Libia: le tensioni continuano, la reazione del mondo all’annuncio di Haftar

Pubblicato il 29 aprile 2020 alle 12:37 in Africa Libia

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Le tensioni nel Sud della capitale libica Tripoli continuano, mentre diversi istituzioni internazionali hanno espresso il loro rifiuto verso l’annuncio del generale dell’Esercito Nazionale Libico (LNA), Khalifa Haftar, autoproclamatosi leader della Libia.

In particolare, mercoledì 29 aprile, il portavoce del governo tripolino, Mohamed Qanunu, ha riferito che le proprie forze aeree hanno colpito un convoglio militare dell’LNA, mentre si spostava nel Sud di Tripoli, tra le aree di al-Quriyat e al-Nasma, trasportando armi e munizioni. In particolare, questo era composto da un camion e 4 veicoli diretti verso le postazioni situate sia a Tarhuna sia nelle aree meridionali della capitale. Parallelamente, secondo quanto riferito da fonti tripoline, il 28 aprile, l’esercito di Haftar ha colpito un ospedale da campo situato nel Sud di Tripoli, causando ingenti danni alla struttura e ai veicoli utilizzati dal personale sanitario.

Tali episodi giungono dopo che, il 27 aprile, il generale Haftar si è autoproclamato guida del popolo libico, ponendo fine agli accordi politici di Skhirat del 2015. Tale mossa è stata rifiutata sia dall’Alto Consiglio di Stato sia dalle Nazioni Unite e da diversi Paesi a livello internazionale. Il governo tripolino, altresì noto come Governo di Accordo Nazionale (GNA) l’ha invece considerata un nuovo colpo di Stato contro l’autorità legittima.

In tale quadro, il portavoce del segretario generale delle Nazioni Unite, Stephane Dujarric, ha riferito che l’accordo politico del 2015 rappresenta l’unico riferimento legittimo relativo alla situazione libica ed ha ribadito che il GNA è un governo riconosciuto a livello internazionale. Inoltre, qualsiasi cambiamento dovrà avvenire attraverso mezzi diplomatici e non militari. Simili dichiarazioni sono giunte dall’inviato speciale dell’ONU in Libia ad interim, Stephanie Williams, la quale ha specificato che le istituzioni derivanti dagli accordi di Skhirat sono le uniche ad essere riconosciute per la governance libica, in conformità con le risoluzioni del Consiglio di Sicurezza. Inoltre, le parti impegnate nel conflitto sono state nuovamente esortate a raggiungere una tregua umanitaria immediata e ad impegnarsi in colloqui. Anche per il Parlamento e la Commissione Europea il comportamento di Haftar è da ritenersi unilaterale ed inaccettabile.

Circa la posizione di altri Paesi, Ankara ha ribadito il proprio sostegno al governo legittimo, il GNA, mentre Il Cairo ha riferito di appoggiare una soluzione politica, nonostante le divergenze tra le parti. Gli Stati Uniti hanno fin da subito espresso il proprio rifiuto nel porre il generale Haftar a capo della Libia, in quanto la struttura politica non può essere modificata attraverso una dichiarazione unilaterale. Tuttavia, Washington ha riferito di essere favorevole a qualsiasi iniziativa e opportunità che possa coinvolgere il generale e le proprie forze in un dialogo serio attraverso cui comprendere come risolvere la crisi. L’Italia e la Francia hanno entrambe evidenziato la necessità di un dialogo che porti a decisioni consensuali, sotto l’egida delle Nazioni Unite.

La perdurante instabilità in Libia ha avuto inizio il 15 febbraio 2011, data che ha segnato lo scoppio della rivoluzione e della guerra civile. Nel mese di ottobre dello stesso anno, il Paese nordafricano ha poi assistito alla caduta del regime del dittatore Muammar Gheddafi, ma da allora non è mai riuscito a effettuare una transizione democratica e vede tuttora la presenza di due schieramenti, nati dagli accordi di Skhirat del 17 dicembre 2015. Da un lato, il governo di Tripoli, guidato dal primo ministro Fayez al-Sarraj e riconosciuto dall’Onu. Dall’altro lato, il governo di Tobruk, con il generale Haftar. Il governo di Tobruk riceve il sostegno di Arabia Saudita, Emirati Arabi Uniti, Egitto, Russia e Francia. In particolare, Il Cairo, Riad ed Abu Dhabi, oltre alla Giordania, sostengono militarmente ed economicamente le forze dell’esercito di Haftar. L’Italia, il Qatar e la Turchia appoggiano, invece, il governo riconosciuto a livello internazionale.

Nonostante i ripetuti appelli a livello internazionale rivolti alle parti impegnate nel conflitto libico, ovvero il generale Haftar ed il governo di Tripoli, entrambi continuano a condurre attacchi ed operazioni militari nel Sud della capitale così come in altre regioni libiche. Il 25 marzo, il GNA ha dato avvio ad una nuova offensiva, dal nome “Tempesta di pace”, il cui scopo è contrastare l’avanzata dell’LNA. In tale quadro, il 13 aprile, le forze tripoline sono riuscite a prendere il controllo di circa 8 località sulla costa occidentale libica, tra cui Sorman, Sabrata, Mitrid e al-‘Ajilat, raggiungendo un primo progresso dall’inizio dell’operazione di Haftar contro Tripoli, intrapresa il 4 aprile 2019. Successivamente, il 18 aprile, un’ulteriore offensiva del GNA ha riguardato Tarhuna, contro cui stati condotti circa 20 raid aerei. 

 

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Piera Laurenza, interprete di arabo

di Redazione

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