Serbia: arriva la data delle elezioni, ma il clima è teso

Pubblicato il 6 maggio 2020 alle 9:25 in Europa Serbia

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Il Presidente della Serbia, Aleksandar Vucic, ha annunciato che le elezioni si terranno il 21 giugno. In seguito all’annuncio, il Parlamento ha ricevuto una proposta di legge sulla rimozione dello stato di emergenza.  

È quanto rivelato, il 5 maggio, da European Western Balkans, il quale ha specificato che oltre alla proposta di legge sulla rimozione dello stato di emergenza, il quale prevede altresì che entro l’11 maggio si dovrà decidere sulla continuazione delle attività elettorali, nel Parlamento serbo è stata presentata anche una legge sulla validità delle misure approvate dal governo durante l’emergenza.  

Il giorno precedente, The Associated Press aveva rivelato che Vucic aveva annunciato la convocazione delle elezioni parlamentari per il 21 giugno. Nel dare l’annuncio, il capo di Stato aveva dichiarato che dopo aver affrontato tempi difficili, diventava necessario creare un’atmosfera democratica.  

Secondo gli analisti, la decisione di Vucic, un ex ultranazionalista, giunge in virtù del suo desiderio di andare alle urne in tempi brevi, dato il calo della sua popolarità a causa delle dure misure imposte nel corso dell’emergenza da coronavirus.  

In merito ai candidati, European Western Balkans ha rivelato, il 5 maggio, che parteciperanno alle elezioni sette liste dell’attuale maggioranza e due dell’opposizione, l’Alleanza per la Serbia (SzS) e il Movimento dei Cittadini Liberi (PSG), i quali hanno intenzione di boicottare il voto. A tale riguardo, The Associated Press specifica che la decisione di boicottare il voto giunge in virtù delle accuse rivolte al presidente, considerato dall’opposizione al controllo dei media e del processo elettorale. 

Per quanto riguarda il partito del capo di Sato, il partito Progressista, secondo le proiezioni riportate da The Associated Press, questo sarà il grande vincitore delle prossime elezioni, il che gli consentirà di continuare suoi già otto anni di dominio della scena politica serba. 

Le elezioni in Serbia giungono in un momento di tensioni interne, dal momento che sebbene in quarantena, i cittadini del Paese protestano ogni sera dalle proprie abitazioni. 

Da un lato, vi sono le proteste organizzate da Ne da(vi)mo Beograd, il quale aveva invitato i cittadini a manifestare per la prima volta il 26 aprile, data in cui erano inizialmente previste le elezioni parlamentari, rimandate a causa del coronavirus. Le manifestazioni, le quali a partire da tale data si sono svolte ogni sera dai balconi e dalle finestre delle abitazioni dei partecipanti, erano state indette contro “il furto del Paese dai suoi cittadini, contro la distruzione delle istituzioni e la centralizzazione del potere nelle mani di una élite criminale”. L’iniziativa ha ricevuto il supporto della maggior parte dei partiti dell’opposizione. 

Dall’altro lato, però, il Paese è teatro anche di controproteste, organizzate da portate avanti da ignoti che illuminano i tetti dei palazzi con fiaccole e fuochi d’artificio, a sostegno del partito di governo. Da parte sua, il presidente ha smentito le notizie in merito al coinvolgimento diretto del suo partito nell’organizzazione di tali manifestazioni.   

Alcuni media locali, ripresi dall’European Western Balkans, hanno reso noto che gli ignoti delle contro-proteste sono in realtà ultras delle squadre di calcio, che accendono fiaccole e fuochi d’artificio, ogni sera alle 20:30, urlando cori contro uno dei leader dell’opposizione, Dragan Djilas, accusato di essere un ladro. Da parte sua, Djilas ha condannato quanto accaduto, denunciando, domenica 3 maggio sul suo profilo Twitter, gli effetti di tali cori, definiti “molestie”, sui propri figli.   

A tale riguardo, il presidente, rispondendo ai giornalisti, ha dichiarato di condannare fermamente gli insulti, aggiungendo però che nessuno ha mai menzionato i figli di Djilas. 

Le controproteste hanno attirato l’attenzione di molti, anche perché nessuno è stato denunciato per gli atti vandalici commessi. In aggiunta, nonostante la smentita di Vucic, il gruppo organizzatore delle proteste che dal 26 aprile si verificano dai balconi della Serbia, Ne da(vi)mo Beograd, ha accusato il governo di aver ingaggiato degli ultras per organizzare dai tetti dei palazzi la propria contro-protesta nei confronti dei cittadini. Ciò, ha sottolineato il gruppo, dimostra la debolezza e la paura del governo.   

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Jasmine Ceremigna 

di Redazione

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