Iraq: nuovo attacco dello Stato Islamico

Pubblicato il 2 maggio 2020 alle 11:15 in Iraq Medio Oriente

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Almeno sei membri delle milizie paramilitari sciite Hashd al-Shaabi hanno perso la vita in un attacco condotto dallo Stato Islamico nel governatorato di Salah al-Din, situato a Nord della capitale Baghdad, il 2 maggio.

Stando a quanto riferito da Al-Jazeera, gli scontri tra i combattenti dell’ISIS e i paramilitari di Hashd al-Shaabi, anche noti come Forze di Mobilitazione Popolare, sarebbero avvenuti nelle prime ore del 2 maggio su più fronti, presso le città di Mekeeshfa e Balad, tuttavia, non è ancora chiaro il bilancio definitivo di vittime e feriti di entrambe le parti. Secondo Al-Jazeera, si tratterebbe di uno tra gli attacchi più forti sferrati dallo Stato Islamico nel Paese dalla sua sconfitta, il 9 dicembre 2017.

In seguito agli scontri del 2 maggio, tramite il proprio account Twitter, il gruppo paramilitare sciita Hashd al-Shaabi ha affermato di aver ripreso il controllo della situazione, respingendo le forze nemiche e ha poi aggiunto che il governo ha inviato rinforzi in vista di un possibile attacco di rappresaglia. Intanto, il primo ministro, Mustafa Al-Kazemi, ha espresso le proprie condoglianze alle famiglie delle vittime, definendo la loro scomparsa “un martirio di eroi” e sottolineando che essi sono “morti per difendere la propria patria dallo Stato Islamico”. Dopo aver reso omaggio alla scomparsa dei paramilitari, al-Kazemi ha rivolto un appello alle varie fazioni politiche irachene affinché venga trovato un accordo per la formazione di un nuovo esecutivo entro il 9 maggio, data di scadenza per la formazione di un governo sotto la sua guida. Il primo ministro ha affermato che l’attacco del 2 maggio ha dimostrato la volontà da parte dei militanti di sfruttare le divisioni politiche che hanno impedito la formazione di un esecutivo in grado di proteggere i propri cittadini. Dal 30 novembre 2019, in seguito alle dimissioni dell’ex premier, Adel- Abdul Mahdi,  al-Kazemi è stato il terzo politico ad essere stato incaricato della formazione di un governo. Il primo era stato Mohammed Tawfiq Alawi, dimessosi il primo marzo scorso, per poi passare il testimone ad Adnan al-Zurufi e, infine ad al-Kazemi.

Quello del 2 maggio è l’ultimo di una serie di numerosi attacchi da parte dell’ISIS in Iraq, che dall’inizio del mese di aprile 2020 ha compiuto almeno 19 attentati nel Nord del Paese.  Alla luce di tali circostanze, lo scorso 19 aprile, le forze armate di Baghdad hanno contrattaccato con la propria aviazione il nemico nel governatorato di Salah al-Din, annunciando una possibile operazione nelle aree settentrionali dell’Iraq, volta ad eliminare le cellule terroristiche ivi rimanenti. In tale contesto, sempre il 19 aprile, nel governatorato settentrionale di Kirkuk, le forze di sicurezza irachene hanno incontrato il capo di stato maggiore dell’esercito, il tenente generale Othman Al-Ghanimi, per definire un piano per l’avvio di una grande operazione militare in tale provincia.

Ninive, Kirkuk, Diyala, Salah al-Din e Anbar sono le aree maggiormente interessate dai più recenti attacchi condotti dall’ISIS in Iraq. Sebbene la sua presenza sia fortemente diminuita negli ultimi anni, si stima che l’organizzazione abbia ancora tra i 14.000 e i 18.000 membri in Siria e Iraq, a cui si aggiungono altri 3.000 combattenti stranieri. Tuttavia, tali cifre variano di continuo. In particolare, la comparsa dello Stato Islamico in Iraq risale al 2014, quando il 10 giugno, dopo aver occupato gran parte del territorio del Paese, l’organizzazione prese anche il controllo di Mosul, seconda città dell’Iraq e principale nucleo urbano caduto in mano ai jihadisti, liberata poi il 10 luglio 2017. Il 9 dicembre 2017, il governo iracheno ha annunciato la vittoria sull’ISIS, dopo tre anni di battaglie. Tuttavia, da allora, il Nord del Paese è stato teatro di attacchi sporadici, insurrezioni e guerriglie per minare il governo di Baghdad.

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Camilla Canestri, interprete di cinese e inglese

di Redazione

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