Ungheria: Commissione UE dà l’ok alle misure di Orban

Pubblicato il 30 aprile 2020 alle 12:16 in Europa Ungheria

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La vicepresidente della Commissione europea, nonché commissaria alla Trasparenza e alla Giustizia, Vera Jourova, ha dichiarato che non vi è ragione per sanzionare l’Ungheria per le misure adottate per fronteggiare il coronavirus. 

È quanto rivelato, giovedì 30 aprile, da Hungary Today, il quale, riprendendo fonti locali, ha riportato le dichiarazioni di Jourova, secondo cui le misure adottate dal premier, Viktor Orban, rispettano il diritto dell’Unione Europea.  

Le parole di Jourova sono state accolte con favore dal ministro della Giustizia dell’Ungheria, Judit Varga, la quale ha dichiarato che ciò conferma che molte persone hanno accusato Budapest di essere diventata una dittatura “senza avere alcuna ragione o un vero fondamento legale”. Per tale ragione, Verga ha commentato che la conferma giunta dalla Commissione europea in merito al rispetto del diritto europeo da parte dell’esecutivo di Budapest rende “ancor meno credibili e trasparenti” gli attacchi contro l’Ungheria. 

Le critiche rivolte dall’opposizione e da numerosi politici europei contro l’Ungheria erano giunte dopo che, lo scorso 30 marzo, con 137 voti a favore e 53 contrari, il Parlamento ungherese aveva approvato la legge sull’estensione dello stato di emergenza in Ungheria e consentito ad Orban di governare per decreto a tempo indeterminato. In aggiunta, la legge consentiva di condannare alla reclusione o alla radiazione dall’albo i giornalisti indipendenti che pubblicavano notizie ritenute false o contrarie a quanto approvato dal governo. Da parte sua, rispondendo alle critiche, il premier ungherese aveva promesso che avrebbe usato i poteri straordinari ottenuti “in modo proporzionale e razionale”.      

La legge sullo stato di emergenza aveva causato una forte reazione dparte degli Stati Membri dell’UE. Il 1° aprile, tredici Stati dell’UE avevano evidenziato le proprie preoccupazioni in merito al rischio della violazione dei principi democratici e dello stato di diritto attraverso le misure restrittive adottate per far fronte all’emergenza da coronavirus. Nello specifico, gli Stati che avevano firmato il comunicato congiunto, cioè Belgio, Danimarca, Finlandia, Francia, Germania, Grecia, Irlanda, Italia, Lussemburgo, Paesi Bassi, Portogallo, Spagna e Svezia, non avevano menzionato espressamente l’Ungheria, ma avevano ripreso le principali critiche attratte dalla legge approvata dal Parlamento di Budapest in materia di criteri di necessità e proporzionalità.    

A tale riguardo, anche la presidente della Commissione Europea, Von Der Leyen aveva sottolineato l’importanza del rispetto da parte delle misure adottate per far fronte al coronavirus dei principi e dei valori fondamentali dell’Europa, tra cui il libero accesso all’informazione indipendente, l’esistenza di un limite temporale, il principio di proporzionalità e il controllo da parte degli organi preposti.   

Secondo quanto sottolineato da EurActiv, alcuni esperti avevano visto nelle frenate parole di Von Der Leyen un tentativo di fornire protezione a un partito alleato, quello di Orban, Fidesz, il quale fa parte del Partito popolare Europeo (EPP) così come la formazione politica della stessa presidente della Commissione. Tuttavia, il 2 aprile, il leader del Partito Popolare Europeo, Donald Tusk, aveva proposto di rivalutare l’alleanza con il partito del pemier ungherese, Fidesz, appena superata l’emergenza da coronavirus. 

Anche internamente, la misura dell’esecutivo di Orban era stata criticata. A tale riguardo, un ex giornalista ungherese rifugiato in Austria, Paul Lendvai, aveva sottolineato che se fino ad ora quello di Orban era stato uno “Stato ibrido”, a metà tra la democrazia e la dittatura, con le nuove misure poteva nascere la “prima dittatura dell’Unione Europea”.      

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Jasmine Ceremigna 

di Redazione

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