Immigrazione: barcone in difficoltà in acque maltesi

Pubblicato il 6 maggio 2020 alle 18:25 in Immigrazione Malta

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L’ONG Alarm Phone, che serve da linea telefonica diretta per il soccorso dei migranti nel Mediterraneo, ha ricevuto una chiamata da parte di un gommone, a rischio naufragio in acque maltesi, con 46 persone a bordo. “Dicono che stanno imbarcando acqua”, ha riferito il servizio telefonico, mercoledì 6 maggio, poco dopo aver perso i contatti con l’imbarcazione. “Le autorità di Malta sono state informate e hanno il dovere di soccorrere queste persone e di portarle in Europa senza ritardi”, ha aggiunto. Tra i 46 migranti a bordo del gommone, ci sono almeno 3 bambini e alcune donne incinte.  

Nel frattempo, in Italia, nella giornata di martedì 5 maggio, circa 150 migranti sono approdati sull’isola di Lampedusa in seguito a 4 sbarchi separati. Tutti sono stati controllati dallo staff della Protezione Civile sul ponte di Favarolo, secondo quanto confermato dall’agenzia di stampa italiana Ansamed, e, mercoledì 6 maggio, almeno 82 di loro sono stati imbarcati su un traghetto di linea verso Porto Empedocle, in provincia di Agrigento. Altri 64, invece, sono rimasti sul molo Favarolo ma sono previsti ulteriori trasferimenti dal momento che l’hot-spot di Lampedusa risulta già pieno in seguito al rispetto delle nuove misure di allontanamento sociale.

In Italia, gli sbarchi proseguono nonostante il 7 aprile il governo di Roma abbia dichiarato che i suoi porti non possono più essere considerati sicuri, a causa della diffusione dell’epidemia di coronavirus. “Per tutta la durata dell’emergenza sanitaria nazionale causata dalla diffusione del COVID-19, i porti italiani non possono garantire i requisiti necessari per essere definiti e classificati come porti sicuri”, ha dichiarato il decreto governativo. L’emergenza nazionale dovrebbe protrarsi fino al 31 luglio, secondo le disposizioni attuali, ma la scadenza potrebbe essere estesa. La norma, nello specifico, riguarda “i casi di soccorso effettuati da parte di unità navali battenti bandiera straniera al di fuori dell’area SAR (ricerca e soccorso) italiana”. In precedenza, il primo aprile, il Ministero degli Interni italiano aveva emesso una dichiarazione ufficiale in cui invitava i centri a garantire che tutti i migranti rimanessero nelle strutture assegnate, al fine di contenere la diffusione del virus. 

Sulla scia dellItalia, l’11 aprileMalta ha approvato all’unanimità una decisione che impedisce alle navi delle organizzazioni no-profit e ad altre imbarcazioni di portare nel Paese le persone salvate in mare, ovvero migranti, rifugiati e richiedenti asilo. In una dichiarazione congiunta, 13 ONG impegnate nei salvataggi in mare hanno dichiarato di essere “scioccate” dall’annuncio di Malta. “È inaccettabile per Malta sfruttare la pandemia di COVID-19 per accantonare i suoi obblighi in materia di diritti umani e mettere in pericolo la vita di uomini, donne e bambini”, si legge nella nota. “Pur riconoscendo le sfide che Malta si ritrova ad affrontare, insistiamo sul fatto che i migranti non debbano essere sacrificati per il benessere della nazione. Le emergenze nazionali dovrebbero essere superate con solidarietà e compassione. Pertanto invitiamo Malta a garantire il salvataggio e lo sbarco delle persone sotto la sua responsabilità”, conclude la nota.

Per quanto riguarda il caso specifico dell’Italia, dal primo gennaio al 28 aprile 2020, sono sbarcati 3.365 migranti, contro i 667 dello stesso periodo del 2019. Le prime cinque nazionalità degli stranieri sono bangladese, ivoriana, sudanese, algerina e marocchina. Il numero dei minori stranieri non accompagnati, dall’inizio dell’anno, ammonta invece a 587.

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Chiara Gentili

di Redazione

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