Iraq, Anbar: attentato in moschea, avviata una nuova operazione anti-ISIS

Pubblicato il 4 maggio 2020 alle 17:13 in Iraq Medio Oriente

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Due attentatori suicidi dell’ISIS si sono fatti esplodere all’interno di una moschea della provincia di Anbar, nell’Iraq occidentale, lunedì 4 maggio. Nella stessa giornata, 3 leader dello Stato Islamico sono stati uccisi nel quadro di una nuova operazione lanciata dalle forze irachene.

In particolare, secondo quanto riferito da un comandante delle forze irachene, Qassem al-Muhammadi, ad al-Jazeera, l’attentato si è verificato nel villaggio di al-Medham, a Ovest di Hadithah. I due assalitori sono stati dapprima assediati dalle forze tribali locali all’interno della moschea e poi si sono fatti esplodere, distruggendo completamente l’edificio ma senza causare vittime, né civili né tra i soldati iracheni.

Parallelamente, il Media Security Cell del governo iracheno ha riferito che le forze del Paese, nella medesima giornata del 4 maggio, sono riuscite ad uccidere 3 leader dello Stato Islamico, nel quadro dell’operazione soprannominata “Leoni del deserto”, il cui scopo è eliminare i gruppi terroristici ancora presenti nei territori iracheni. Le attività di tale operazione hanno avuto inizio nella mattina del 4 maggio nel governatorato occidentale di al-Anbar e vedono altresì la partecipazione delle Forze di Mobilitazione Popolare (PMF), oltre che di aerei delle forze aeree irachene e dell’esercito. Secondo quanto riferito dal Media Security Cell, “Leoni del Deserto” interesserà nove assi.

La regione di Anbar, situata sulle rive dell’Eufrate, al confine con la Siria, rappresenta una delle maggiori province irachene, nonché un terreno fertile per i gruppi terroristici, a causa della propria conformazione geografica ed una morfologia caratterizzata da vaste aree desertiche. L’ISIS ha spesso utilizzato tale territorio per trasferire uomini attraverso il confine con la Siria, per poi compiere attentati all’interno dell’Iraq. Parallelamente, Anbar è stata altresì definita una roccaforte della minoranza sunnita irachena, le cui milizie, tra cui le Tribal Mobilization Forces, sono impegnate nella lotta contro il terrorismo.

“Leoni del Deserto” giunge dopo una crescente escalation delle operazioni terroristiche contro le forze di sicurezza irachene e le PMF, soprattutto nelle province di Kirkuk, Salah al-Din e al-Anbar, una zona che in Iraq è stata soprannominata il “triangolo della morte”. Gli ultimi episodi si sono verificati nella notte tra il 3 ed il 4 maggio in diverse aree del governatorato orientale iracheno di Diyala, causando la morte di membri delle PMF e delle forze tribali. Precedentemente, il 2 maggio, almeno 6 membri delle milizie paramilitari sciite delle Forze di Mobilitazione Popolare hanno perso la vita in un attacco condotto dallo Stato Islamico nei pressi di Samarra, a circa 125 km a Nord della capitale Baghdad.

L’inizio della presenza dell’ISIS in Iraq risale al 2014. Dopo aver occupato gran parte del territorio iracheno, il 10 giugno di quell’anno l’organizzazione prese anche il controllo di Mosul, seconda città del Paese e principale nucleo urbano caduto in mano ai jihadisti, liberata poi il 10 luglio 2017. Il 9 dicembre 2017, il governo iracheno ha annunciato la vittoria sull’ISIS, dopo tre anni di battaglie. In particolare, è stato il primo ministro dell’Iraq allora in carica, Haider Al-Abadi, a comunicare che l’esercito aveva ripreso il totale controllo del Paese, dopo la riconquista di Rawa, una città ai confini occidentali di Anbar con la Siria, ultimo baluardo del gruppo in Iraq. Tuttavia, da allora, attacchi “mordi e fuggi”, insurrezioni e guerriglie nel territorio dell’Iraq settentrionale continuano. L’obiettivo è minare il governo di Baghdad.

Secondo funzionari militari e della sicurezza iracheni, il successo delle ultime operazioni dell’ISIS è da ricollegarsi alla maggiore capacità di comunicazione tra i diversi membri ed i nuovi leader dell’organizzazione, mentre per altri analisti il crescente ritorno dell’ISIS potrebbe essere altresì collegato alla richiesta di allontanare le Forze di Mobilitazione Popolare dalle città liberate dall’ISIS che, come denunciato dalla popolazione locale, infieriscono nella loro vita. Gli attacchi avrebbero lo scopo di mettere a tacere tali voci di dissenso e consentire alle PMF di rimanere nelle città irachene. Non da ultimo, l’estensione e la natura apparentemente coordinata degli attacchi potrebbero indicare un tentativo di ripresa da parte dello Stato Islamico, facendo leva sul persistente vuoto governativo e sulle problematiche tra il governo regionale del Kurdistan e il governo centrale di Baghdad.

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Piera Laurenza, interprete di arabo

di Redazione

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