Sierra Leone, coronavirus: rissa in un carcere della capitale, 7 morti

Pubblicato il 30 aprile 2020 alle 11:01 in Africa Sierra Leone

FacebookTwitterLinkedInEmailCopy Link

Una rissa è scoppiata in Sierra Leone, nella prigione centrale della capitale, Freetown, dopo che le autorità hanno confermato la presenza di un caso di coronavirus nella struttura. Due guardie carcerarie e 5 detenuti sono rimasti uccisi nei disordini. Il ministro dellInformazione, Mohamed Rahman Swaray, ha riferito ai giornalisti che lincidente è avvenuto nella prigione di Pademba Road, quando alcuni detenuti hanno iniziato a dare fuoco ad alcuni edifici in segno di protesta. La polizia e le forze di sicurezza, intervenute per impedire la fuga, hanno immediatamente circondato larea e sono riuscite a ripristinare lordine.

“Ci sono vittime ma si tratta di numeri iniziali. Quando la polvere si depositerà saremo in grado di fornire un bilancio più completo”, ha dichiarato Swaray ai giornalisti. Cecil Cole Showers, portavoce della prigione di Pademba Road, ha precisato che decine sono i detenuti e le guardie ferite, alcuni in gravi condizioni. Un residente, che abita nelle vicinanze della prigione, ha riferito allagenzia di stampa Agence France Presse che diversi spari sono stati uditi durante l’incidente. Le forze di sicurezza sono ora schierate intorno alla struttura e ai residenti della zona è stato ordinato di rimanere a casa.

Lunedì 27 aprile, il Ministero della Giustizia aveva dichiarato che un detenuto, arrivato di recente a Pademba Road, era risultato positivo al coronavirus. Pertanto, le autorità avevano disposto la chiusura, per motivi di disinfezione, di alcuni reparti della prigione e il paziente era stato trasferito fuori dalla struttura per i trattamenti necessari. Alcuni detenuti erano stati spostati e messi sotto sorveglianza per monitorare le loro condizioni di salute.

La Sierra Leone ha registrato, al momento, 104 casi di coronavirus e 4 morti. Si teme che il Paese non sia attrezzato a gestire un eventuale focolaio di contagi, a causa del suo fragile sistema sanitario. In più, anche la situazione nelle carceri rischia di diventare critica, a causa del sovraffollamento e delle precarie condizioni igieniche. La prigione di Pademba Road, progettata per contenere 324 detenuti ne ospita attualmente ospita più di 1.000. La struttura è già stata colpita in passato, negli anni 2000, da una serie di rivolte scoppiate per via delle intollerabili condizioni di detenzione. Il numero di prigionieri è poi ulteriormente aumentato negli ultimi giorni in seguito al trasferimento, causa coronavirus, di alcuni detenuti provenienti da un centro di reinserimento.

Diverse organizzazioni non governative locali hanno sollecitato il governo a rilasciare i prigionieri accusati di crimini minori per alleviare la densità della popolazione carceraria in questo momento di grave emergenza sanitaria e ridurre il rischio di infezione. Nella dichiarazione di lunedì 27 aprile, il governo ha affermato di voler sospendere per un mese i tribunali penali per arginare la contaminazione carceraria. Il 24 marzo, il presidente della Sierra Leone, Julius Maada Bio, ha altresì dichiarato uno stato di emergenza di 12 mesi per cercare di prevenire la diffusione dell’epidemia di coronavirus e ha ordinato lo schieramento dell’esercito negli aeroporti e nei valichi di frontiera internazionali al fine di garantire la piena attuazione delle misure annunciate. 

L’Alto commissario delle Nazioni Unite per i diritti umani, Michelle Bachelet, ha affermato il mese scorso che tutti i Paesi dovrebbero prendere in considerazione la possibilità di rilasciare i detenuti anziani e i criminali a basso rischio. Alcuni Stati, tra cui Iran, Afghanistan, Indonesia, Canada, Germania e, nel continente africano, anche Marocco, Tunisia e Sudan, hanno già liberato migliaia di prigionieri per ridurre il rischio di un grave focolaio nelle carceri. Misure simili sono state prese in Gran Bretagna, Polonia e Italia, con le autorità incaricate che monitorano da vicino quelli che vengono rilasciati per assicurarsi che non aumentino le attività criminali o i disordini sociali in un momento di disagio nazionale. Ma mentre tali misure sono possibili nei Paesi più sviluppati, la sfida diventa più seria in altre parti del mondo. 

“Il covid-19 ha iniziato a colpire le carceri, le prigioni e i centri di detenzione per gli immigrati, nonché case di cura e ospedali psichiatrici, e rischia di scatenarsi tra le popolazioni più vulnerabili”, ha affermato Bachelet. “Le autorità dovrebbero esaminare i modi per liberare coloro che sono particolarmente vulnerabili al virus, tra cui i detenuti più anziani e quelli che sono malati, nonché i trasgressori di basso profilo”, ha aggiunto la commissaria, sottolineando che le strutture di detenzione di molti Paesi sono gravemente sovraffollate, il che rende i prigionieri e il personale delle carceri particolarmente vulnerabili all’infezione. “Le persone sono spesso trattenute in condizioni estremamente antigieniche e i servizi sanitari sono inadeguati o addirittura inesistenti. Il distanziamento fisico e l’autoisolamento in tali condizioni sono praticamente impossibili”, ha osservato.

Leggi Sicurezza Internazionale, il solo quotidiano italiano interamente dedicato alla politica internazionale

Chiara Gentili 

 

di Redazione

Al fine di migliorare la tua esperienza di navigazione, questo sito utilizza i cookie di profilazione di terze parti. Chiudendo questo banner o accedendo ad un qualunque elemento sottostante acconsenti all’uso dei cookie.