Turchia-Libia: Haftar vuole istituire una dittatura militare

Pubblicato il 29 aprile 2020 alle 20:32 in Libia Turchia

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La Turchia ha accusato il comandante militare libico, Khalifa Haftar, di star cercando di voler “istituire una dittatura militare” e ha promesso di difendere il governo di Tripoli.

Il ritiro di Haftar da un importante accordo del 2015, mediato dalle Nazioni Unite, e finalizzato ad unire il Paese, che Haftar ha definito “una cosa del passato”, il 27 aprile, ha mostrato le sue vere intenzioni, secondo quanto ha riferito il Ministero degli Esteri turco in una nota, il 29 aprile. “Con questo annuncio, Haftar ha dimostrato ancora una volta di non cercare una soluzione politica alla crisi in Libia, di non sostenere gli sforzi internazionali in questo senso”, ha dichiarato. “Mira a istituire una dittatura militare nel Paese”, ha aggiunto. 

Il 27 aprile, dopo che le forze armate del comandante sono state espulse da diverse città occidentali, Haftar ha dichiarato di “accettare la volontà del popolo” e ha promesso di creare un nuovo governo. “L’accordo politico ha distrutto il Paese. Lavoreremo per creare le condizioni per la costruzione di istituzioni civili permanenti”, ha riferito in un discorso televisivo. Il Ministero turco, a tale proposito, ha affermato che “la comunità internazionale dovrebbe rispondere, senza ulteriori indugi, a questa persona, che ha senza dubbio rivelato la sua intenzione di stabilire un regime di giunta in Libia”. “La Turchia continuerà sicuramente a sostenere il popolo libico nella difesa del Governo di Accordo Nazionale e di tutte le altre legittime istituzioni libiche stabilite con l’accordo politico libico e nel sostenere gli sforzi per una soluzione politica”, ha aggiunto.

La perdurante instabilità in Libia ha avuto inizio il 15 febbraio 2011, data che ha segnato lo scoppio della rivoluzione e della guerra civile. Nel mese di ottobre dello stesso anno, il Paese nordafricano ha poi assistito alla caduta del regime del dittatore Muammar Gheddafi, ma da allora non è mai riuscito a effettuare una transizione democratica e vede tuttora la presenza di due schieramenti, nati dagli accordi di Skhirat del 17 dicembre 2015. Da un lato, il governo di Tripoli, guidato dal primo ministro Fayez al-Sarraj e riconosciuto dall’Onu. Dall’altro lato, il governo di Tobruk, con il generale Haftar. Il governo di Tobruk riceve il sostegno di Arabia Saudita, Emirati Arabi Uniti, Egitto, Russia e Francia. In particolare, Il Cairo, Riad ed Abu Dhabi, oltre alla Giordania, sostengono militarmente ed economicamente le forze dell’esercito di Haftar. L’Italia, il Qatar e la Turchia appoggiano, invece, il governo riconosciuto a livello internazionale.

Nonostante i ripetuti appelli a livello internazionale rivolti alle parti impegnate nel conflitto libico, ovvero il generale Haftar ed il governo di Tripoli, entrambi continuano a condurre attacchi ed operazioni militari nel Sud della capitale così come in altre regioni libiche. Il 25 marzo, il GNA ha dato avvio ad una nuova offensiva, dal nome “Tempesta di pace”, il cui scopo è contrastare l’avanzata dell’LNA. In tale quadro, il 13 aprile, le forze tripoline sono riuscite a prendere il controllo di circa 8 località sulla costa occidentale libica, tra cui Sorman, Sabrata, Mitrid e al-‘Ajilat, raggiungendo un primo progresso dall’inizio dell’operazione di Haftar contro Tripoli, intrapresa il 4 aprile 2019. Successivamente, il 18 aprile, un’ulteriore offensiva del GNA ha riguardato Tarhuna, contro cui stati condotti circa 20 raid aerei. 

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Maria Grazia Rutigliano

di Redazione

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