India e Pakistan: rivelazioni sugli acquisti di componenti per la produzione nucleare

Pubblicato il 1 maggio 2020 alle 15:39 in India Pakistan

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Centinaia di aziende straniere sono coinvolte nella fornitura di componenti per i programmi nucleari di India e Pakistan, sfruttando le lacune nella regolamentazione internazionale del settore, secondo un rapporto reso noto dal Centro per gli Studi di Difesa Avanzata (C4ADS) , con sede negli Stati Uniti.

Utilizzando dati open-source, il rapporto fornisce una delle più complete panoramiche sulle reti che riforniscono di componenti per la produzione nucleare i Paesi asiatici. “L’India e il Pakistan stanno approfittando delle lacune nel regime internazionale sulla non proliferazione e delle mancanze di controlli sulle esportazioni per ottenere ciò di cui hanno bisogno”, ha affermato Jack Margolin, analista del C4ADS e coautore del rapporto. Raramente è possibile determinare se le singole transazioni sono illegali utilizzando dati disponibili al pubblico, ha riferito Margolin, e il rapporto suggerisce che le società citate non abbiano violato leggi o regolamenti nazionali o internazionali.

Tuttavia, le precedenti relazioni del think tank, i cui finanziari includono la Carnegie Corporation e la Wyss Foundation, hanno spesso portato ad operazioni di controllo da parte delle forze dell’ordine. Gli uffici del Primo Ministro indiano, Narendra Modi, e del suo omologo pakistano, Imran Khan, non hanno risposto alle richieste di commento. Anche l’esercito pakistano, che svolge un ruolo importante nel processo decisionale riguardante il programma nucleare, ha rifiutato di commentare.

Per identificare le società coinvolte, il C4ADS ha analizzato oltre 125 milioni di registri di dati e documenti relativi al commercio pubblico e agli appalti. Quindi li ha confrontati con entità già identificate dalle autorità di controllo delle esportazioni negli Stati Uniti e in Giappone. Il Pakistan, che è soggetto a severi controlli internazionali sul suo programma nucleare, ha rapporti con 113 fornitori stranieri sospetti. Tuttavia, il rapporto del C4ADS ne ha identificati altri 46, molti con sede a Hong Kong, Singapore e negli Emirati Arabi Uniti. “Nel caso del Pakistan, hanno controlli molto più rigorosi e li aggirano usando reti transnazionali”, ha affermato Margolin. 

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Maria Grazia Rutigliano 

 

di Redazione

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