La Bolivia tra coronavirus e nuove elezioni

Pubblicato il 6 maggio 2020 alle 6:27 in America Latina Bolivia

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La tensione politica cresce durante la pandemia di coronavirus in Bolivia. La presidente di transizione del paese, Jeanine Áñez, ha respinto la legge per indire nuovamente elezioni approvate dall’Assemblea legislativa, controllata dal partito di Evo Morales, il Movimento per il socialismo (MAS). “Questa legge immorale è da considerarsi letta e respinta” – ha comunicato in una dichiarazione scritta, dopo che l’Assemblea ha respinto le osservazioni che la presidente aveva sollevato alla legge e ordinato alla presidente Senato, Eva Copa, di promulgare la norma. Questo atto è possibile nella legge boliviana, poiché la Costituzione non ammette il veto presidenziale di una legge. Tuttavia, in questo caso, il governo la ritiene illegale per motivi formali. Con questa disputa in corso la convocazione di elezioni rimarrà in sospeso fino a quando i tribunali non risolvano il conflitto di attribuzione tra parlamento e governo.

Secondo la legge approvata e promulgata dall’Assemblea legislativa, le elezioni dovrebbero aver luogo negli ultimi giorni di luglio. Il partito al potere, da parte sua, difende un progetto che conferisce alla Corte costituzionale il potere di decidere la data entro un periodo che va fino a settembre. La sua tesi è che farlo a luglio potrebbe causare “migliaia di infezioni e centinaia di morti” a causa della crisi sanitaria. In Bolivia ci sono ad oggi 1.167 casi confermati e 62 morti. Il paese è in quarantena totale fino al 10 maggio e il governo intende far tornare gradualmente al lavoro a partire da quel giorno.

L’approvazione della convocazione delle elezioni da parte del parlamento boliviano è stata accompagnata da una dimostrazione del MAS, che ha chiesto ai suoi aderenti di accendere petardi e battere pentole in modo che “Áñez se ne vada”. L’appello ha avuto successo nei quartieri più poveri delle varie città.

Ci sono stati anche due episodi di violenza che il governo ha attribuito al MAS, ma che il partito dell’ex presidente Evo Morales non riconosce. Un gruppo di persone ha lanciato pietre contro alcuni autobus municipali a El Alto. Il sindaco di questa città, a maggioranza indigena, Soledad Chapetón, è uno dei principali oppositori del partito di sinistra. I beni del sindaco sono stati distrutti in diverse occasioni dai sostenitori del MAS. Dall’altra parte del paese, a Yapacani (dipartimento di Santa Cruz), c’è stato un attacco al quartier generale della polizia locale.

L’approvazione di una data imminente per le elezioni presidenziali, inizialmente previste per il 3 maggio, in Bolivia è stata richiesta dal MAS e da Comunidad Ciudadana, la formazione dell’ex presidente Carlos Mesa, che ha sostenuto che un governo emerso dal voto dei cittadini potrebbe affrontare la pandemia meglio di uno che non può contare sul sostegno popolare. Il governo ha risposto che “ci devono essere e ci saranno elezioni quest’anno”, ma in condizioni di sicurezza.

Jeanine Áñez è salito al potere a seguito del rovesciamento di Evo Morales lo scorso novembre. La sua missione era quella di convocare le elezioni, che erano previste per il 3 maggio e sono state sospese a causa dell’emergenza sanitaria. La presidente ad interim ha deciso di presentare la sua candidatura ed è, nei sondaggi pre-emergenza, tra i candidati con la più alta intenzione di voto, però dietro Mesa e Luis Arce, del MAS. Secondo i sondaggi successivi, tuttavia, la sua gestione della lotta contro la pandemia è considerata positiva dalla maggioranza della popolazione.

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Italo Cosentino, interprete di spagnolo

di Redazione

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