese il suo fucile semiautomatico in stile AK-47 e lo sparò 32 volte contro l’edificio, causando ingenti danni esterni. Alcuni proiettili sono penetrati all’interno dell’edificio. Nessuno è rimasto ferito. Alazo ha poi detto alla polizia che se avesse visto qualcuno lasciare l’ambasciata, compreso l’ambasciatore, gli avrebbe sparato perché era “il nemico”.

Durante il primo interrogatorio, Alazo ha dichiarato di essere nato a Cuba e di aver prestato servizio nell’esercito cubano. Ha affermato di essere emigrato in Messico nel 2003 e di essere immigrato poi in Texas in cerca di asilo politico nel 2007. Alazo ha dichiarato di essere andato a Cuba nel 2014 e di aver iniziato a predicare in una chiesa.

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Italo Cosentino, interprete di spagnolo

di Redazione

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