Israele: nuove tensioni a Gaza

Pubblicato il 6 maggio 2020 alle 8:54 in Israele Palestina

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Le Forze di Difesa Israeliane (IDF) hanno riferito di aver colpito 3 posizioni di Hamas presso la Striscia di Gaza, dopo che l’organizzazione palestinese ha condotto un attacco missilistico nel Sud di Israele.

Entrambi gli episodi, i primi dopo circa 40 giorni di tregua, si sono susseguiti nella notte tra il 5 ed il 6 maggio. I missili di Hamas hanno colpito, nello specifico, uno spazio aperto presso la regione israeliana di Eshkol, senza provocare vittime o danni materiali. Le posizioni di Hamas successivamente bombardate dalle IDF sono, invece, situate nel Nord e nel Centro della Striscia di Gaza, a Beit Hanun e Juhor ad-Dik. In questo caso, secondo quanto riferito da un corrispondente di al-Jazeera, vi sono stati danni materiali. I tre siti bersagliati, a detta di fonti locali, appartengono alle Brigate Izz ad-Din al-Qassam, ala militare di Hamas.

Nella Striscia di Gaza operano diversi gruppi militanti palestinesi. Hamas, considerata ufficialmente organizzazione terroristica da alcune nazioni, detiene il potere nell’enclave. Il Movimento per il Jihad Islamico è, a sua volta, il secondo gruppo più influente nell’area ed è appoggiato da uno dei principali nemici di Israele, l’Iran. Le Brigate al-Quds, l’ala militare, chiamate in arabo “Saraya al-Quds”, sono attive soprattutto in Cisgiordania e nella Striscia di Gaza, dove contrastano la presenza militare di Israele attraverso operazioni terroristiche. Il fine ultimo delle Brigate è la creazione di uno Stato Islamico e l’insediamento dei palestinesi in una patria legittima, secondo i confini stabiliti del 1948. Tuttavia, il gruppo è contrario alla propria partecipazione ai processi di pace e ai negoziati tra le parti coinvolte.

Le Brigate al-Quds sono state al centro di una delle ultime escalation verificatasi tra il 23 ed il 25 febbraio scorso e conclusasi con la proclamazione del cessate il fuoco. La tregua è stata raggiunta anche grazie alla mediazione delle Nazioni Unite e altri attori regionali, tra cui l’Egitto, impegnati in intensi contatti con entrambe le parti. Tali ultime tensioni erano nate, in particolare, dopo che il presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, ha rivelato, il 28 gennaio scorso, il cosiddetto Piano di Pace, volto a riportare la pace in Medio Oriente e a risolvere il conflitto arabo-israeliano. Il progetto, se effettivamente attuato, potrebbe garantire a Israele il controllo di una Gerusalemme unificata, riconosciuta come capitale, oltre a preservare gli insediamenti israeliani negli attuali Territori Palestinesi, che includono la Cisgiordania e Gaza.

Al momento, sia Israele sia i gruppi di Gaza sono impegnati a far fronte alla pandemia di coronavirus, oltre che a problematiche interne, come l’impasse nella formazione di un nuovo governo israeliano. Parallelamente, sono ancora in corso negoziati volti a favorire uno scambio di prigionieri tra Hamas e Tel Aviv. Tali negoziati sono stati intrapresi in passato, ma bloccati più volte a causa delle divergenze tra le due parti circa le condizioni poste. Hamas ha richiesto due turni per il rilascio di prigionieri. Il primo in cambio di informazioni sui prigionieri, il secondo in cambio dell’effettiva consegna dei prigionieri e dei corpi dei soldati israeliani. Israele ha rifiutato tale proposta, insistendo sul fatto che qualsiasi accordo deve aver luogo in un unico scambio.

 

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Piera Laurenza, interprete di arabo

di Redazione

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