Il coronavirus mette in pericolo l’economia del Bahrein

Pubblicato il 5 maggio 2020 alle 14:05 in Bahrein Medio Oriente

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Secondo quanto riferito da analisti ed esperti di economia, a seguito delle conseguenze provocate dalla pandemia di Covid-19, il Bahrein potrebbe aver bisogno di aiuti finanziari da parte degli altri Paesi del Golfo. Tuttavia, anche questi ultimi subiranno l’impatto del calo dei prezzi di petrolio e delle misure economiche volte a frenare la diffusione del virus.

Già nel 2018, il Paese aveva rischiato una stretta creditizia, ovvero una restrizione dell’offerta di credito da parte degli intermediari finanziari, in particolare le banche, nei confronti della clientela, e ciò aveva portato Arabia Saudita, Kuwait e Emirati Arabi Uniti a finanziare un pacchetto di aiuti da 10 miliardi di dollari della durata di 10 anni, attraverso un accordo basato su riforme fiscali.

Al momento, i titoli azionari del Bahrein sono stati classificati come spazzatura dalle principali agenzie di rating, i prezzi del petrolio variano da 20 a 30 dollari al barile e, nel quadro dell’emergenza coronavirus, il Paese ha destinato 11 miliardi di dollari al settore privato, suddivisi in 570 milioni di dollari in stipendi per i dipendenti del settore, con il fine ultimo di mitigare l’impatto della pandemia sull’economia. Pertanto, come rilevato da Goldman Sachs, Manama potrebbe aver bisogno di un importo maggiore rispetto a quello previsto per il 2020, pari a 1.76 miliardi di dollari, per soddisfare le crescenti esigenze di finanziamento.

Il Bahrein non ha le medesime risorse petrolifere e finanziarie degli altri Paesi della regione e le proprie risorse statali sono considerate tra le più deboli. Secondo le stime del Fondo Monetario Internazionale (FMI), il deficit fiscale del Bahrein salirà al 15,7% del prodotto interno lordo nel 2020, rispetto al 10,6% nel 2019. Tuttavia, il fabbisogno finanziario potrebbe non essere così rilevante se il Paese potesse ricevere maggiore assistenza, ma i suoi vicini, diversamente dal passato, potrebbero non essere in grado di fornire aiuto nell’immediato.

Manama ha rappresentato un alleato per il Golfo nel far fronte all’influenza iraniana nella regione, preservandone la stabilità. Inoltre, il Bahrein è sede del quartier generale della Quinta Flotta statunitense, oltre ad essere un alleato di Washington, e, parallelamente, condivide con Riad la preoccupazione derivante dal malcontento di alcuni cittadini musulmani sciiti contro le dinastie sunnite al potere, e accusa l’Iran sciita di alimentarlo ulteriormente. Pertanto, come evidenziato da Toby Iles, direttore di Fitch Ratings, l’importanza strategica del Bahrein e le sue dimensioni ridotte hanno fatto sì che il Paese ricevesse il supporto dei propri alleati del Golfo. Tuttavia, ha affermato Goldman Sachs, se il prezzo del petrolio rimarrà sui 20 dollari, i Paesi vicini non riusciranno più ad aiutare il loro alleato. Non da ultimo, le riserve estere di Manama saranno probabilmente insufficienti ad assorbire il deterioramento delle sue partite se il petrolio rimarrà intorno ai 30 dollari.

Con lo scoppio della pandemia e il calo della domanda di petrolio, si è passati da un costo di 65 dollari al barile alla fine del 2019 a circa 35 dollari al barile successivi.  Di fronte alla crescente crisi, l’Organizzazione dei Paesi esportatori di petrolio, insieme ad altre nazioni produttrici di greggio, un gruppo noto con l’acronimo OPEC +, ha concordato, il 9 aprile, di ridurre la produzione petrolifera di un valore record pari a 9.7 milioni di barili di petrolio al giorno, circa il 10% dell’offerta globale, per sostenere i prezzi del greggio. Tuttavia, diversi esperti hanno messo in evidenza come quanto stabilito possa mettere in pericolo le riserve finanziarie dei Paesi del Golfo e dell’area MENA, accumulate nel corso di decenni, in quanto le economie di tali Stati necessitano di prezzi compresi tra i 60 e gli 85 dollari al barile per poter bilanciare i propri budget.

 

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Piera Laurenza, interprete di arabo

di Redazione

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