Iraq: nuovi attacchi notturni dell’ISIS

Pubblicato il 4 maggio 2020 alle 9:51 in Iraq Medio Oriente

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L’organizzazione dello Stato Islamico, nella notte tra il 3 ed il 4 maggio, ha condotto attacchi in diverse aree del governatorato orientale iracheno di Diyala, provocando morti e feriti tra i membri dell’esercito e delle forze tribali locali.

In particolare, fonti di sicurezza locali hanno riferito al quotidiano arabo al-Araby al-Jadeed che un primo attacco ha riguardato l’area di Umm al-Karami, appartenente alla cittadina di al-Azim. Qui, i combattenti dell’ISIS si sono scontrati con la tribù locale, causando la morte di 2 dei suoi membri ed il ferimento di altri 4. Il sindaco di al-Azim ha poi riferito che gli scontri si sono verificati dopo che una postazione dell’esercito è stata colpita da un esplosivo lanciato da membri dell’ISIS. Ciò ha portato le forze tribali ad intervenire a sostegno dei militari iracheni. Un’ulteriore offensiva ha poi riguardato il villaggio di Islah, presso la città di Jalawla, dove i militanti dello Stato Islamico si sono scontrati con le forze di sicurezza locali, senza causare vittime. Tuttavia, in un diverso episodio, un ufficiale di sicurezza è stato ucciso da un cecchino, nell’area posta tra al-Azim e Qarat Tiba. Alla luce di una crescente preoccupazione di fronte ad eventuali nuove offensive, è stato dichiarato, nelle ultime ore sono giunti ulteriori rinforzi nell’area.

In tale quadro, un membro della commissione per la sicurezza e la difesa del Parlamento iracheno, Gata’ al-Rekabi, ha dichiarato che l’ISIS sta facendo uso di tattiche di guerriglia nel perpetrare attacchi “mordi e fuggi” nelle province di Diyala e Salah al-Din. Pertanto, tale tipo di battaglie, a detta del deputato iracheno, sono più complesse rispetto ad una “guerra normale”, in quanto sono caratterizzate da continui cambiamenti nei campi di battaglia e da un alto grado di velocità. Inoltre, secondo al-Rakbi, al momento lo Stato Islamico non mira a stabilizzarsi in un luogo o area specifica, bensì continua a trovare rifugio nei propri nascondigli. Pertanto, tutto ciò richiede un maggiore equipaggiamento e migliori capacità da parte delle forze dell’ordine irachene.

L’attività dell’organizzazione terroristica ha visto un notevole incremento nelle ultime settimane, in particolare contro le forze di sicurezza irachene ed i Peshmerga curdi situati nelle aree contese, tra cui Kirkuk, Salah al-Din e Diyala, una zona che in Iraq è stata soprannominata il “triangolo della morte”. Uno degli ultimi episodi si è verificato il 2 maggio, quando almeno 6 membri delle milizie paramilitari sciite delle Forze di Mobilitazione Popolare (PMF) hanno perso la vita in un attacco condotto dallo Stato Islamico nel governatorato di Salah al-Din, situato a Nord della capitale Baghdad.

L’inizio della presenza dell’ISIS in Iraq risale al 2014. Dopo aver occupato gran parte del territorio iracheno, il 10 giugno di quell’anno l’organizzazione prese anche il controllo di Mosul, seconda città del Paese e principale nucleo urbano caduto in mano ai jihadisti, liberata poi il 10 luglio 2017. Il 9 dicembre 2017, il governo iracheno ha annunciato la vittoria sull’ISIS, dopo tre anni di battaglie. In particolare, è stato il primo ministro dell’Iraq allora in carica, Haider Al-Abadi, a comunicare che l’esercito aveva ripreso il totale controllo del Paese, dopo la riconquista di Rawa, una città ai confini occidentali di Anbar con la Siria, ultimo baluardo del gruppo in Iraq. Tuttavia, da allora, attacchi “mordi e fuggi”, insurrezioni e guerriglie nel territorio dell’Iraq settentrionale continuano. L’obiettivo è minare il governo di Baghdad.

Gli attacchi continuano ad interessare diverse aree irachene, tra cui Ninive, Kirkuk, Diyala, Salah al-Din e Anbar. Quest’ultima rappresenta una delle maggiori province irachene, nonché un terreno fertile per i gruppi terroristici, a causa della propria conformazione geografica ed una morfologia caratterizzata da vaste aree desertiche. Si stima che lo Stato Islamico includa tra 14.000 e 18.000 membri in Siria e Iraq, cui si aggiungono altri 3.000 combattenti stranieri. Tuttavia, tali cifre variano di continuo.

 

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Piera Laurenza, interprete di arabo e inglese

di Redazione

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