Il Ciad abolisce la pena di morte per i reati di terrorismo

Pubblicato il 29 aprile 2020 alle 13:17 in Africa Ciad

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Il Ciad ha dichiarato abolita, martedì 28 aprile, la pena di morte per i reati di terrorismo. A renderlo noto è stato il ministro della Giustizia, Djimet Arabi, il quale ha proposto lemendamento approvato allunanimità dal Parlamento. La legge entrerà in vigore una volta promulgata dal presidente, Idriss Deby.

Nel 2016, il Ciad aveva emanato una disposizione legislativa volta ad abolire la pena capitale nel Paese, ma aveva escluso dal nuovo provvedimento gli autori di atti di terrorismo, i quali potevano ancora essere condannati alla pena di morte. La decisione di martedì, secondo quanto affermato dal Ministero della Giustizia, annulla leccezione riservata agli individui accusati di terrorismo e mira ad “armonizzare le leggi del Ciad a quelle degli altri Paesi del G5 Sahel”. Il gruppo del G5 Sahel è una task force internazionale antiterrorismo creata nel febbraio 2017 con lo scopo di sconfiggere i gruppi armati attivi nell’Africa nordoccidentale e contrastare lo sviluppo dell’estremismo violento. La missione comprende soldati del Ciad, Burkina Faso, del Mali, della Mauritania e del Niger. Tuttavia, dopo il grave attentato commesso da Boko Haram il 23 marzo, in cui sono morti circa 92 soldati ciadiani, il governo di N’Djamena ha cominciato a rivalutare il suo supporto agli alleati regionali per concentrarsi nella protezione della sicurezza nazionale contro i gruppi terroristici della regione. L’attacco del 23 marzo, condotto contro la base militare di Bohoma, nei pressi del Lago Ciad, è stato il più letale nella storia del Paese africano. Per vendicare l’aggressione, l’esercito ciadiano ha sostenuto di essere riuscito a eliminare circa 1.000 combattenti di Boko Haram durante l’operazione “Collera di Bohoma”, lanciata il 31 marzo. Sul fronte militare, circa 52 soldati ciadiani sono rimasti uccisi.

Il Paese fa parte, insieme a Nigeria, Niger, Benin e Camerun, della Task Force Multinazionale Congiunta (MNJTF), avviata nel 2012 per sconfiggere definitivamente l’organizzazione di Boko Haram e ripulire l’intera area dalle azioni del gruppo jihadista. Dal massacro di Bohoma, tuttavia, il Ciad ha espresso profonda delusione nei confronti della task force. “Il Ciad è solo a sostenere tutto il peso della guerra contro Boko Haram”, aveva dichiarato il presidente Debya inizio aprile.

L’avvocato per i diritti umani, Jean Bosco Manga, ha elogiato la decisione di martedì 28 aprile, dichiarando: “La logica di uccidere un uomo per punirlo di aver tolto la vita a un altro è assurda”. L’ultima esecuzione eseguita in Ciad è avvenuta nell’agosto 2015, quando 10 sospetti membri di Boko Haram sono stati fucilati.

Boko Haram è un gruppo fondamentalista nigeriano che, da quando ha avviato le proprie offensive, nel 2009, ha ucciso più di 35.000 persone e costretto circa 2,6 milioni di cittadini ad abbandonare le proprie case. Durante i loro assalti, i militanti dell’organizzazione rapiscono spesso donne e bambini per arruolarli e costringerli a compiere attentati suicidi. La rivolta, cominciata nel Nord-Est della Nigeria, si è allargata fino a coinvolgere, Camerun, Niger e Ciad, causando una grave crisi umanitaria in tutta la regione.

Boko Haram è particolarmente attivo nella zona del Lago Ciad, dove i militanti continuano a uccidere civili e a distruggere le abitazioni locali. La violenza dei terroristi ha contribuito ad aumentare il numero di sfollati interni, peggiorando nettamente le condizioni di vita degli abitanti della regione. Il Global Terrorism Index 2018 ha inserito il Ciad al 38esimo posto nella lista dei 163 Paesi di cui è stato misurato l’impatto della minaccia terroristica, con un indice pari a 4,7. Il 22 marzo 2019, Boko Haram ha compiuto l’attacco più mortale commesso fino a quel momento contro le forze di sicurezza del Ciad, uccidendo circa 23 soldati, presso Dangdala, in prossimità del Lago Ciad.

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Chiara Gentili

di Redazione

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