Coronavirus, Nicaragua: i medici contestano i dati del governo

Pubblicato il 6 maggio 2020 alle 7:47 in America Latina America centrale e Caraibi

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Ufficialmente in Nicaragua non esiste una “trasmissione del coronavirus nella comunità locale“. Tuttavia, negli ospedali pubblici e privati in Nicaragua la realtà appare diversa. Nelle ultime settimane, i medici hanno segnalato focolai di insufficienza respiratoria acuta e polmonite atipica con allarme. La presidenza invece minimizza la pandemia. Insiste sul fatto che il sistema sanitario ha controllato il covid-19, mentre la vice-presidente, Rosario Murillo, attribuisce a un “favore divino” il presunto contenimento del virus nel Paese.

La segretezza che circonda la pandemia e la mancanza di test per determinare la reale diffusione del virus non impediscono il ricovero in ospedale di pazienti con sintomi di covid-19, ma convincono i medici – come lo pneumologo Jorge Iván Miranda, che ha curato quasi un centinaio di pazienti sospettati di contagio – che il governo Ortega “nasconda” i casi di covid-19.

Una supposizione difficile da dimostrare a causa del rigido controllo delle informazioni pubbliche imposto dal governo sandinista, che ruota attorno alla comunicazione delle cifre che il Segretario generale del Ministero della Salute, il dottor Sáenz, fa ogni sera in televisione.

Il Nicaragua è diventato l’unico paese al mondo in cui i casi positivi di coronavirus diminuiscono e non aumentano mai. Anche se l’Organizzazione mondiale della sanità (OMS) riporta 14 casi positivi e quattro decessi per coronavirus, nelle cifre del dottor Sáenz le infezioni non superano mai i tre pazienti. Al massimo, scendono da quattro a tre, da tre a due e da due a uno, ma non aumentano mai. Il governo esclude dalle statistiche ufficiali i pazienti che si sono ripresi dalla malattia o che sono morti. Lo stesso vale per casi sospetti.

Alcuni epidemiologi hanno criticato questo “insieme di cifre confuse” e affermano che le persone recuperate o decedute non possono essere escluse dalle statistiche ufficiali di casi positivi.

Più di 300 professionisti della salute – compresi i medici del settore pubblico – hanno fatto causa al governo per rendere trasparenti i dati sulla pandemia. In una lettera pubblica chiedono di usare “standard epidemiologici internazionali e un linguaggio chiaro e tecnico”.

Il governo di Ortega si rifiuta di rivelare quanti test per il covid-19 sono stati effettuati da quando il primo caso è stato registrato in Nicaragua il 18 marzo scorso. Secondo un documento interno del Ministero della Salute, fatto trapelare dai medici del settore pubblico, nel paese vengono eseguiti 50 test ogni giorno per una popolazione di 6,3 milioni di abitanti. Gli epidemiologi criticano che una tale quantità di test non è sufficiente per rilevare seriamente la diffusione del virus. Sebbene la mancanza di campionamento di massa sia una carenza comune anche ad altri paesi dell’America Latina, in Nicaragua acquisisce un’altra connotazione, dato che ai pochi tamponi si aggiunge la categoria dei “casi indeterminati”.

“Indeterminato” significa che il test di laboratorio – il Polymerase Chain Reaction (PCR) – ha rilevato una piccola carica virale di covid-19 in un campione di un paziente. I medici considerano inaudito che, in un contesto di pandemia, il Ministero della Salute non registri un risultato di questa natura come positivo. Invece, l’autorità sanitaria comunica al medico per telefono che il caso è “indeterminato” e non avvia il trattamento con protocolli di protezione.

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Italo Cosentino, interprete di spagnolo

di Redazione

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