ONU: 1.400 richiedenti asilo espulsi dalla Libia nel 2020

Pubblicato il 28 aprile 2020 alle 19:53 in Immigrazione Libia

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Le autorità della Libia orientale, dove domina Khalifa Haftar, uomo forte del governo di Tobruk, hanno espulso 1.400 migranti e rifugiati dallinizio di quest’anno. Le deportazioni rappresentano una violazione del diritto internazionale secondo quanto chiarito, martedì 27 aprile, dallAlto Commissariato delle Nazioni Unite per i diritti umani. “I numeri che abbiamo raccolto riguardano i primi mesi del 2020. Nel conteggio, sono stati inclusi anche i 160 migranti sudanesi espulsi ad aprile”, ha dichiarato Jeremy Laurence, portavoce dell’Ufficio dellAlto Commissariato durante un briefing virtuale, da Ginevra. “Tali pratiche violano gli obblighi internazionali in materia di diritti umani che vietano il respingimento (refoulement) e l’espulsione collettiva”, ha aggiunto Laurence. I migranti e rifugiati, secondo le informazioni rilasciate dallONU, sono stati riportati in Sudan, Niger, Ciad e Somalia e sono stati espulsi dalla Libia senza accesso all’assistenza legale o ad altri servizi necessari per garantire loro la giusta protezione.

Il 27 aprile, Haftar, generale dellEsercito Nazionale Libico (LNA), si è autoproclamato guida del popolo libico, ponendo fine agli accordi di Skhirat del 2015, considerati “parte del passato”. L’annuncio è giunto in occasione di un discorso televisivo in cui il comandante ha affermato di aver accettato, con orgoglio, un mandato proveniente dal popolo libico e di voler prendersi carico delle questioni del Paese. Gli accordi di Skhirat, con i quali il Governo di Accordo Nazionale (GNA) di Tripoli è stato riconosciuto come l’unico legittimo nel Paese nordafricano, hanno distrutto la Libia, secondo Haftar, portandola verso “insidie pericolose”. Dal canto suo, l’LNA si è detto disposto a lavorare per stabilire istituzioni statali civili permanenti, secondo la volontà e le aspirazioni del popolo libico, continuando, al contempo, il processo di liberazione fino a quando non verrà completato.

Dall’altro lato, il governo di Tripoli, presieduto dal primo ministro Fayez al-Sarraj, ha denunciato la mossa di Haftar ma non si è detto sorpreso dalle parole del generale, il quale già il 23 aprile aveva esortato la popolazione libica ad abbandonare l’accordo politico del 2015. L’annuncio del comandante, secondo il governo tripolino, rappresenta un tentativo di nascondere le proprie sconfitte militari ed il Parlamento libico è stato esortato ad unirsi all’esecutivo con il fine di instaurare un dialogo inclusivo che porti alla realizzazione di un percorso democratico. Il Consiglio tripolino ha poi evidenziato come Haftar si sia ribellato anche a quegli organismi che lo sostenevano e, pertanto, nessuno può considerarlo legittimo.

La perdurante instabilità in Libia ha avuto inizio il 15 febbraio 2011, data che ha segnato lo scoppio della rivoluzione e della guerra civile. Nel mese di ottobre dello stesso anno, il Paese nordafricano ha poi assistito alla caduta del regime del dittatore Muammar Gheddafi, ma da allora non è mai riuscito a effettuare una transizione democratica e vede tuttora la presenza di due schieramenti, nati dagli accordi di Skhirat del 17 dicembre 2015. Da un lato, il governo di Tripoli, guidato dal primo ministro al-Sarraj e riconosciuto dall’Onu. Dall’altro lato, il governo di Tobruk, con il generale Haftar. Quest’ultimo riceve il sostegno di Arabia Saudita, Emirati Arabi Uniti, Egitto, Russia e Francia. In particolare, Il Cairo, Riad ed Abu Dhabi, oltre alla Giordania, sostengono militarmente ed economicamente le forze dell’esercito di Haftar. L’Italia, il Qatar e la Turchia appoggiano, invece, il governo riconosciuto a livello internazionale.

Haftar ha avviato una campagna militare per l’assedio di Tripoli il 4 aprile 2019 e, da quel momento, le sue operazioni non si sono arrestate. Nonostante i ripetuti appelli a livello internazionale, sia il governo di Tripoli sia le truppe del generale Haftar continuano a condurre attacchi ed operazioni militari nel Sud della capitale così come in altre regioni del Paese. Il 25 marzo, il GNA ha dato avvio ad una nuova offensiva, dal nome “Tempesta di pace”, il cui scopo è contrastare l’avanzata dell’LNA.

Nelle ultime settimane i territori libici hanno assistito ad una crescente escalation. La Libia funge da porta principale per i migranti africani che sperano di raggiungere l’Europa. Attualmente, ci sono quasi 700.000 migranti e rifugiati bloccati nel Paese nordafricano. Più di 16.700 persone sono morte attraversando il Mediterraneo dal 2015, di cui almeno 241 solo quest’anno. Più di 500 migranti sono partiti dalla Libia negli ultimi giorni, nel tentativo di raggiungere l’Europa, secondo l’IOM. Oltre a quelli intercettati e salvati, altri 67 migranti hanno raggiunto la scorsa settimana l’isola italiana di Lampedusa, dove sono entrati in una quarantena preventiva di due settimane a causa del COVID-19.

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Chiara Gentili

di Redazione

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