Nigeria e Angola tagliano le esportazioni petrolifere

Pubblicato il 2 maggio 2020 alle 6:18 in Angola Nigeria

FacebookTwitterLinkedInEmailCopy Link

La Nigeria e lAngola, che sono tra i maggiori Paesi produttori di petrolio dellAfrica sub-sahariana, hanno modificato al ribasso i loro programmi di esportazione di greggio per i mesi di maggio e di giugno. Lobiettivo è quello di allinearsi allaccordo di riduzione della produzione globale elaborato dall’Organizzazione dei Paesi esportatori di Petrolio (OPEC) e da alcuni suoi alleati, come la Russia, a inizio aprile. Tale formazione si è impegnata a ridurre la produzione di 9,7 milioni di barili al giorno, ovvero del 23%, nei prossimi due mesi. Anche Paesi come il Kuwait e l’Azerbaigian stanno coordinando i tagli alla produzione di petrolio, mentre la Russia ridurrà della metà le sue esportazioni marittime occidentali, a partire da metà maggio. L’accordo ha come fine primario quello di sostenere i prezzi, dopo che la domanda mondiale è precipitata di almeno un terzo a causa delle restrizioni mondiali volte a contenere la diffusione del coronavirus.

Il programma di maggio dell’Angola è stato ridotto a 41 carichi, ovvero 1,27 milioni di barili al giorno, dai 45 inizialmente previsti nel suo piano preliminare. Ciò si traduce in un taglio della produzione di circa il 10% rispetto al suo volume di marzo. Per quanto riguarda il programma finale di giugno, questo è stato ridotto a 39 carichi, ovvero 1,25 milioni di barili al giorno.

I programmi di carico della Nigeria, per il mese di giugno, sono stati gravemente ritardati a causa delle discussioni tra i produttori e la società statale NNPC su come applicare i tagli. Alcuni di questi programmi, tuttavia, stanno trapelando e cominciano ad essere resi noti dalla stampa. I piani di Exxon Mobil sono stati i primi ad emergere, mostrando alcuni tagli importanti. Mancano ancora però i programmi della Royal Dutch Shell che ha il più grande impatto nel Paese.

Exxon Mobil gestisce uno dei maggiori porti petroliferi della Nigeria, quello di Qua Iboe, le cui esportazioni si ridurranno nel mese di giugno a circa 95.000 barili di petrolio al giorno, rispetto a un programma originale di 215.000. Il gigante americano gestisce anche diversi piccoli giacimenti offshore in Nigeria, come quello di Erha, di Yoho e di Usan. I carichi di maggio per i tre porti sono stati rinviati al mese successivo e solo Yoho ha un programma di carico per giugno che prevede 350.000 barili. Anche il porto nigeriano di Agbami, gestito dalla compagnia Chevron, prevede di riempire a giugno quattro carichi rispetto ai cinque dei due mesi precedenti. Un carico di maggio è già stato rinviato a giugno.

Dato che i centri di stoccaggio si stanno rapidamente riempiendo, sono previsti tagli alla produzione anche da parte degli USA. Tali misure dovrebbero aiutare a rallentare i flussi nei serbatoi. Le autorità di regolamentazione dello Stato americano del Texas, il più grande produttore di petrolio del Paese, voteranno, il 5 maggio, sull’opportunità di attuare i tagli alla produzione. Anche i funzionari degli Stati del Nord Dakota e dell’Oklahoma stanno esaminando come consentire legalmente la diminuzione della produzione. Questo si aggiunge al taglio di quasi 10 milioni di barili concordato dall’Organizzazione dei Paesi Esportatori di Petrolio e da altri grandi produttori, tra cui la Russia. Circa il 10% della produzione globale dovrebbe essere sospesa, a partire dall’1 di maggio.

Leggi Sicurezza Internazionale, il solo quotidiano italiano interamente dedicato alla politica internazionale

Chiara Gentili 

di Redazione

Al fine di migliorare la tua esperienza di navigazione, questo sito utilizza i cookie di profilazione di terze parti. Chiudendo questo banner o accedendo ad un qualunque elemento sottostante acconsenti all’uso dei cookie.