Il Sudan insiste sulla revoca delle sanzioni americane

Pubblicato il 29 aprile 2020 alle 16:50 in Sudan USA e Canada

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Il Sudan continua a portare avanti le trattative per farsi rimuovere dalla lista americana di Stati sponsor del terrorismo. Martedì 28 aprile, durante una telefonata con il segretario di stato USA, Mike Pompeo, il leader del Consiglio di transizione sudanese, Abdel Fattah al-Burhan, ha affermato che Washington si aspetta un risarcimento multimilionario da destinare alle vittime di due attacchi terroristici, nei quali Khartoum è accusata di complicità. Gli attentati sono quelli del 7 agosto 1998, condotti contro le due ambasciate statunitensi in Kenya e in Tanzania. In totale, circa 224 persone persero la vita e più di 4.000 rimasero ferite. La responsabilità fu attribuita al gruppo della Jihad Islamica egiziana, unorganizzazione locale affiliata ad al Qaeda. A quel tempo, il Sudan era accusato di ospitare nel Paese lex leader della rete qaedista, Osama bin Laden. Gli Stati Uniti insistono affinché Khartoum ammetta la sua presunta complicità e risolva le azioni legali con i parenti delle vittime. Queste le condizioni di base cui il Sudan deve adeguarsi per essere rimosso dalla lista nera americana e per fare in modo che gli vengano sollevate le sanzioni. Essere designato sponsor del terrorismo significa per Khartoum non poter accedere alle procedure per la riduzione del debito e ai finanziamenti concessi dagli istituti di credito internazionali come il Fondo monetario internazionale e la Banca mondiale. In più, la rimozione dalla lista potrebbe anche spalancare le porte agli investimenti esteri.

A febbraio, il governo sudanese ha annunciato di aver siglato un accordo con le famiglie dei militari americani uccisi nel bombardamento del 2000 contro il cacciatorpediniere USS Cole, al largo delle coste dello Yemen. Nell’attentato, a carattere suicida, erano stati uccisi 17 marinai, mentre circa 40 erano rimasti feriti. Due uomini, a bordo di una piccola imbarcazione carica di esplosivo, si erano fatti saltare in aria a pochi passi dalla nave della Marina statunitense, mentre si riforniva al porto di Aden, nello Yemen meridionale. I parenti dei marinai statunitensi rimasti uccisi nell’attentato del 2000 avevano fatto causa al Sudan ai sensi del Foreign Sovereign Immunity Act del 1976, che generalmente esclude le cause contro Paesi stranieri ad eccezione di quelli designati dagli Stati Uniti come sponsor del terrorismo. Il Sudan appartiene a questa categoria dal 1993. Nel 2014, un giudice americano aveva stabilito che il supporto sudanese ad al Qaeda “aveva contribuito all’omicidio” dei 17 marinai. Pur non ammettendo esplicitamente la sua responsabilità nell’incidente del cacciatorpediniere, il governo di Khartoum ha accettato di archiviare il caso per una cifra pari a circa 30 milioni di dollari. Ilcaso più complicato degli attentati del 1998 alle ambasciate statunitensi di Kenya e Tanzania, tuttavia, rimane ancora in discussione.

LAlto Commissario delle Nazioni Unite per i diritti umani, Michelle Bachelet, ha chiesto l’urgente ritiro delle sanzioni contro Khartoum, imposte durante il trentennio dellex presidente Omar al-Bashir. A inizio aprile, il Fondo monetario internazionale ha previsto che la crisi del coronavirus farà precipitare il Paese in una recessione così prolungata e grave da provocare, secondo la commissaria Bachelet, un disastro umanitario. “Il sistema sanitario non è semplicemente attrezzato per gestire un focolaio dalle dimensioni che abbiamo visto in altre parti del mondo. Esiste un solo modo per prevenire un disastro umanitario, e cioè che i donatori internazionali possano dare una mano al Sudan”, ha dichiarato la Bachelet.

A inizio aprile, il primo ministro sudanese, Abdalla Hamdok, si è lamentato dell’esclusione del suo Paese dall’accesso ai fondi della Banca mondiale, per aiutare nella lotta al coronavirus 25 Paesi in via di sviluppo. “Il nostro accesso a finanziamenti esterni salvavita rimane limitato a causa delle sanzioni americane”, ha affermato Hamdok. Ad oggi, tuttavia, gli Stati Uniti hanno concesso 13,7 milioni di dollari al Sudan per supportarlo nella lotta contro il Covid-19.

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Chiara Gentili

di Redazione

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