Ruanda: soldati del Burundi nella Repubblica Democratica del Congo

Pubblicato il 29 aprile 2020 alle 17:32 in Burundi Rep. Dem. del Congo Ruanda

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Il presidente del Ruanda, Paul Kagame, ha accusato il Burundi di aver inviato le sue truppe a combattere nella Repubblica Democratica del Congo. Kagame ha sollevato la questione in risposta alle accuse, avanzate fin da metà marzo dai politici dell’opposizione e dai gruppi della società civile congolese, secondo cui le truppe ruandesi starebbero conducendo operazioni militari nel territorio del Rutshuru, nella parte orientale della Repubblica Democratica del Congo, contro i ribelli delle Forze democratiche ruandesi per la liberazione del Ruanda (FDLR). “Non c’è un solo soldato delle Forze di Difesa del Ruanda (RDF) in quel territorio. Lo dico con chiarezza”, ha ribadito Kagame, secondo quanto riportato dallagenzia di stampa turca Anadolu, martedì 28 aprile. “In realtà, la nostra rete di intelligence ci dice che ci sono delle forze governative provenienti dal Burundi che operano nella regione”, ha aggiunto.

Accusando gli “esperti”, riferendosi al personale della missione ONU nella Repubblica Democratica del Congo (MONUSCO), di diffondere “bugie” e “voci” sulla presenza militare ruandese nella regione, Kagame ha infine dichiarato: “Il governo di Kinshasa sa che non c’è un solo soldato delle RDF nel suo territorio”. Il presidente si è poi scagliato contro i media, affermando che non è stata data la giusta copertura mediatica allattentato commesso il 24 aprile dalle FDLR nel parco nazionale dei Virunga, nellEst delle Repubblica Democratica del Congo. In tale occasione, circa 16 persone, di cui 12 guardie forestali e 4 civili, sono state uccise da un gruppo armato di 60 uomini che ha aggredito un convoglio scortato da 15 ranger del parco. Le altre persone sono rimaste ferite, secondo quanto riferito dal direttore del Congo Institute for Nature Conservation (ICCN), Cosma Wilungula.

Il parco obiettivo dell’attacco, situato nella regione del Nord Kivu, al confine tra Ruanda, Uganda e Repubblica Democratica del Congo, è patrimonio mondiale dell’UNESCO ed è noto per la presenza di gorilla di montagna e altre specie rare o a rischio di estinzione. Questo fu fondato dalle autorità coloniali del Belgio nel 1925, e nel 1965, grazie al presidente allora in carica, Mobutu Sese Seko, ha assistito ad una fase di prosperità. Il parco, al contempo, è considerato uno dei progetti di conservazione naturale più pericolosi al mondo, in quanto deve difendersi da tentativi illegali di estrazione di carbone, dal contrabbando e dal bracconaggio, oltre che dagli attacchi delle milizie armate. Nel 2018, l’area era stata chiusa ai turisti per un periodo di otto mesi, a seguito di una serie di attentati contro i ranger e il personale del parco, ed è stata riaperta solo dopo aver rafforzato le forze di sicurezza con 700 membri aggiuntivi, volti a salvaguardare turisti e animali. 

Si stima che circa 160 formazioni ribelli, con un totale di oltre 20.000 combattenti, siano ancora attivi nella parte orientale della Repubblica Democratica del Congo. Negli ultimi 20 anni, le Nazioni Unite hanno cercato di stabilizzare la situazione del Paese africano dispiegando una forza di pace di circa 15.000 persone. Tuttavia, si tratta nella maggior parte dei casi di agenti con un mandato limitato e ciò può spiegare, da un certo punto di vista, la loro scarsa esperienza nel difendere i civili.

Le violenze, inoltre, continuano nonostante nei giorni scorsi siano stati rilevati nuovi casi di Ebola nel Paese. Le organizzazioni internazionali sono preoccupate che un nuovo scoppio della malattia possa aver luogo nel mezzo dei combattimenti e in concomitanza con la diffusione della nuova epidemia di coronavirus facendo collassare completamente il sistema sanitario nazionale. L’Organizzazione mondiale della sanità (OMS) ha affermato che l’epidemia di Ebola nella Repubblica Democratica del Congo costituisce ancora un’emergenza sanitaria di interesse mondiale a seguito dell’emergere di nuovi casi. Per quanto riguarda la situazione del coronavirus, i pazienti infetti finora confermati risultano almeno 491.

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Chiara Gentili

di Redazione

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