L’Iran utilizza le tre “isolette” per preservare la sicurezza del Golfo

Pubblicato il 30 aprile 2020 alle 12:25 in Emirati Arabi Uniti Iran

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Il Corpo delle Guardie della Rivoluzione Islamica (IRGC) ha rivelato di aver ricevuto un ordine per stabilire aree residenziali nelle cosiddette tre “isolette” del Golfo contese da Iran ed Emirati Arabi Uniti (UAE). La decisione si colloca nel quadro più ampio delle tensioni tra Washington e Teheran.

Si tratta delle isole di un arcipelago situato nel Golfo Persico e, in particolare, di Greater Tunb, Lesser Tunb e Abu Musa. Queste sarebbero state occupate dall’Iran in seguito al ritiro delle truppe britanniche nel 1971. Da quel momento, gli Emirati hanno considerato l’occupazione iraniana illegale, ne hanno reclamato la sovranità e hanno cercato, nel corso degli anni, di risolvere la questione in modo pacifico e diplomatico, cercando altresì l’appoggio di altri Stati e della Lega Araba. Tuttavia, la questione continua a rappresentare oggetto di frizioni diplomatiche tra i due Paesi.

Secondo quanto riportato dal quotidiano Asharq al-Awsat il 30 aprile, il comandante della Marina dell’IRGC, Alireza Tangsiri, ha rivelato che il leader supremo iraniano, l’Ayatollah Ali Khamenei, ha ordinato alle guardie iraniane di rendere tali isole “abitabili”. Nello specifico, il progetto proposto mira a costruire unità abitative in diverse isole del Golfo Persico, comprese le tre considerate occupate. Tale disposizione rientra in un quadro più ampio di messa in sicurezza dell’intera area del Golfo, che prevede altresì l’allontanamento delle forze statunitensi. A tal proposito, Alireza Tangsiri ha ribadito che il proprio Paese non consentirà la presenza di navi da guerra straniere nella regione ed ha affermato che le proprie forze hanno già costruito un aeroporto presso Greater Tunb, mentre un altro è in fase di costruzione a Lesser Tunb.

In tale quadro, il presidente iraniano, Hassan Rouhani, ha accusato Washington di cospirazione contro Teheran e ha ribadito che le proprie forze armate e di polizia sono e rimarranno i “guardiani del Golfo”. Tali parole sono giunte dopo uno degli ultimi episodi di tensione, risalente al 15 aprile. In tale data, 11 imbarcazioni del Corpo delle Guardie della rivoluzione Islamica si sono ripetutamente avvicinate ad una flotta di navi da guerra statunitense nel Golfo Persico. Per Washington si è trattato di una mossa “pericolosa e provocatoria”, mentre per le milizie iraniane sono le operazioni degli USA a costituire una minaccia per la sicurezza di Teheran e, pertanto, si sono dette pronte a rispondere con forza in caso di “errori strategici”.

Parallelamente, le forze statunitensi sono state esortate a ritirarsi dalla regione, in quanto la loro presenza, secondo l’IRGC, oltre ad essere pericolosa, è illegale e rappresenta una fonte di instabilità. Dal canto loro, gli USA hanno affermato di essere pronti a rispondere, distruggendo qualsiasi imbarcazione iraniana che provi a “molestare” le navi statunitensi nel Golfo Persico.  In tale quadro, il 26 aprile, Rouhani ha dichiarato il suo Paese “sta monitorando da vicino” gli statunitensi presenti nella regione e sta seguendo le loro attività, ma non intraprenderà mai un conflitto e non sarà l’Iran la fonte di tensione nella regione.

Tali avvenimenti sono da inserirsi in un quadro di crescenti tensioni nei rapporti tra Washington e Teheran, acuitesi dapprima con il ritiro unilaterale degli Stati Uniti dall’accordo sul nucleare iraniano, l’8 maggio 2018, e poi con l’escalation verificatasi a cavallo tra il 2019 ed il 2020. L’apice è stato raggiunto con l’uccisione del capo del generale iraniano a capo della Quds Force, Qassem Soleimani, e di Abu Mahdi al-Muhandis, vice capo delle Forze di Mobilitazione Popolare, deceduti il 3 gennaio a seguito di un raid aereo ordinato dal presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, contro l’aeroporto di Baghdad.

In tale quadro, oltre alle tensioni di tipo militare, Washington e Teheran sono altresì fermi sulla questione sanzioni. In particolare, l’Iran ha chiesto la diminuzione delle sanzioni e l’invio di forniture sanitarie per far fronte all’emergenza coronavirus, oltre a chiedere al Fondo Monetario Internazionale (FMI) un prestito di 5 miliardi di dollari per contrastare con efficacia la diffusione della pandemia. Sebbene le forniture mediche non siano soggette a sanzioni in caso di emergenza umanitaria, l’amministrazione del presidente Donald Trump continua ad ostacolare le richieste dell’Iran e a incrementare le proprie sanzioni.

 

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Piera Laurenza, interprete di arabo

di Redazione

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