Francia e Tunisia esortano il Consiglio di Sicurezza dell’ONU a disporre un cessate il fuoco mondiale

Pubblicato il 6 maggio 2020 alle 19:40 in Francia Tunisia

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La Francia e la Tunisia hanno esortato il Consiglio di Sicurezza dell’ONU ad adottare una risoluzione per un cessate il fuoco immediato volto a sospendere i più gravi conflitti attualmente in corso e a permettere ai Paesi di affrontare la pandemia di coronavirus. Tale appello arriva dopo una settimana di controversi negoziati che hanno paralizzato l’organo delle Nazioni Unite.

La Francia, uno dei cinque membri permanenti del Consiglio di Sicurezza, e la Tunisia, tra i 10 membri eletti, hanno unito i loro sforzi nella speranza di ottenere l’approvazione di quella che sarebbe la prima risoluzione emessa dal Consiglio da quando è scoppiata la pandemia di Covid-19. I diplomatici, tuttavia, affermano che il voto rischia di essere sospeso principalmente a causa della disputa tra Stati Uniti e Cina sull’inclusione di un riferimento all’Organizzazione mondiale della sanità (OMS).

Il presidente americano Donald Trump ha interrotto i finanziamenti destinati all’organizzazione da inizio aprile, accusandola di non essere riuscita a impedire la diffusione del coronavirus e di non aver fatto abbastanza. Secondo Trump, “l’OMS deve essere ritenuta responsabile”, in quanto troppo vicina agli interessi di Pechino. La Cina sostiene con forza l’Organizzazione mondiale della Sanità, della quale è il maggior finanziatore, e insiste affinché il suo ruolo nella lotta contro il COVID-19 sia incluso in qualsiasi risoluzione. Gli Stati Uniti, d’altro canto, insistono sulla necessità di non fare alcun riferimento all’OMS.

Gli ambasciatori dei 15 Paesi del Consiglio di Sicurezza si sono incontrati privatamente, martedì 5 maggio, per discutere il progetto di risoluzione franco-tunisino. L’ambasciatore delle Nazioni Unite in Francia, Nicolas de Riviere, ha dichiarato, al termine dell’incontro, che c’è stata “una buona discussione”. “Francia e Tunisia stanno lavorando duramente, le cose stanno andando avanti”, ha affermato de Riviere, aggiungendo: “Il Consiglio di sicurezza deve agire ora”. L’ambasciatore tunisino alle Nazioni Unite, Kais Kabtani, ha riferito ai giornalisti che i due Paesi stanno lavorando “molto duramente per presentare un pacchetto finale” e si affidano “allo spirito di compromesso dei membri del Consiglio”. “La Tunisia ha sottolineato l’urgenza di concludere il processo di consultazione sul progetto di risoluzione sul Covid-19 entro i prossimi giorni”, ha dichiarato Kabtani. “È un momento di verità per le Nazioni Unite e il sistema multilaterale che affronta la crisi più difficile che le Nazioni Unite abbiano dovuto affrontare dalla seconda guerra mondiale”, ha aggiunto.

L’Assemblea Generale delle Nazioni Unite, composta da 193 membri, ha approvato due risoluzioni sul Covid-19 nel mese di aprile. Una ha riconosciuto “gli effetti senza precedenti” della pandemia e ha chiesto “una cooperazione internazionale intensificata per contenere, mitigare e sconfiggere” il nuovo coronavirus. L’altra ha sollecitato un’azione globale per aumentare rapidamente lo sviluppo, la produzione e l’accesso alle medicine, ai vaccini e alle attrezzature mediche per far fronte alla pandemia. Le risoluzioni dell’Assemblea generale riflettono l’opinione dei governi di tutto il mondo ma non sono giuridicamente vincolanti. Al contrario, le risoluzioni del Consiglio di sicurezza sono vincolanti per gli Stati membri dell’organizzazione.

Il segretario generale delle Nazioni Unite, Antonio Guterres, che ha chiesto il cessate il fuoco globale fin dal 23 marzo, ha riferito ai giornalisti, giovedì scorso: “Spero che il Consiglio di Sicurezza sarà in grado di trovare unità e di adottare decisioni che possano aiutare a rendere i cessate il fuoco significativi e reali”.

Il progetto di risoluzione franco-tunisina richiede un immediato cessate il fuoco nei maggiori conflitti del mondo, dalla Siria, allo Yemen alla Libia, al Sud Sudan e alla Repubblica Democratica del Congo, e chiede a tutte le parti coinvolte in un conflitto armato di “impegnarsi immediatamente in una pausa umanitaria della durata di almeno 30 giorni consecutivi”. Il progetto, nello specifico, esclude dall’elenco le operazioni militari contro lo Stato islamico, Al Qaeda e i loro affiliati.

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Chiara Gentili

di Redazione

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