Coronavirus, Bosnia: crescono i contagi in fase 2

Pubblicato il 29 aprile 2020 alle 16:37 in Balcani Europa

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Dopo l’allentamento delle misure restrittive imposte per fronteggiare l’emergenza da coronavirus, in Bosnia si è registrato il picco più alto di contagi dell’ultimo mese. 

È quanto rivelato, mercoledì 29 aprile, da Reuters, il quale ha altresì specificato che nelle 24 ore precedenti i contagi rilevati dalle autorità sanitarie del Paese erano stati 93, molti di più se paragonati ai 20 del giorno precedente.  

Dei 93 casi rilevati dalle autorità tra il 28 e il 29 aprile, il 63% era stato registrato solo nella entità federale serba, la Repubblica Srpska, la quale lo scorso lunedì 27 aprile aveva consentito, per la prima volta dallo scoppio della pandemia, agli anziani di uscire per tre ore al giorno e ad alcune attività di ripartire. I casi sono aumentati nonostante gli ufficiali invitino costantemente i cittadini a indossare mascherine ed evitare assembramenti. 

L’altra regione che aveva consentito l’allentamento di alcune misure restrittive era stata la federazione bosniaco-croata, che venerdì 24 aprile aveva annullato gli obblighi sul coprifuoco notturno e abolito il lockdown 

A tale riguardo, fonti ufficiali hanno dichiarato di aver riscontrato che dopo l’allentamento delle misure i cittadini si comportavano in maniera più rilassata. In linea con ciò, il sottosegretario alla salute della Federazione bosniaco-croata, Goran Cerkez, ha dichiarato che le autorità sono consapevoli che il Paese sarà teatro di nuovi picchi e nuovi andamenti del contagio da coronavirus, ma prevale la necessità di tornare alla vita normale. 

In tale contesto, Cerkez ha aggiunto che l’eventuale reinserimento delle misure dipende esclusivamente dalla condotta dei cittadini bosniaci. 

Attualmente, secondo i dati diffusi da Reuters, in Bosnia il coronavirus è stato rilevato su 1.677 pazienti, 65 dei quali hanno nel frattempo perso la vita. Tuttavia, il sito di informazione sottolinea che anche da prima della pandemia, il sistema sanitario del Paese risulta compromesso, data la fuga di medici e infermieri dal Paese, in cerca di una migliore sistemazione nei Paesi dell’Europa occidentale. Da ciò derivano le paure delle autorità bosniache in merito alla possibilità che presto il personale a disposizione non basterà ad affrontare l’emergenza da coronavirus.  

In aggiunta, la Bosnia è anche teatro di forti preoccupazioni per quanto riguarda l’economia. A tale riguardo, Reuters rivela che Sarajevo è stata colpita duramente dal lockdown e dalla chiusura di molte attività. In particolare, secondo una stima del Fondo Monetario Internazionale, ciò genererà un crollo del 5% del tasso di crescita annuale del Paese. 

Il Paese, inoltre, aveva predisposto il confinamento e l’isolamento per 28 giorni dei cittadini che rientrano dall’estero. Nella porzione della repubblica serba, i cittadini possono, dopo due settimane dal loro rientro, continuare la quarantena nelle proprie abitazioni, in caso di assenza di sintomi sospetti. Tuttavia, nella porzione bosniaco-croata, i cittadini sono confinati in strutture pubbliche per tutta la durata dell’isolamento. Ciò aveva causato, lo scorso 20 aprile, lo scoppio di proteste a Sarakevo e Zenica, dove i cittadini confinati in strutture pubbliche avevano iniziato uno sciopero della fame contro le misure imposte dal governo che, il giorno successivo, aveva ceduto alle richieste dei manifestanti.  

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Jasmine Ceremigna 

di Redazione

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