Il Giappone non è pronto a revocare lo stato d’emergenza

Pubblicato il 4 maggio 2020 alle 16:15 in Asia Giappone

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Il governo giapponese ha esteso lo stato di emergenza dovuto alla pandemia di coronavirus fino alla fine di maggio, avvertendo che è troppo presto per eliminare le restrizioni. 

“Prolungherò lo stato di emergenza che ho dichiarato il 7 aprile fino al 31 maggio. L’area coperta include tutte le prefetture della nazione”, ha affermato il Primo Ministro, Shinzo Abe, il 4 maggio. Le misure speciali giapponesi per fermare la diffusione del virus dovevano scadere il 6 maggio. Tuttavia, il responsabile governativo della gestione dell’emergenza pandemica, Yasutoshi Nishimura, ha riferito che il numero di infezioni stava ancora crescendo e il governo ha deciso di assecondare i pareri degli esperti. 

“Il numero di nuovi casi è diminuito, ma sfortunatamente la riduzione non ha raggiunto il livello prefissato”, ha reso noto Nishimura. “Poiché il settore sanitario rimane sotto pressione, abbiamo bisogno di una continua cooperazione da parte dei cittadini”, ha aggiunto. La diffusione del virus in Giappone rimane relativamente contenuta rispetto ad alcune parti dell’Europa e rispetto agli Stati Uniti. Il Paese registra oltre 15.000 infezioni e 510 morti, al 4 maggio. Tuttavia, l’estensione delle misure è stata sostenuta dagli esperti che hanno fornito consulenza al governo e ai governatori regionali. 

La quarantena imposta in molti Paesi europei, fino ai primi di maggio, in ogni caso, non ha potuto essere applicata in Giappone. La ragione si ritrova nel fatto che i poteri del governo di controllare la popolazione sono limitati dalla Costituzione, imposta al Paese dagli Stati Uniti, dopo la seconda guerra mondiale. La libertà di associazione e di riunione è garantita costituzionalmente, così come la libera scelta di residenza, “nella misura in cui non interferisca con il benessere pubblico”.

A tale proposito, si è aperto un dibattito, poichè il termine “benessere pubblico” non ha una chiara definizione nel documento costituzionale, secondo quanto ha sottolineato Osamu Nishi, professore di diritto costituzionale all’Università Komazawa di Tokyo. Secondo l’esperto, tuttavia, l’attuale situazione soddisfa i criteri. “Questo stato di emergenza è perfettamente costituzionale nelle circostanze”, ha affermato Nishi. “Ma i cittadini possono ricevere solo richieste e istruzioni, non ordini”, ha aggiunto. 

Il governatore dell’Hokkaido, l’isola principale più settentrionale del Giappone, è stato il primo a prendere decisioni drastiche e aveva dichiarato lo stato di emergenza, già il 28 febbraio. Pur non avendo basi legali, i cittadini hanno rispettato le sue direttive e l’isola è stata in grado di revocare le misure il 19 marzo. Hokkaido non ha riportato nuovi casi negli ultimi 2 giorni. La maggior parte degli infetti si è ora ripresa e l’isola ha registrato solo 9 morti su una popolazione di 5,3 milioni. Contrariamente alla maggior parte del Giappone, la prefettura dell’isola ha condotto numerosi test.

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Maria Grazia Rutigliano

 

di Redazione

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