Guinea Bissau: premier e 3 ministri positivi al coronavirus

Pubblicato il 30 aprile 2020 alle 9:48 in Africa Guinea Bissau

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Il primo ministro della Guinea Bissau, Nuno Gomes Nabiam, è risultato positivo al nuovo coronavirus, insieme a tre membri del suo governo. La notizia è stata rilasciata dal Ministero della salute, mercoledì 29 aprile, il quale ha specificato che Nabiam, il ministro dell’Interno Botche Cande e altri due ministri sono stati messi in quarantena in un hotel nella capitale, Bissau. Il dicastero, tuttavia, non ha fornito ulteriori dettagli sulle condizioni di salute o sul trattamento cui verranno sottoposti i funzionari del governo. Nabiam è stato scelto come primo ministro dal neopresidente Umaro Cissoko Embalo, risultato vincitore, con il 53% dei voti, al ballottaggio presidenziale del 29 dicembre 2019.

Le autorità continuano a ribadire che il tasso di infezione potrebbe presto aumentare drasticamente in tutto il Paese. Finora, la nazione dell’Africa occidentale ha confermato più di 200 casi e un decesso, quello di un alto commissario di polizia.

Intanto, nel continente i numeri continuano a salire. Per quanto riguarda la regione del Nord Africa, il Marocco conta, allo stato attuale, 4.421 casi, l’Algeria 3.848, la Tunisia 980, l’Egitto 5.268 e la Libia 61. I casi nell’Africa subsahariana, invece, risultano ad oggi i seguenti: 882 in Senegal, 8 in Mauritania, 11 in Gambia, 1.351 in Guinea, 205 in Guinea-Bissau, 482 in Mali, 641 in Burkina Faso, 114 a Capo Verde, 141 in Liberia, 1.238 in Costa d’Avorio, 1.671 in Ghana, 109 in Togo, 64 in Benin, 1.728 in Nigeria, 1.832 in Camerun, 315 in Guinea Equatoriale, 276 in Gabon, 207 in Repubblica del Congo, 50 in Repubblica Centrafricana, 491 in Repubblica Democratica del Congo, 16 in Namibia, 5.350 in Sudafrica, 91 in Eswatini, 97 in Zambia, 225 in Ruanda, 11 in Burundi, 480 in Tanzania, 384 in Kenya, 582 in Somalia, 130 in Etiopia, 1.077 in Gibuti, 375 in Sudan, 34 in Sud Sudan, 332 nelle Mauritius, 128 in Madagascar, 52 in Ciad, 713 in Niger, 27 in Angola, 40 in Zimbabwe, 76 in Mozambico, 81 in Uganda, 39 in Eritrea, 104 in Sierra Leone, 23 in Botswana, 36 in Malawi, 4 a Sao Tome e Principe.

Diverse nazioni africane hanno recentemente imposto divieti di viaggio da e per l’Europa e gli Stati Uniti, vietato le adunanze pubbliche, comprese quelle religiose, dichiarato l’emergenza nazionale, chiuso i confini, imposto il blocco o il coprifuoco. Tuttavia, gli esperti affermano che gli abitanti del continente non hanno ancora preso abbastanza sul serio la minaccia del virus. Se i presidenti africani hanno avviato misure rigorose per cercare di impedirne la diffusione, la popolazione civile sembra ancora ignara della reale portata del fenomeno. “Questo è il pericolo di cui sono preoccupato. Non vogliamo ripetere ciò che è accaduto in Cina”, ha dichiarato Oyewale Tomori, professore di virologia ed ex presidente dell’Accademia di Scienze nigeriana.

Ciò che spaventa di più è l’inadeguatezza dei sistemi sanitari, la povertà diffusa, la porosità dei confini e l’insicurezza legata alla presenza di gruppi ribelli e organizzazioni terroristiche. Tutti insieme, questi fattori rischiano di aumentare notevolmente le possibilità di contagio e di aggravare la situazione di emergenza qualora il virus dovesse diffondersi in maniera incontrollata sull’intero continente. Secondo l’Organizzazione mondiale della Sanità, l’Africa risulta mal equipaggiata per affrontare la minaccia e i governi devono cercare di fare di più per aumentare i controlli e identificare rapidamente i casi sospetti. La maggior parte dei sistemi sanitari risulta obsoleta e priva delle strutture necessarie a gestire casi di pandemia influenzale.

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Chiara Gentili 

di Redazione

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