Serbia: tensioni interne tra proteste e contro-proteste

Pubblicato il 5 maggio 2020 alle 11:26 in Europa Serbia

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Sebbene il governo della Serbia abbia annunciato l’allentamento delle misure restrittive adottate per fronteggiare il coronavirus, i cittadini del Paese continuano a protestare ogni sera dalle proprie abitazioni.  

È quanto reso noto, martedì 5 maggio, dall’European Western Balkans, il quale ha altresì specificato che malgrado l’annuncio del presidente, Aleksandar Vucic, in merito all’abbandono del coprifuoco del fine settimana e dell’avvicinamento al termine dello stato di emergenza, i cittadini serbi continuano, ogni sera alle 20:05, a protestare in tutto il Paese, facendo rumore con fischietti, pentole, tegami e musica ad alto volume.  

Al tempo stesso, in Serbia sono scattate anche le contro-proteste, portate avanti da ignoti che illuminano i tetti dei palazzi con fiaccole e fuochi d’artificio, a sostegno del partito di governo. Da parte sua, il presidente ha smentito le notizie in merito al coinvolgimento diretto del suo partito nell’organizzazione di tali manifestazioni.  

Alcuni media locali, ripresi dall’European Western Balkans, hanno reso noto che gli ignoti delle contro-proteste sono in realtà ultras delle squadre di calcio, che accendono fiaccole e fuochi d’artificio, ogni sera alle 20:30urlando cori contro uno dei leader dell’opposizione, Dragan Djilasaccusato di essere un ladro. Da parte sua, Djilas ha condannato quanto accaduto, denunciando, domenica 3 maggio sul suo profilo Twitter, gli effetti di tali cori, definiti “molestie”, sui propri figli.  

Le controproteste, rivela l’European Western Balkans, hanno attirato l’attenzione di molti, dato che nessuno è stato denunciato per gli atti vandalici commessi. In aggiunta, nonostante la smentita di Vucic, il gruppo organizzatore delle proteste che dal 26 aprile si verificano dai balconi della Serbia, Ne da(vi)mo Beograd, ha accusato il governo di aver ingaggiato degli ultras per organizzare dai tetti dei palazzi la propria contro-protesta nei confronti dei cittadini. Ciò, ha sottolineato il gruppo, dimostra la debolezza e la paura del governo.  

Ne da(vi)mo Beograd aveva organizzato le prime proteste il 26 aprile, data in cui erano inizialmente previste le elezioni parlamentari, rimandate a causa del coronavirus. Le manifestazioni, le quali a partire da tale data si sono svolte ogni sera dai balconi e dalle finestre delle abitazioni dei partecipanti, erano state indette contro “il furto del Paese dai suoi cittadini, contro la distruzione delle istituzioni e la centralizzazione del potere nelle mani di una élite criminale”. L’iniziativa ha ricevuto il supporto della maggior parte dei partiti dell’opposizione. Intanto, il comitato organizzatore delle proteste ha invitato i cittadini a violare le regole sul coprifuoco, uscendo dai propri palazzi, così da evitare l’ingresso degli ultras.  

Precedentemente, aggiunge European Western Balkans, il governo serbo aveva cercato di occultare la vera ragione delle proteste, dichiarando che queste fossero esclusivamente dirette contro le misure adottate per fronteggiare il coronaviruse in particolar modo contro la rigidità del coprifuoco, essendo per la prima volta scoppiate dopo che il governo aveva annunciato 83 ore di totale lockdown nel ponte del primo maggio 

In particolare, per quanto riguarda il coprifuoco, è dello scorso 8 aprile l’annuncio dell’unità di crisi per fronteggiare il coronavirus, guidata dalla premier, Ana Brnabic, in merito all’inasprimento delle misure sul coprifuoco, vietando ai cittadini di uscire dalle proprie abitazioni per ogni notte e per ogni fine settimana, dalle 5 di pomeriggio di ogni venerdì alle 5 del mattino di ogni lunedì seguente. Gli unici esonerati erano i pensionati, che potevano recarsi a compare gli alimenti soltanto tra le 16:00 e le 19:00 di venerdì, e i lavoratori agricoli, i quali potevano continuare a lavorare nei propri campi. Prima dell’inasprimento delle misure, vigeva soltanto un coprifuoco notturno di 12 ore, imposto dal 15 marzo.  

In tale data, Vucic aveva assunto pieni poteri per fronteggiare l’emergenza da coronavirus, attirando critiche di abuso di potere, dato che aveva messo da parte il ruolo del Parlamento, chiuso i confini, imposto il coprifuoco notturno e vietato agli anziani di lasciare le proprie dimore. In aggiunta, Vucic aveva annunciato apertamente all’inizio della pandemia di aver posto sotto controllo i cittadini con numeri telefonici italiani, mentre lo scorso 1° aprile il governo della Serbia aveva deciso che tutte le informazioni sul coronavirus dovranno prima essere approvate dall’unità di crisi, la quale in seguito le trasmetterà ai cittadini.  Tale misura, il cui ritiro è stato in seguito annunciato dal governo a causa delle critiche ricevute, comportava che tutti i quartieri generali e le unità medico ospedaliere della Serbia condividessero in primo luogo le informazioni con l’Unità di crisi centrale, la quale avrebbe in seguito trasmesso le informazioni autorizzate alla stampa.  In reazione a quanto comunicato, alcune organizzazioni non governative della Serbia avevano dichiarato di non accettare la presa di controllo del governo sul flusso delle informazioni e le tensioni si erano ulteriormente innalzate dopo l’arresto di una giornalista, Ana Lalic   

A tale riguardo, già lo scorso 31 marzo, The Associated Press aveva evidenziato che le misure adottate dalla Serbia per fronteggiare l’emergenza da coronavirus erano tra le più rigide in Europa.  

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Jasmine Ceremigna 

di Redazione

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