Libia: continua il sostegno militare di Ankara

Pubblicato il 5 maggio 2020 alle 10:24 in Libia Turchia

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Dopo che le forze tripoline hanno riferito di aver colpito 7 autocisterne dirette verso le milizie dell’Esercito Nazionale Libico (LNA) posizionate a Tarhuna, alcune fonti hanno dichiarato che la Turchia ha inviato un nuovo carico di mercenari e munizioni verso il medesimo luogo, a sostegno dell’esercito del governo di Tripoli, altresì noto come Governo di Accordo Nazionale (GNA).

In particolare, fonti dell’LNA hanno rivelato al quotidiano al-Arabiya che la Turchia ha inviato nuove imbarcazioni con a bordo centinaia di mercenari siriani, addestrati da Ankara, oltre ad armi e munizioni “di qualità”. Secondo quanto riferito, l’esercito tripolino si sta preparando alla battaglia contro Tarhuna.  Questa città, situata a circa 65 km a Sud-Est della capitale libica, rappresenta una base strategica per l’LNA, guidato dal generale Khalifa Haftar, da cui poter lanciare attacchi contro la capitale, ed è divenuta una sua importante roccaforte dopo la perdita della città di Gharyan, il 27 giugno 2019. Tarhuna, inoltre, ospita sia il comando delle forze dell’LNA, sia esperti militari provenienti da Egitto, Emirati Arabi Uniti e Russia, i quali supportano l’offensiva di Haftar contro Tripoli. L’operazione contro questa roccaforte ha avuto inizio il 18 aprile scorso, consentendo alle forze del GNA di posizionarsi nei suoi dintorni.

Stando alle informazioni riportate dal quotidiano arabo, le ultime imbarcazioni turche sono giunte nelle acque libiche tra il 2 ed il 3 maggio scorso, ed i mercenari sono stati trasportati sulla terraferma tramite pescherecci. In particolare, un ufficiale dell’LNA ha riferito che sono state 14 le imbarcazioni monitorate a Gasr Garabulli, una città nel distretto di Tripoli, nella Libia Nord-occidentale. Ognuna di queste ha compiuto circa 4 viaggi, per portare sulle spiagge libiche almeno 20 combattenti per volta.

Si tratta di militanti delle divisioni di Sultan Murad, un gruppo armato di ribelli attivo nella guerra civile siriana, supportato dalla Turchia e allineato con l’opposizione siriana, di Suleyman Shah e di al-Mu’tasim, una fazione affiliata all’Esercito Siriano Libero, una forza armata che mira a rovesciare il presidente siriano, Bashar al-Assad. Ankara, a detta dell’Osservatorio Siriano per i Diritti Umani, garantisce a questi mercenari passaporto turco, incentivi e uno stipendio mensile pari a circa 2.000 dollari. La loro missione è supportare le forze tripoline nelle battaglie contro l’esercito di Haftar.

Oltre ai mercenari, secondo quanto riferito dalle fonti dell’LNA, la Turchia ha inviato altresì nuovi carichi di armi e munizioni, tra cui veicoli corazzati e militari, giunti anch’essi presso Gasr Garabulli, a 50 km a Est di Tripoli. Non da ultimo, le forze di Haftar hanno notato una maggiore concentrazione di uomini dell’esercito tripolino in tale area e la presenza di un arsenale bellico mai visto prima nella periferia della suddetta città.

Il presidente turco, Recep Tayyip Erdogan, ha più volte ribadito il proprio sostegno alle forze del GNA e, a seguito dell’annuncio di Haftar del 27 aprile, relativo all’autoproclamazione come guida della Libia, Ankara ha affermato che il generale dell’LNA mira, in realtà, ad istituire una “dittatura militare”. Dal canto suo, la Turchia si è detta pronta a sostenere il popolo libico nella difesa del Governo di Accordo Nazionale e del relativo accordo politico, con il fine ultimo di giungere ad una risoluzione politica. I rapporti tra Tripoli e Ankara si sono ulteriormente consolidati dal 27 novembre 2019, quando Erdogan ha firmato con il GNA alcuni memorandum d’intesa per intensificare la cooperazione in materia di sicurezza e nel settore delle attività marittime nella contesa area del Mediterraneo orientale. Successivamente, il 2 gennaio 2020, il Parlamento turco ha approvato un decreto che ha autorizzato il governo a inviare le proprie truppe in Libia, a supporto di Tripoli. 

Parallelamente, il 4  maggio, l’operazione Vulcano di Rabbia, affiliata al GNA, ha affermato che le proprie forze aeree hanno preso di mira sette autocisterne di carburante nell’area di Qurayyat, a 370 km a Sud-Ovest di Tripoli, mentre si stavano dirigendo verso Tarhuna per rifornire le milizie di Haftar. In tali zone, è stato specificato, è vietata la circolazione di veicoli militari e paramilitari, autocisterne e altri tipi di camion e veicoli senza previa autorizzazione.

Tali operazioni giungono dopo che, il 29 aprile, Haftar ed il proprio esercito si sono impegnati in una tregua umanitaria in occasione del mese di Ramadan, in risposta all’appello della comunità internazionale e delle Nazioni Unite. Tuttavia, la Libia continua ad essere testimone di una perdurante instabilità, derivante dalla guerra civile scoppiata il 15 febbraio 2011. Nel mese di ottobre dello stesso anno, il Paese nordafricano ha assistito alla caduta del regime del dittatore Muammar Gheddafi, ma da allora non è mai riuscito a effettuare una transizione democratica e vede tuttora la presenza di due schieramenti. Da un lato, il governo di Tripoli, nato con gli accordi di Skhirat del 17 dicembre 2015, guidato dal primo ministro Fayez al-Sarraj e riconosciuto dall’Onu. Dall’altro lato, il governo di Tobruk, con il generale Haftar. Il governo di Tobruk riceve il sostegno di Arabia Saudita, Emirati Arabi Uniti, Egitto, Russia e Francia. In particolare, Il Cairo, Riad ed Abu Dhabi sostengono militarmente ed economicamente le forze dell’esercito di Haftar. L’Italia, il Qatar e la Turchia appoggiano, invece, il governo riconosciuto a livello internazionale.

Il 25 marzo, il governo tripolino ha dato avvio ad una nuova operazione, dal nome “Tempesta di pace”, il cui obiettivo è autodifendersi dagli attacchi condotti dall’LNA. In tale quadro, il 13 aprile, le forze tripoline sono riuscite a prendere il controllo di circa 8 località sulla costa occidentale libica, tra cui Sorman, Sabrata, Mitrid e al-‘Ajilat, raggiungendo un primo progresso dall’inizio dell’operazione di Haftar contro Tripoli, intrapresa il 4 aprile 2019. Secondo alcuni analisti ed esperti militari, tali ultimi risultati hanno rappresentato una battuta d’arresto per Haftar, il quale, il 27 aprile, si è autoproclamato guida del popolo libico, ponendo fine agli accordi di Skhirat del 2015, considerati “parte del passato”. Tale mossa ha incontrato opposizioni a livello internazionale ed ha provocato divergenze anche con Aguila Saleh, presidente della Camera dei Rappresentanti di Tobruk, affiliata al generale dell’LNA.

 

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Piera Laurenza, interprete di arabo

di Redazione