Rep. Dem. del Congo: gruppo ribelle si arrende e depone le armi

Pubblicato il 5 maggio 2020 alle 20:36 in Africa Rep. Dem. del Congo

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Un gruppo armato attivo nel Nord-Est della Repubblica Democratica del Congo ha dichiarato che deporrà le armi e metterà fine agli attacchi contro i civili e l’esercito, dopo la morte del suo leader e l’arresto di altre figure di spicco. Il nuovo capo della Cooperativa per lo sviluppo del Congo (CODECO), Ngabu Ngawi Olivier, ha invitato le forze armate a emanare un cessate il fuoco per consentire lavvio di colloqui con il governo, lunedì 4 maggio. La mossa potrebbe rappresentare una svolta per il presidente Felix Tshisekedi, che, fin dalla sua elezione, ha promesso di porre fine a decenni di disordini nella regione.

Nelle ultime settimane, intensi combattimenti nel territorio di Djugu, nella provincia settentrionale di Ituri, hanno costretto migliaia di persone a lasciare le loro case, complicando la risposta del Paese alla pandemia di coronavirus e a quella di Ebola, che continua a minacciare la popolazione. “Siamo una setta pacifica e la guerra non ci avvantaggia”, ha dichiarato Olivier. “Abbiamo preso le armi per proteggerci dagli attacchi dell’esercito e di altre comunità religiose contro i nostri seguaci. Ma ora penso che non sia più importante continuare a uccidere civili o attaccare i soldati”, ha aggiunto. La scorsa settimana, l’esercito ha dichiarato che le operazioni per sradicare CODECO stavano avendo successo, soprattutto a seguito dell’uccisione del vecchio leader, Justin Ngondjolu, avvenuta a fine marzo.

La Cooperativa per lo Sviluppo del Congo è un gruppo armato politico-religioso particolarmente attivo nelle regioni del Nord-Est, ricche di oro, ed è abituato a prendere di mira la comunità etnica degli Hema. La maggior parte dei membri di CODECO proviene dall’etnia Lendu. Fondata nel 1978 come cooperativa agricola, lorganizzazione ha labitudine di distribuire pozioni mistiche ai suoi combattenti per incoraggiarli a compiere offensive armate. Poco si sa di questo gruppo segreto ma le agenzie locali per la protezione dei diritti umani lo accusano di aver ucciso centinaia di civili.

Si stima che circa 160 formazioni ribelli, con un totale di oltre 20.000 combattenti, siano ancora attivi nella parte orientale della Repubblica Democratica del Congo. Negli ultimi 20 anni, le Nazioni Unite hanno cercato di stabilizzare la situazione del Paese africano dispiegando una forza di pace di circa 15.000 persone. Tuttavia, si tratta nella maggior parte dei casi di agenti con un mandato limitato e ciò può spiegare, da un certo punto di vista, la loro scarsa esperienza nel difendere i civili.

Le violenze, inoltre, continuano nonostante nei giorni scorsi siano stati rilevati nuovi casi di Ebola nel Paese. Le organizzazioni internazionali sono preoccupate che un nuovo scoppio della malattia possa aver luogo nel mezzo dei combattimenti e in concomitanza con la diffusione della nuova epidemia di coronavirus facendo collassare completamente il sistema sanitario nazionale. L’Organizzazione mondiale della sanità (OMS) ha affermato che l’epidemia di Ebola nella Repubblica Democratica del Congo costituisce ancora un’emergenza sanitaria di interesse mondiale a seguito dell’emergere di nuovi casi. Per quanto riguarda la situazione del coronavirus, i casi confermati, finora, sono saliti a 705.

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Chiara Gentili

di Redazione

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