Sudan nomina ambasciatore negli Stati Uniti

Pubblicato il 6 maggio 2020 alle 7:33 in Sudan USA e Canada

FacebookTwitterLinkedInEmailCopy Link

Il Sudan ha nominato il suo primo ambasciatore negli Stati Uniti dopo quasi 25 anni. È quanto annunciato, il 4 maggio, dal Ministero degli Esteri sudanese, in una mossa volta a normalizzare le relazioni tra Khartoum e Washington dopo anni di tensione causati dal governo dell’ex presidente del Sudan, Omar al-Bashir, destituito l’11 aprile 2019.

Il Ministero sudanese ha altresì dichiarato di aver scelto come ambasciatore a Washington un diplomatico veterano, Noureldin Sati, la cui nomina è stata già approvata dalle autorità degli Stati Uniti. Parallelamente, un rappresentante del Dipartimento di Stato americano intervistato da Reuters ha rifiutato di fornire dettagli sul piano per nominare il proprio ambasciatore in Sudan, presentato il 4 dicembre 2019, e ha aggiunto di non avere informazioni specifiche sulle tempistiche.

 Durante quest’arco di tempo, sia il Sudan sia gli Stati Uniti hanno designato solo chargé d’affaires, figure diplomatiche di minor rango, per gestire le rispettive ambasciate a Washington e Khartoum. Tuttavia, lo scorso 4 dicembre, il Segretario di Stato americano, Mike Pompeo, aveva rivelato di voler rimandare l’ambasciatore statunitense a Khartoum, dopo 23 anni di assenza. Tale annuncio era avvenuto durante la visita dell’attuale primo ministro sudanese, Abdalla Hamdok, alla Casa Bianca. Tra i vari motivi, Hamdok si trovava negli Stati Uniti per chiedere al presidente Donald Trump di rimuovere il Sudan dalla lista americana di Stati sponsor del terrorismo. 

Gli USA avevano indicato lo Stato africano tra i Paesi che supportano il terrorismo nel 1993. All’epoca, gli ufficiali americani sostenevano che il Sudan stesse appoggiando militanti che pianificavano di colpire la sede delle Nazioni Unite a New York e i quartier generali dell’FBI. La situazione sembrò aver preso una svolta nel novembre 2017, quando l’amministrazione Trump iniziò a valutare l’opportunità di rimuovere il Sudan dalla lista di Stati sponsor del terrorismo. Tuttavia, tale processo fu interrotto a causa delle proteste scoppiate nel Paese africano il 19 dicembre 2018, in seguito alla decisione del governo di aumentare il prezzo del pane e che, in poco tempo, si estesero a livello nazionale per chiedere la fine del governo di al-Bashir.

 Le relazioni tra Washington e Khartoum sono migliorate da quando, l’11 aprile 2019, è stato destituito l’ex presidente sudanese, Omar al-Bashir, al cui posto è stato formato un governo di transizione civile. Il nuovo primo ministro, Abdalla Hamdok, ha prestato giuramento lo scorso 21 agosto come leader del governo di transizione, con la promessa di riportare la stabilità a livello nazionale, risolvere la crisi economica e garantire una pace duratura. Il capo del deposto Consiglio militare, Abdel Fattah al-Burhan, ha invece assunto il ruolo di presidente del Consiglio Sovrano, l’organo che gestirà il Paese per tre anni fino a nuove elezioni. Tale organismo è composto da 10 membri, 5 nominati dai militari e 5 dai civili, più uno che viene designato di comune accordo tra le parti. L’accordo di pace tra civili e militari è stato firmato lo scorso 17 luglio, con l’obiettivo di guidare il Paese verso una transizione democratica che metta fine ai conflitti in corso e cerchi di soddisfare le richieste dei cittadini, desiderosi di una svolta politica dopo anni di governo autoritario da parte di al-Bashir. Il nuovo esecutivo di transizione, nato il 7 settembre 2019 dall’accordo di condivisione dei poteri tra la fazione civile e quella militare del Sudan, aveva dichiarato il proprio impegno nel cercare di risolvere le dispute che interessano soprattutto le zone del Darfur, del Nilo Blu e del Kordofan meridionale.

Leggi Sicurezza Internazionale, il solo quotidiano italiano interamente dedicato alla politica internazionale.

Mariela Langone

di Redazione

Al fine di migliorare la tua esperienza di navigazione, questo sito utilizza i cookie di profilazione di terze parti. Chiudendo questo banner o accedendo ad un qualunque elemento sottostante acconsenti all’uso dei cookie.