India: nuove tensioni tra governo e popolazione islamica

Pubblicato il 29 aprile 2020 alle 16:45 in Asia India

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Il governo indiano, guidato dal Bharatiya Janata Party (BJP) del premier Narendra Modi, ha richiamato all’ordine uno dei suoi leader, che aveva pubblicato un video in cui chiedeva di boicottare i prodotti alimentari venduti dai musulmani. 

“Tenete a mente una cosa. Lo dico apertamente a tutti. Non dovete acquistare verdure dai musulmani”, ha dichiarato il 28 aprile, tramite un video, il rappresentante del BJP, proveniente dalla città di Deoria, nello Stato settentrionale dell’Uttar Pradesh, Suresh Tiwari. Il filmato è diventato virale in poche ore e ha generato un grande scandalo nella popolazione musulmana e tra i difensori dei diritti umani. Tale appello al boicottaggio arriva in un momento in cui milioni di persone in India si trovano ad affrontare gravi perdite a causa della pandemia e del blocco imposto per diminuire i contagi, con gravi conseguenze per la sopravvivenza di venditori e i piccoli negozianti.

Tiwari ha affermato che la sua richiesta di boicottaggio era “una misura precauzionale per proteggere le persone dall’infezione di coronavirus”. “Il 18 aprile stavo distribuendo mascherine tra i cittadini di Deoria quando le persone si sono lamentate del fatto che Tablighi Jamaat stava diffondendo l’infezione. Molti di loro erano preoccupati che i venditori musulmani infettassero le verdure con la saliva”, ha riferito il politico. Tablighi Jamaat è un’organizzazione missionaria islamica indiana il cui quartier generale è stato messo in quarantena, il 31 marzo, sulla base di un’indagine relativa alle accuse di aver tenuto riunioni religiose che hanno favorito il contagio di decine di persone. “Come membro rappresentante responsabile, ho chiesto loro di non ricorrere alla legge per affrontare la situazione, ma semplicemente smettere di comprare verdura da loro”, si è giustificato Tiwari. “Ditemi che cosa ho fatto di sbagliato affermando queste cose?”, ha aggiunto. 

Tuttavia, è necessario specificare che tali eventi arrivano a seguito di forti tensioni tra indù e musulmani nel Paese. Le violenze più gravi sono scoppiate a partire dal 24 febbraio. Per iniziare, ci sono state una serie di manifestazioni, organizzate dalla popolazione musulmana e da alcuni simpatizzanti, per mostrare dissenso contro una controversa legge sulla cittadinanza. In risposta a tali iniziative, gruppi di suprematisti indù sono scesi in strada. Alcune di queste persone hanno dato fuoco ad una moschea, urlando “Jai Shri Ram”, che si traduce con “Viva Lord Ram”. I filmati condivisi sui social media mostravano persone che si arrampicano in cima al minareto della moschea e tentavano di piantare una bandiera zafferano, il colore che rappresenta gli induisti. Il 25 febbraio è stato il giorno peggiore di scontri, con almeno 21 morti. Altre violenze sono state segnalate in aree a maggioranza musulmana come Karawal Nagar, Maujpur, Bhajanpura, Vijay Park e Yamuna Vihar. 

Tali eventi, inoltre, arrivavano a seguito di due episodi di violenza contro i manifestanti musulmani. A Nuova Delhi, un uomo aveva aperto il fuoco su una protesta contro una la legge sulla cittadinanza indiana. I video girati durante l’arresto dell’aggressore, identificato dalla polizia come Kapil Gujjar, mostrano l’uomo che urla: “Solo gli indù vinceranno in questo Paese. Questo Paese è nostro”. La polizia ha riferito che Gujjar ha aperto il fuoco sulla folla, ma è stato immediatamente sopraffatto dalle forze dell’ordine. Tale episodio arrivava 2 giorni dopo una violenza dello stesso tipo. Il 30 gennaio, un ragazzo di 17 anni ha sparato contro i manifestanti che stavano protestando nei pressi dell’università Jamia Millia Islamia, a Nuova Delhi, ferendo 1 studente. L’aggressore ha fatto una diretta su Facebook prima di compiere il gesto. Testimoni oculari hanno riferito che l’aggressore ha urlato “Yeh lo azaadi”, che si traduce con “Ecco la vostra libertà” contro i manifestanti, prima di aprire il fuoco contro di loro. 

Le proteste indiane a cui si fa riferimento sono scoppiate quando il Parlamento di Nuova Delhi ha approvato, l’11 dicembre 2019, il cosiddetto “Citizenship Amendment Bill” (CAB), una controversa legge che garantisce la cittadinanza agli immigrati irregolari di numerose minoranze, escludendo solo i musulmani. Tale ondata di regolarizzazioni rischia di alterare fortemente gli equilibri del Paese, sopratutto nel Nord, maggiormente interessato dalle migrazioni. Il CAB garantisce la cittadinanza alle “minoranze perseguitate” di Pakistan, Bangladesh e Afghanistan. Gli individui che fanno richiesta, tuttavia, devono vivere in India almeno dal 31 dicembre 2014. I leader delle proteste temono che il CAB incoraggerà gli indù del Bangladesh a stabilirsi nell’area, modificando la demografia del luogo in funzione anti-islamica. 

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Maria Grazia Rutigliano  

di Redazione

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