Ungheria: dopo l’ok dell’UE, Orban sfida il PPE

Pubblicato il 5 maggio 2020 alle 10:30 in Europa Ungheria

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Il primo ministro dell’Ungheria, Viktor Orban, ha dichiarato di essere stato “vittima di una campagna di disinformazione senza precedenti”, portata avanti da politici dell’opposizione e da alcuni dei membri del suo stesso raggruppamento politico in UE, il Partito Popolare Europeo. 

Nello specifico, in una lettera ai leader del Partito Popolare Europeo, inciata lunedì 4 maggio e ripresa da Hungary Today, Orban ha richiesto le scuse dei responsabili di tale campagna di disinformazione che, secondo il premier ungherese, si è svolta mentre le vite dei cittadini erano a rischio e il mondo stava cercando di rispondere adeguatamente all’emergenza sanitaria.  

Da parte sua, Orban ha dichiarato di essere consapevole che l’attacco da lui subito non sia stato il primo, ma questa volta, ha sottolineato il premier di Budapest, è stato “il più cinico e spregevole”. Chi ha preso parte alla campagna di disinformazione, ha commentato Orban, ha diffuso “falsità e menzogne”, come le accuse in merito alla chiusura del Parlamento. In realtà, il premier ungherese ha evidenziato che i poteri del Parlamento di Budapest sono stati rafforzati, dato che era la Camera ad avere i poteri per porre fine allo stato di emergenza adottato a marzo o impugnare le misure restrittive imposte dal premier.  

In aggiunta, commentando le azioni del leader del PPE, Donald Tusk, Orban ha dichiarato di ritenere che il capo del suo raggruppamento politico “si sia spinto oltre, paragonando le misure adottate in Ungheria” allo studioso Carl Schmitt, legato al nazismo. 

Tali attacchi, ha ricordato Orban, sono stati definiti “privi di fondamento” anche dalla vicepresidente della Commissione Europea, Vera Jourova, nonché commissaria per la Trasparenza, la quale aveva confermato la conformità delle misure adottate da Budapest al diritto europeo. 

Nello specifico, lo scorso 30 aprile Jourova aveva dichiarato che non vi fosse ragione per sanzionare l’Ungheria per le misure adottate per fronteggiare il coronavirus, dato che queste rispettano il diritto dell’Unione Europea.   

Tali parole erano state accolte con favore dal ministro della Giustizia dell’Ungheria, Judit Varga, la quale aveva dichiarato che ciò confermava che molte persone avessero accusato Budapest di essere diventata una dittatura “senza avere alcuna ragione o un vero fondamento legale”.   

Le critiche rivolte dall’opposizione e da numerosi politici europei contro l’Ungheria erano giunte dopo che, lo scorso 30 marzo, con 137 voti a favore e 53 contrari, il Parlamento ungherese aveva approvato la legge sull’estensione dello stato di emergenza in Ungheria e consentito ad Orban di governare per decreto a tempo indeterminato. In aggiunta, la legge consentiva di condannare alla reclusione o alla radiazione dall’albo i giornalisti indipendenti che pubblicavano notizie ritenute false o contrarie a quanto approvato dal governo. Da parte sua, rispondendo alle critiche, il premier ungherese aveva promesso che avrebbe usato i poteri straordinari ottenuti “in modo proporzionale e razionale”.       

La legge sullo stato di emergenza aveva causato una forte reazione da parte degli Stati Membri dell’UE. Il 1° aprile, tredici Stati dell’UE avevano evidenziato le proprie preoccupazioni in merito al rischio della violazione dei principi democratici e dello stato di diritto attraverso le misure restrittive adottate per far fronte all’emergenza da coronavirus. Nello specifico, gli Stati che avevano firmato il comunicato congiunto, cioè Belgio, Danimarca, Finlandia, Francia, Germania, Grecia, Irlanda, Italia, Lussemburgo, Paesi Bassi, Portogallo, Spagna e Svezia, non avevano menzionato espressamente l’Ungheria, ma avevano ripreso le principali critiche attratte dalla legge approvata dal Parlamento di Budapest in materia di criteri di necessità e proporzionalitàA tale riguardo, anche la presidente della Commissione Europea, Von Der Leyen aveva sottolineato l’importanza del rispetto dei principi e dei valori fondamentali dell’Europa, ma, secondo quanto sottolineato da EurActiv, alcuni esperti avevano visto nelle frenate parole di Von Der Leyen un tentativo di fornire protezione a un partito alleato, quello di Orban, Fidesz, il quale fa parte del Partito popolare Europeo (EPP) così come la formazione politica della stessa presidente della Commissione. Tuttavia, il 2 aprile, il leader del Partito Popolare Europeo, Donald Tusk, aveva proposto di rivalutare l’alleanza con il partito del pemier ungherese, Fidesz, appena superata l’emergenza da coronavirus.  

Anche internamente, la misura dell’esecutivo di Orban era stata criticata. A tale riguardo, un ex giornalista ungherese rifugiato in Austria, Paul Lendvai, aveva sottolineato che se fino ad ora quello di Orban era stato uno “Stato ibrido”, a metà tra la democrazia e la dittatura, con le nuove misure poteva nascere la “prima dittatura dell’Unione Europea”.     

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Jasmine Ceremigna 

di Redazione

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