La Lega Araba contro l’annessione della Cisgiordania

Pubblicato il 30 aprile 2020 alle 16:31 in Israele Palestina

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La Lega Araba si è espressa contro la decisione di Israele di voler annettere alcuni territori della Cisgiordania, considerando l’eventuale mossa un “crimine di guerra” contro la popolazione palestinese.

La dichiarazione è giunta giovedì 30 aprile, a seguito di un meeting straordinario, svoltosi in videoconferenza, che ha visto partecipi i ministri degli Esteri dei Paesi membri della Lega Araba. Questa è un’organizzazione panaraba che raggruppa tutti gli Stati arabi ed include 22 Paesi membri africani e mediorientali, ossia Algeria, Bahrein, Comore, Gibouti, Egitto, Iraq, Giordania, Kuwait, Libano, Libia, Mauritania, Marocco, Oman, Palestina, Qatar, Arabia Saudita, Somalia, Sudan, Siria, Tunisia, Emirati Arabi Uniti e Yemen.

L’incontro della Lega Araba si è tenuto dopo che il premier israeliano, Benjamin Netanyahu, il 26 aprile, si è detto fiducioso circa il sostegno degli Stati Uniti nell’annessione di alcuni territori della Cisgiordania, affermando che ciò potrebbe avvenire entro due mesi e, nello specifico, entro il primo luglio prossimo. Una tale mossa, inoltre, segue l’alleanza raggiunta con il suo ex rivale israeliano, Benny Gantz, volta a formare un governo di emergenza di unità nazionale. Entrambi i leader, il 6 aprile scorso, si erano detti concordi ad annettere le aree della Valle del Giordano e del Mar Morto settentrionale a Israele. Tuttavia, era stato stabilito che la “sovranità” israeliana sarebbe stata imposta dopo averne discusso con l’amministrazione statunitense e la comunità internazionale. In particolare, prima di imporre la sovranità di Israele sui territori palestinesi in questione, Netanyahu avrebbe dovuto ottenere il sostegno degli Stati Uniti. Dal canto suo, il segretario di Stato degli USA, Mike Pompeo, ha affermato che sarà Israele a decidere autonomamente se annettere o meno parti della Cisgiordania.

Il segretario generale della Lega Araba, Ahmed Aboul Gheit, in un messaggio inviato al segretario generale dell’Onu, Antonio Guterres, prima dell’incontro del 30 aprile, ha messo in guardia da ciò che potrebbe rivelarsi una minaccia per la stabilità regionale e ha affermato che Israele sta sfruttando a proprio favore la pandemia di coronavirus per portare avanti i propri piani. Inoltre, una eventuale annessione israeliana porrebbe fine ai negoziati tra Israele e Palestina, annullando la possibilità di giungere ad una soluzione a due Stati.

Il meeting del 30 aprile ha visto i ministri riunitisi concordi nel rifiutare i piani di annessione dei territori palestinesi e nel sostenere attraverso mezzi politici, diplomatici, legali e finanziari qualsiasi iniziativa intrapresa dall’Autorità Palestinese per contrastare una tale mossa. Inoltre, gli Stati Uniti sono stati esortati a non appoggiare ciò che è stato definito un “crimine di guerra” contro la popolazione palestinese, da aggiungersi a quelli perpetrati precedentemente.

La questione dell’annessione dei territori palestinesi riguarda altresì il progetto che il presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, ha rivelato il 28 gennaio scorso, ovvero il cosiddetto Piano di Pace, altresì noto come “accordo del secolo”, volto a riportare la pace in Medio Oriente e a risolvere il conflitto arabo-israeliano. In particolare, il progetto, delineato in 181 pagine, se effettivamente attuato, potrebbe garantire a Israele il controllo di una Gerusalemme unificata, riconosciuta come capitale, oltre a preservare gli insediamenti israeliani negli attuali Territori Palestinesi, che includono la Cisgiordania e Gaza.

La Cisgiordania è considerata un territorio sotto occupazione militare israeliana da parte delle Nazioni Unite, ed è soggetto alla Quarta Convenzione di Ginevra del 1949. Tale status è stato riconosciuto ai territori palestinesi dalla comunità internazionale nel 1967, in seguito alla Guerra dei Sei Giorni. A seguito della vittoria di Israele, quest’ultimo da allora controlla i confini della Cisgiordania e la maggioranza del territorio in cui vive la popolazione palestinese. Un muro di separazione, lungo 570 km, segue la cosiddetta Linea Verde e divide i territori palestinesi da quelli israeliani, secondo le frontiere precedenti alla guerra del 1967. Israele non considera i territori palestinesi “occupati” e sostiene che in tali aree non si possa applicare il diritto internazionale di guerra, con riferimento alla Convenzione di Ginevra.

 

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Piera Laurenza, interprete di arabo

di Redazione

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