Israele: il destino incerto di Netanyahu e del Paese

Pubblicato il 4 maggio 2020 alle 15:13 in Israele Medio Oriente

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La Corte Suprema israeliana ha intrapreso le discussioni volte ad esaminare la possibilità per il primo ministro, Benjamin Netanyahu, di far parte di un governo di unità nazionale di emergenza, visto altresì il suo coinvolgimento in un triplice processo giudiziario.

Queste hanno avuto inizio il 3 maggio, per poi proseguire il giorno successivo, il 4 maggio. Risale al 20 aprile l’annuncio di Netanyahu, a capo del partito Likud, e del suo ex-rivale, Benny Gantz, leader del partito Blue and White, relativo al raggiungimento di un accordo volto alla formazione di un governo di emergenza di unità nazionale, con il fine ultimo di porre fine alla perdurante fase di stallo politico e di far fronte alla crescente emergenza scaturita dalla pandemia di Covid-19. Ciò si è verificato dopo che il presidente israeliano, Reuven Rivlin, il 16 aprile, aveva riferito che il compito di formare un nuovo governo per Israele sarebbe passato alla Knesset, il Parlamento di Israele, visto il mancato accordo tra i due leader designati.

Secondo quanto previsto dall’intesa, Gantz e Netanyahu si alterneranno alla guida del nuovo esecutivo per un periodo di tre anni. A cominciare sarà il premier uscente, Netanyahu, il quale resterà in carica per altri 18 mesi, mentre Gantz, ex capo di Stato Maggiore, assumerà la carica di ministro della Difesa, oltre che di primo ministro “supplente”. Successivamente, i due si scambieranno le mansioni. Se la Corte dovesse bocciare l’accordo, Israele potrebbe ricorrere a nuove elezioni per la quarta volta in poco più di dodici mesi, e ciò potrebbe verificarsi anche se la Corte suprema giudicherà Netanyahu colpevole dei reati di corruzione nei primi sei mesi del mandato.

Le prime petizioni prese in considerazione da 11 giudici della Corte Suprema, il 4 maggio, riguardano il principio di rotazione alla base del nuovo esecutivo e dell’intesa Gantz-Netanyahu, in quanto questo comporterebbe dei cambiamenti per la semi costituzionale Legge Base israeliana e per il sistema politico del Paese. Il giorno precedente è stato, invece, valutato lo status del premier, accusato di frode, corruzione e abuso d’ufficio. Tuttavia, parallelamente alle sessioni della Corte, il popolo israeliano, sin dalla sera del 2 maggio, è sceso in piazza per protestare contro un eventuale esecutivo di tal tipo.

Tra i punti maggiormente contestati vi sono l’aumento del numero di ministri e l’assegnazione di una residenza ufficiale per il primo ministro supplente, con ulteriori spese per le casse dello Stato in un periodo di crisi in cui il tasso di disoccupazione è salito al 25%. Non da ultimo, nel caso in cui l’accordo Gantz-Netanyahu fosse approvato, non vi saranno nomine per alcuni ruoli del settore della giustizia, tra cui il capo della polizia e della pubblica accusa, e ciò, secondo alcuni, consentirebbe a Netanyahu di affrontare il processo in una condizione vantaggiosa.

L’incriminazione contro Netanyahu è giunta il 21 novembre 2019, sebbene il procuratore generale israeliano, Avichai Mandelblit, avesse annunciato le accuse contro Netanyahu già nel mese di febbraio. Queste riguardano tre casi.  Il primo è noto come “Caso 1000”, dove il premier è accusato di abuso d’ufficio. Il “Caso 2000”, poi, vede il premier impegnato in presunte negoziazioni con Arnon “Noni” Mozes, il proprietario di uno dei maggiori quotidiani israeliani, Yedioth Ahronoth, volte ad ottenere maggiore copertura mediatica in cambio di una circolazione limitata del quotidiano gratuito rivale, Israel Hayom.  Infine, il caso considerato più rilevante è il “Caso 4000”, riguardante la relazione tra Netanyahu e l’azienda di telecomunicazioni Bezeq. Il premier avrebbe offerto regolarmente benefici dal valore di circa 280.000 milioni di dollari, in cambio della pubblicazione di notizie a proprio favore su Walla News!, un quotidiano online. Inoltre, al centro delle indagini relative a tale caso vi è anche la fusione tra Bezeq e il gruppo televisivo YES, del 2015, quando Netanyahu era al Ministero delle Comunicazioni. I procuratori accusano il premier di essersi fatto corrompere per modificare la legislazione a favore di Bezeq, consentendo a quest’ultima di guadagnare ingenti somme.

Il processo dovrebbe avere inizio il 24 maggio prossimo, ma, sino ad ora, Netanyahu ha negato ogni tipo di accusa, incolpando i propri rivali ed oppositori. Inoltre, il premier ha diritto a rimanere in carica fino a quando non verrà emessa una sentenza contro di lui. Si prevede che la Corte Suprema renderà nota la propria decisione entro il 7 maggio prossimo. Entro tale data, se nemmeno la Knesset riuscirà a proporre un’alternativa, come richiesto dal presidente israeliano, il Parlamento verrà sciolto e si passerà a nuove elezioni.

L’ultima tornata elettorale, la terza in un anno, si è svolta il 2 marzo scorso, ma anche questa si è rivelata inconcludente. In particolare, in tale occasione, Likud ha ottenuto 36 seggi e, unendosi con la sua alleanza di destra, ha raggiunto quota 58 seggi, un numero inferiore ai 61 richiesti per avere la possibilità di formare il nuovo esecutivo. Pertanto, la missione era stata affidata a Gantz, il 16 marzo scorso, dopo essersi guadagnato la fiducia della maggioranza necessaria per provare a formare un nuovo esecutivo.

 

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Piera Laurenza, interprete di arabo

di Redazione

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