Rep. Dem. del Congo: 43 morti in 3 giorni di scontri tra esercito e ribelli

Pubblicato il 28 aprile 2020 alle 10:30 in Africa Rep. Dem. del Congo

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Il bilancio delle vittime in seguito agli scontri avvenuti nel fine settimana in due province instabili nella parte orientale della Repubblica Democratica del Congo è di almeno 43 morti, secondo quanto riferito da fonti militari. Nella giornata fi venerdì 24 aprile, “alcuni assalitori armati di coltelli e pistole hanno ucciso 21 persone, tutti civili, nel territorio di Mahagi, ha dichiarato Gilbert Tsale, amministratore della provincia nord-orientale di Ituri. Nel vicino territorio di Djugu, domenica 26 aprile, è esploso a Lisey un conflitto tra milizie armate e truppe regolari, secondo quanto affermato dal portavoce dell’esercito di Ituri, il tenente Jules Ngongo. In questi scontri, “sono morti 2 soldati, gli assalitori hanno ucciso 2 civili e l‘esercito ha definitivamente neutralizzato 12 aggressori “, ha specificato il tenente. A Ituri, i soldati dell’esercito regolare combattono principalmente contro i ribelli della Cooperativa per lo sviluppo del Congo (Codeco), un gruppo armato congolese che afferma di difendere gli interessi della comunità Lendu, fatta in gran parte da agricoltori, contro quelli della comunità Hema, composta da pastori e commercianti.

Sempre nella giornata di domenica, nella provincia del Nord Kivu, un attacco delle Forze Democratiche Alleate (ADF) ha lasciato sul campo “6 morti: 5 uomini e una donna, la notizia è stata riportata da John Kambale, il leader del gruppo a Malambo, una località a circa 20 chilometri dalla città di Beni. L’ADF ha iniziato a condurre le sue offensive in Uganda in opposizione al presidente Yoweri Museveni. Più tardi, durante le guerre del Congo degli anni ’90, il gruppo si è esteso nella provincia del Nord Kivu, al confine tra l’Uganda e la Repubblica Democratica del Congo. Dall’ottobre 2014, il gruppo è stato accusato di aver ucciso più di 1.000 civili. Secondo i dati pubblicati da un’organizzazione della società civile, la Kivu Security Tracker (KST), più di 300 persone sono state uccise nella regione di Beni dal 30 ottobre, quando l’esercito ha intensificato le operazioni di repressione dei gruppi armati. Le truppe congolesi hanno rivendicato una serie di successi nella regione, affermando di aver distrutto tutte le roccaforti dell’ADF nella foresta intorno a Beni e ucciso 5 dei suoi 6 leader. Secondo quanto stimato dalle Nazioni Unite, il numero di combattenti dell’ADF si aggirava nel 2018 intorno alle 450 unità. A dicembre 2019, il presidente Felix Tshisekedi ha annunciato di aver inviato altri 22.000 soldati a combattere contro i ribelli della regione di Beni, incluse le forze speciali. Gli Stati Uniti hanno imposto pesanti sanzioni sui leader delle Forze Democratiche Alleate, accusati di aver compiuto abusi e violazioni dei diritti umani, come stupri di massa, torture e uccisioni.

Si stima che circa 160 formazioni ribelli, con un totale di oltre 20.000 combattenti, siano ancora attive nella parte orientale della Repubblica Democratica del Congo. Negli ultimi 20 anni, le Nazioni Unite hanno cercato di stabilizzare la situazione del Paese africano dispiegando una forza di pace di circa 15.000 persone. Tuttavia, si tratta nella maggior parte dei casi di agenti con un mandato limitato e ciò può spiegare, da un certo punto di vista, la loro scarsa esperienza nel difendere i civili.

Le violenze, inoltre, continuano nonostante nei giorni scorsi siano stati rilevati nuovi casi di Ebola nel Paese. Le organizzazioni internazionali sono preoccupate che un nuovo scoppio della malattia possa aver luogo nel mezzo dei combattimenti e in concomitanza con la diffusione della nuova epidemia di coronavirus facendo collassare completamente il sistema sanitario nazionale. L’Organizzazione mondiale della sanità (OMS) ha affermato che l’epidemia di Ebola nella Repubblica Democratica del Congo costituisce ancora un’emergenza sanitaria di interesse mondiale a seguito dell’emergere di nuovi casi. Per quanto riguarda la situazione del coronavirus, i casi confermati, finora, sono saliti a 459.

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Chiara Gentili

di Redazione

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