Yemen: un quadro di perdurante instabilità

Pubblicato il 4 maggio 2020 alle 11:46 in Medio Oriente Yemen

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Sia il Nord sia l’Ovest dello Yemen continuano ad assistere ad episodi di tensione che vedono come protagonisti le forze dell’esercito yemenita ed i ribelli sciiti Houthi. Tra le vittime causate nelle ultime ore vi sono stati altresì 2 civili.

Secondo quanto riporta il quotidiano Asharq al-Awsat, questi sono deceduti a seguito di una serie di episodi verificatisi tra il 2 ed il 3 maggio. Nello specifico, un civile è deceduto ad Hays, nel Sud della città occidentale di Hodeidah, il 2 maggio, sparato da un cecchino Houthi, mentre un altro cittadino è morto a seguito dell’esplosione di una mina piantata dai ribelli sciiti nei pressi di al-Jawf, nel Nord del Paese. Parallelamente, riferisce il quotidiano, anche il governatorato centrale di al-Bayda’ e, in particolare, il fronte di Qaniya ha assistito ad una escalation di combattimenti tra l’esercito centrale yemenita e i ribelli Houthi. Questi ultimi cercano di riconquistare le postazioni perse nel corso dell’ultima settimana, ma, secondo fonti locali, sono stati ostacolati dall’esercito yemenita. Nella notte tra il 2 ed il 3 maggio diversi ribelli sono stati uccisi, mentre 3 equipaggi sono stati colpiti, causando perdite in termini materiali e di vite umane.

Parallelamente, anche Hodeidah e le località circostanti continuano ad essere caratterizzate da tensioni. Dal 19 ottobre 2019, la Missione delle Nazioni Unite ha iniziato ad istituire posti di blocco e di monitoraggio in tale governatorato, con il fine ultimo di riportare la tregua nella regione. Il dislocamento delle truppe è una parte cruciale dell’accordo di cessate il fuoco raggiunto in Svezia l’ultimo giorno dei colloqui di pace, il 13 dicembre 2018. Quest’ultimo è un patto in base al quale i ribelli sciiti Houthi avevano accettato di ritirarsi da tutti e tre i porti principali dello Yemen, Hodeidah, Saleef e Ras Isa, lasciando svolgere alla delegazione dell’Onu le necessarie attività di monitoraggio e gestione dell’area.

Il 3 maggio, violente battaglie hanno interessato soprattutto i fronti meridionali di al-Tuhayta, dove le forze congiunte, composte da membri dell’esercito centrale e della coalizione internazionale a guida saudita, hanno contrastato un attacco degli Houthi contro le proprie postazioni. Inoltre, secondo fonti locali, i ribelli hanno intensificato le loro operazioni militari anche a danno dei quartieri residenziali e civili dei distretti di Hodeidah.

Tali episodi mostrano il rifiuto da parte dei ribelli sciiti verso la tregua annunciata unilateralmente dalla coalizione a guida saudita l’8 aprile scorso ed estesa successivamente, il 24 aprile, per altre due settimane. Gli Houthi, da parte loro, hanno chiesto all’Arabia Saudita di porre fine al perdurante assedio in Yemen nelle aree da essi controllate, di lasciare il Paese, di porre fine ai bombardamenti, così come di interrompere i controlli per le navi che attraccano a Hodeidah e per i voli da e verso la capitale Sana’a. Se queste condizioni saranno soddisfatte, i ribelli sciiti si sono detti disposti a sedersi nuovamente al tavolo delle negoziazioni di pace promosse dalle Nazioni Unite. 

La violenta escalation in Yemen ha avuto inizio nella metà del mese di gennaio 2020 ed ha interessato prevalentemente i governatorati di M’arib, Jawf e Sana’a. Questa è da collocarsi nel quadro del perdurante conflitto civile, scoppiato il 19 marzo 2015, data in cui i ribelli Houthi hanno lanciato un’offensiva per estendere il loro controllo nelle province meridionali yemenite. I gruppi che si contrappongono nel conflitto sono da un lato i ribelli sciiti, che controllano la capitale Sana’a, alleati con le forze fedeli all’ex presidente Ali Abdullah Saleh e sostenuti dall’Iran e dalle milizie di Hezbollah. Dall’altro lato, vi sono le forze fedeli al presidente yemenita, Rabbo Mansour Hadi, l’unico riconosciuto dalla comunità internazionale. L’Arabia Saudita è intervenuta nel conflitto per sostenere Hadi, il 26 marzo 2015, a capo di una coalizione formata anche da Emirati Arabi Uniti, Marocco, Egitto, Sudan, Giordania, Kuwait, Bahrain e Qatar e sostenuta, a sua volta, dagli Stati Uniti.

 

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Piera Laurenza, interprete di arabo 

di Redazione

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