Il Kuwait affronta le proteste dei lavoratori egiziani

Pubblicato il 4 maggio 2020 alle 13:32 in Egitto Kuwait

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Il Ministero dell’Interno kuwaitiano ha riferito, lunedì 4 maggio, che le forze di sicurezza del Paese sono intervenute per frenare le rivolte dei lavoratori egiziani, i quali hanno protestato chiedendo di essere rimpatriati, dopo essere stati trattenuti nei rifugi destinati a coloro che violano le leggi sulla residenza.

Secondo quanto riportato, le forze dell’ordine hanno frenato la situazione di caos scaturita dalla protesta arrestando altresì alcuni manifestanti, i quali verranno sottoposti a provvedimenti giudiziari. Inoltre, come specificato dal Ministero kuwaitiano, non verrà consentita alcuna escalation ed i rivoltosi verranno trattati con fermezza. La richiesta principale è il ritorno nel proprio Paese, dopo aver perso il posto di lavoro a seguito della pandemia di Covid-19 e alle misure economiche ad essa collegate, e dopo essere stati bloccati in centri temporanei per settimane. Da parte loro, alcuni funzionari dell’ambasciata egiziana in Kuwait hanno rassicurato i lavoratori connazionali, affermando che, nel corso dei prossimi giorni, verranno organizzati appositi voli. Parallelamente, le autorità egiziane si sono scusate per la situazione di caos creatasi.

Sono diversi i gruppi di lavoratori del Cairo bloccati in Paesi del Golfo e che, a causa della pandemia, hanno perso il proprio lavoro oppure non hanno ottenuto il rinnovo del proprio permesso di soggiorno e, pertanto, sono costretti a ritornare in Egitto. Il Kuwait, da parte sua, aveva precedentemente consentito agli espatriati che violano le normative sulla residenza e sul soggiorno, sancite da diversi Stati del Golfo, di lasciare il Paese senza pagare tasse, multe o biglietti aerei, dando priorità a donne e bambini. Stando alle informazioni fornite dai media kuwaitiani, il Paese attualmente ospita circa 160.000 espatriati in totale privi di permesso di soggiorno, 28.000 dei quali hanno già chiesto di essere rimpatriati. Questi sono tutti trattenuti in 34 centri diversi.

Quelli di nazionalità egiziana ammontano a 6.500. Da parte sua, la ministra di Stato egiziana per l’Emigrazione e gli Affari degli espatriati, Nabila Makram, ha riferito che la priorità di rimpatrio verrà data proprio agli egiziani bloccati in Kuwait e che il Paese sta elaborando un piano con cui facilitare il ritorno di coloro che sono accusati di violare le leggi sulla residenza o che si trovano in condizioni umanitarie di emergenza.

Secondo le statistiche presentate dalle Nazioni Unite, nei sei Paesi del Golfo, ovvero Bahrein, Kuwait, Oman, Qatar, Arabia Saudita ed Emirati Arabi Uniti, circa l’80% della popolazione è costituita da stranieri. Anche il Kuwait fa affidamento su un’ingente manodopera straniera, proveniente perlopiù da Paesi asiatici, impiegata soprattutto nell’assistenza domestica, nei lavori edilizi e tra i cosiddetti “colletti bianchi”.

Al 4 maggio, i casi di infezione da Covid-19 in Kuwait hanno raggiunto quota 4.983, di cui 38 decessi. La più alta percentuale di contagi è stata registrata presso le aree abitate da lavoratori immigrati a basso reddito, i quali vivono in zone sovraffollate. Tuttavia, in generale, il Paese è considerato tra i meno colpiti dalla Pandemia nella regione mediorientale.

Il 27 aprile, il governo del Kuwait ha stabilito la riapertura di alcune aziende e attività automobilistiche, tra cui quelle adibite alla riparazione e alla fornitura di pezzi di ricambio. Risale al 20 aprile il decreto del governo kuwaitiano con cui è stata stabilita la sospensione delle attività del settore pubblico, incluse quelle dei singoli ministeri, fino al 31 maggio. Inoltre, il coprifuoco è stato esteso a 16 ore giornaliere, dalle ore 16:00 alle 8:00 del mattino, a partire dall’inizio del mese sacro di Ramadan.

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Piera Laurenza, interprete di arabo

di Redazione

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