La Germania sfida la BCE: corte ferma l’acquisto dei titoli di Stato

Pubblicato il 6 maggio 2020 alle 16:12 in Europa Germania

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La Corte costituzionale tedesca ha emesso una sentenza con cui ha deciso che la Banca centrale di Berlino, la Bundesbank, deve porre fine entro tre mesi all’acquisto di titoli di Stato europei, a meno che la Banca Centrale Europea (BCE) non fornisca prove sull’effettiva necessità di tali acquisti. 

In particolare, la sentenza della Corte suprema tedesca, emessa martedì 5 maggio, si scaglia contro uno dei programmi di acquisto di titoli pubblici dell’Eurosistema, il Public Sector Purchase Programme (PSPP), in vigore dal 9 marzo 2015, il quale prevede l’acquisto di titoli emessi da governi, agenzie statali e istituzioni internazionali dell’Eurozona. Il programma europeo è finalizzato a stimolare gli investimenti e la liquidità presente sul mercato e per tale ragione, Al Jazeera English sottolinea che il PSPP, dal valore di circa 2 trilioni di euro, è considerato come uno strumento che ha consentito all’economia dell’Eurozona di rimanere stabile negli ultimi cinque anni. 

Tale programma era stato già oggetto di una sentenza della Corte di Giustizia dell’Unione Europea, la quale aveva ribadito la conformità del programma della BCE al diritto europeo, ma ciò non rispecchia il parere della Corte suprema tedesca, la quale innalza anche dubbi in merito al futuro dell’UE e alla stabilità delle sue istituzioni. 

In particolare, la Corte tedesca ha dichiarato che la partecipazione della Bundesbank a tale programma, oltre ad avere altri effetti collaterali, rappresenta un rischio per le finanze dello Stato, comporta la perdita dei risparmi privati e non rende sostenibili le imprese. In tale quadro, i giudici della corte hanno deciso che la Bundesbank potrebbe dunque ritirarsi dal programma, a meno che la BCE non dimostri che le transazioni effettuate attraverso il PSPP sono proporzionate rispetto alle politiche fiscali e monetarie. Nello specifico, la BCE dovrà dimostrare che il PSPP è necessario nonostante gli effetti negativi che comporta, tra cui la dipendenza dei governi nei confronti della Banca centrale. In aggiunta, la Corte suprema della Germania ha deciso che la Banca centrale tedesca debba vendere i titoli già acquistati, il cui valore, secondo le stime di fine aprile, ammonta a circa 533.9 miliardi di euro. 

L’unica eccezione consentita dalla sentenza della Corte tedesca, secondo quanto rivelato da Al Jazeera English, riguarda il programma di acquisti di titoli di Stato ideato per contrastare la sofferenza economica causata dal coronavirus.  

In risposta all’emissione della sentenza, l’Unione Europa ha ricordato alla Germania che il diritto europeo prevale su quello interno degli Stati membri e che per tale ragione le sentenze della Corte di Giustizia dell’Unione Europea sono vincolanti anche per le Corti di massimo grado dei singoli Paesi dell’UE. 

Tuttavia, quanto dichiarato dalla Corte tedesca ha suscitato reazioni contrastanti da parte di numerosi esperti, anche perché, come sottolineato dal BNN Bloomberg, per la prima volta una Corte costituzionale di uno Stato ha emesso una sentenza contraria a quanto già chiarito dalla Corte di Giustizia dell’UE. In aggiunta, la sentenza della Corte tedesca ha attirato l’attenzione degli esperti anche perché la Germania è il maggiore acquirente di titoli di Stato attraverso il PSPP e un eventuale ritiro della Bundesbank annullerebbe di fatto il programma della BCE, tra i cui principali beneficiari vi è l’Italia. 

In linea con ciò, BBC rivela che la sentenza della Corte tedesca ha immediatamente causato una reazione dei mercati, provocando la caduta sia dell’Euro a un tasso di cambio di 1.0889 rispetto al dollaro sia dei rating dei debiti degli Stati dell’Eurozona. 

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Jasmine Ceremigna 

di Redazione

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