Il Giappone dona 15,3 milioni di dollari allo Zimbabwe

Pubblicato il 6 maggio 2020 alle 20:14 in Giappone Zimbabwe

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Il Giappone donerà oltre 15,3 milioni di dollari allo Zimbabwe per aiutare le comunità vulnerabili colpite da siccità e inondazioni, oltre che dalla pandemia di coronavirus. I fondi verranno incanalati attraverso il World Food Program (WFP), il Fondo delle Nazioni Unite per l’Infanzia (UNICEF) e l’Organizzazione internazionale per le migrazioni (IOM), secondo quanto riferito dalla stampa. L’aiuto finanziario include 14,8 milioni di dollari stanziati per fornire assistenza alimentare alle popolazioni vulnerabili dello Zimbabwe e sarà utilizzato per l’acquisto e la distribuzione di circa 26.000 tonnellate di mais per soddisfare le esigenze di sicurezza alimentare di base di circa 512.000 famiglie delle aree rurali, per sei mesi.

“Ci aspettiamo che questo aiuto alimentare sostenga le necessità mmediate di molte delle famiglie più vulnerabili”, ha affermato Toshiyuki Iwado, ambasciatore giapponese nello Zimbabwe. “Durante i periodi di crisi umanitarie, sono le donne e i bambini nelle aree rurali a trovarsi più in difficoltà, eppure le donne sono quelle che coltivano e cucinano il cibo mentre i bambini sono il futuro del Paese. Questa assistenza aiuterà donne e bambini a rischio in modo da avere l’alimentazione, la salute, l’acqua e i servizi igienici di cui hanno bisogno durante questo periodo critico”, ha aggiunto Iwado.

Nel 2019, il governo dello Zimbabwe ha dichiarato la siccità un disastro nazionale e ha chiesto l’aiuto della comunità internazionale, nonostante abbia investito miliardi di dollari per l’autosufficienza alimentare. Secondo un rapporto pubblicato da Oxfam nel novembre 2019, oltre 52 milioni di persone in 18 nazioni africane, incluso lo Zimbabwe, stanno affrontando la fame e una crisi umanitaria a causa di condizioni meteorologiche estreme, povertà e conflitti armati. Il rapporto specifica che alcune parti dello Zimbabwe meridionale hanno registrato le precipitazioni più basse dal 1981, il che ha spinto oltre 5,5 milioni di persone verso un’estrema insicurezza alimentare.

Lo Zimbabwe, situato nel Sud del continente africano, è ricco di risorse come le miniere di diamanti, oro, carbone, ferro, rame, platino ed altri gruppi di metalli. Anni di cattiva amministrazione e corruzione hanno portato a continui saccheggi di tali risorse, che hanno impoverito molto le comunità locali.

Il 30 luglio 2018, dopo 30 anni, in Zimbabwe si sono tenute nuove elezioni per eleggere il presidente. L’ex leader, il 93enne Robert Mugabe, in carica dal 31 dicembre 1987, era stato fortemente accusato di aver represso violentemente l’opposizione e manipolato le elezioni. Nel corso dell’assedio militare che lo ha costretto a dimettersi, il 21 novembre 2017, l’esercito confinò Mugabe nella propria abitazione, per poi prendere il controllo della televisione di Stato e impedire l’accesso agli edifici governativi. 

Tale assedio sarebbe stato causato dalla decisione di Mugabe di licenziare l’allora suo vice, Emmerson Mnangawa, il quale gli succedette alla guida del Paese. I suoi sostenitori lo vedevano come un nazionalista che aveva combattuto contro il colonialismo e contro le potenze occidentali “neo-imperialiste”; i suoi oppositori, invece, lo biasimavano per aver distrutto l’economia del Paese, una volta conosciuto come il “granaio dell’Africa”. Ad oggi, lo Zimbabwe, Stato dell’Africa orientale, versa in una grave situazione sociale ed economica. L’attuale presidente, il 75enne Emmerson Mnangagwa, ha inaugurato il proprio mandato lo scorso 25 agosto.

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Chiara Gentili

di Redazione

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