Kashmir: scontri a fuoco, ucciso un comandante dei ribelli

Pubblicato il 6 maggio 2020 alle 12:29 in Asia India

FacebookTwitterLinkedInEmailCopy Link

Le truppe indiane hanno ucciso 4 combattenti ribelli in una serie di scontri a fuoco, nel Kashmir amministrato dall’India. Tra questi vi era un comandante del più grande gruppo separatista della regione. 

Centinaia di soldati indiani hanno lanciato un’operazione, nella sera del 5 maggio, dopo aver ricevuto informazioni secondo le quali il comandante di Hizbul Mujahideen Riyaz Naikoo si nascondeva in un villaggio nel distretto di Pulwama, nel Sud del Kashmir. Le autorità hanno anche disabilitato l’utilizzo di internet in tutta la regione del Kashmir per impedire alle grandi folle di radunarsi. “È stato intrappolato in una casa e ed è stata avviata una battaglia armata durante la quale lui e il suo associato sono stati uccisi”, ha dichiarato l’ispettore generale di polizia del Kashmir, Vijay Kumar. Altri 2 ribelli sono stati uccisi in un’altro scontro armato, nelle vicinanze, ha aggiunto Kumar.

Naikoo, 35 anni, si unì ai separatisti nel 2012, due anni dopo che circa 100 persone furono uccise dalle truppe durante un’estate segnata da proteste e violenza. L’uomo era un ex-insegnante di matematica e sulla sua testa era stata imposta una taglia di 1,2 milioni di rupie, circa 15,800 di dollari. Naikoo era un aiutante del comandante di Hizbul Mujahideen Burhan Wani, ucciso a luglio 2016. 

Il Kashmir è una regione asiatica, a maggioranza musulmana, contesa tra l’India e il Pakistan. L’area è da decenni teatro di scontri, ma, a partire da agosto 2019, le tensioni si sono riaccese. In particolare, il 5 agosto scorso, il governo di Nuova Delhi ha deciso di abolire lo status speciale della parte indiana della regione, per ragioni di sicurezza, e ne ha ritirato l’autonomia dividendola in territori amministrati federalmente dall’India. Fino ad allora, la regione aveva avuto autonomia su tutte le questioni interne tranne la difesa, le comunicazioni e gli affari esteri.

A seguito della rimozione dell’autonomia, dopo giorni di coprifuoco e dopo il blocco di internet e delle comunicazioni, il Kashmir è stato colpito da un’ondata di proteste, con i manifestanti che lanciavano pietre contro i militari. Il gruppo per la tutela dei diritti umani, Amnesty International, ha affermato che la situazione in Kashmir è “senza precedenti” nella recente storia della regione. Secondo l’organizzazione le detenzioni e la repressione del dissenso hanno contribuito a “diffondere paura e alienazione”. 

Leggi Sicurezza Internazionale, il solo quotidiano italiano interamente dedicato alla politica internazionale

Maria Grazia Rutigliano

 

di Redazione

Al fine di migliorare la tua esperienza di navigazione, questo sito utilizza i cookie di profilazione di terze parti. Chiudendo questo banner o accedendo ad un qualunque elemento sottostante acconsenti all’uso dei cookie.