Kashmir: 3 soldati indiati uccisi dai militanti separatisti

Pubblicato il 5 maggio 2020 alle 12:08 in Asia India

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Almeno 3 soldati indiani sono stati uccisi in uno scontro a fuoco con militanti separatisti del Kashmir, il 4 maggio. Si tratta del secondo episodio di questo tipo in 2 giorni. 

Juniad Khan, un alto ufficiale delle forze paramilitari, ha riferito all’agenzia di stampa Reuters che i militanti hanno attaccato gli uomini della Central Reserve Police Force (CRPF) nel Nord Kashmir. “Tre uomini del CRPF sono stati uccisi. Due sono morti sul posto e uno in ospedale, e un altro è gravemente ferito”, ha dichiarato. Il 3 maggio, altri 5 soldati indiani, tra cui un ufficiale dell’esercito di alto rango, sono morti in un’area boschiva del Nord Kashmir durante un’operazione contro un gruppo di militanti, due dei quali sono stati successivamente uccisi.

Nuova Delhi ha lanciato una nuova offensiva contro i militanti, uccidendone 22 da quando la regione è stata chiusa per impedire la diffusione del nuovo coronavirus. Secondo i dati ufficiali, anche 20 soldati indiani hanno perso la vita nello stesso periodo, la perdita più consistente da quando un attacco suicida aveva ucciso 40 poliziotti paramilitari, il 14 febbraio 2019. 

Il Kashmir è una regione asiatica, a maggioranza musulmana, contesa tra l’India e il Pakistan. L’area è da decenni teatro di scontri, ma, a partire da agosto 2019, le tensioni si sono riaccese. In particolare, il 5 agosto scorso, il governo di Nuova Delhi ha deciso di abolire lo status speciale della parte indiana della regione, per ragioni di sicurezza, e ne ha ritirato l’autonomia dividendola in territori amministrati federalmente dall’India. Fino ad allora, la regione aveva avuto autonomia su tutte le questioni interne tranne la difesa, le comunicazioni e gli affari esteri.

A seguito della rimozione dell’autonomia, dopo giorni di coprifuoco e dopo il blocco di internet e delle comunicazioni, il Kashmir è stato colpito da un’ondata di proteste, con i manifestanti che lanciavano pietre contro i militari. Il gruppo per la tutela dei diritti umani, Amnesty International, ha affermato che la situazione in Kashmir è “senza precedenti” nella recente storia della regione. Secondo l’organizzazione le detenzioni e la repressione del dissenso hanno contribuito a “diffondere paura e alienazione”. 

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Maria Grazia Rutigliano

 

di Redazione

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