Polonia: Europa avvia procedura di infrazione

Pubblicato il 30 aprile 2020 alle 11:08 in Europa Polonia

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La Commissione europea ha avviato una procedura di violazione del diritto dell’UE contro la Polonia, accusata di compromettere l’indipendenza del sistema giudiziario con il suo regime sanzionatorio. 

Nello specifico, secondo quanto rivelato dall’agenzia stampa polacca, PAP, ripesa dal PolandIn, giovedì 30 aprile, la Commissione europea ritiene che la nuova legge sul sistema giudiziario adottata in Polonia metta a rischio l’indipendenza dei giudici polacchi e ciò, ha ribadito l’esecutivo di Bruxelles, “è incompatibile con il principio della preminenza del diritto europeo” 

Al termine della procedura, il caso potrà essere trasferito alla Corte di Giustizia dell’UE, sempre che il governo polacco non riesca prima a raggiungere un compromesso con l’esecutivo di Bruxelles, il quale ha concesso a Varsavia due mesi di tempo per rispondere a quanto obiettato. A tale riguardo, il ministro degli Affari Esteri della polonia, Jacek Czaputowicz, ha ribadito quanto più volte dichiarato in precedenza, ovvero che “se la Commissione ha dubbi, può direttamente sottoporre il caso alla Corte di Giustizia”. In aggiunta, Czaputowicz ha dichiarato che la Polonia dimostrerà in seno alla CJEU che è competenza degli Stati Membri riformare il sistema giudiziario. 

A tale riguardo, la vicepresidente della Commissione, nonché commissario per la trasparenza, Vera Jourova, ha riconosciuto, mercoledì 29 aprile, che gli Stati membri possono riformare il sistema giudiziario, ma ribadendo che ciò deve essere svolto in linea con le disposizioni dei trattati dell’UE. In aggiunta, Jourova ha specificato che la decisione della Commissione di avviare la procedura contro la Polonia deriva anche dal fatto che vi sono serie ragioni per credere che la legge approvata dal governo polacco possa essere utilizzata per esercitare una forma di controllo politico sulle sentenze dei tribunali. 

Il potere giudiziario della Polonia è stato ripetutamente al centro delle misure adottate dall’attuale partito di governo, il quale si trova attualmente al suo secondo mandato. Negli ultimi quattro anni, il partito di governo ha assunto il controllo della Corte costituzionale, della magistratura e dell’organo incaricato della nomina dei giudici. Già in occasione del suo precedente mandato, inoltre, il governo aveva tentato di assumere il controllo della Corte Suprema, ma tale tentativo era stato ostacolato dalla Corte di Giustizia dell’Unione Europea.  

Le tensioni tra UE e Polonia in materia di riforme giudiziarie, inoltre, si erano ulteriormente inasprite lo scorso 28 gennaio, quando la Commissaria europea per la Trasparenza, Vera Jourova, nonché vicepresidente della Commissione europea, si era recata a Varsavia per discutere con i funzionari del Parlamento e dell’autorità giudiziaria polacchi della riforma che tenta di consentire il controllo totale dell’esecutivo sul giudiziario, prevedendo il licenziamento, il trasferimento o pagamento di sanzioni da parte dei giudici che criticano il governo.  

In particolare, la controversa riforma giudiziaria, approvata definitivamente lo scorso 14 febbraio, era già stata votata positivamente dalla Camera dei deputati lo scorso 23 dicembre. La riforma è finalizzata ad ostacolare i giudici dal mettere in dubbio l’indipendenza dei loro colleghi nominati dal Consiglio Nazionale della Giustizia, il quale è a sua volta nominato dalla Camera dei Deputati, dove il partito di governo detiene la maggioranza. A tale riguardo, lo scorso 8 aprile la Corte di Giustizia dell’Unione Europea aveva già imposto la sospensione del Consiglio. 

In aggiunta, la riforma consente alle autorità di sanzionare i giudici che criticano i provvedimenti adottati dal governo nei confronti del potere giudiziario, ma sarà anche possibile sanzionare i giudici impegnati in politica. Il controllo sull’operato dei giudici coinvolgerebbe anche i canali di comunicazione digitale, dal momento che la riforma li costringe a dichiarare i nomi delle associazioni di cui fanno parte e tutti i nickname utilizzati nei vari social network. Come provvedimenti disciplinari in caso di dissidenza, ai giudici può essere rimosso il diritto di esercitare la propria professione, o imposto il trasferimento o il pagamento di sanzioni economiche. 

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Jasmine Ceremigna 

di Redazione

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