Grecia: nuove accuse contro la Turchia

Pubblicato il 28 aprile 2020 alle 13:35 in Grecia Turchia

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Il ministro degli Affari Esteri della Grecia, Nikos Dendias, ha accusato la Turchia di violare il diritto internazionale e i diritti sovrani di Atene e Nicosia. 

È quanto emerso nel corso di un’intervista rilasciata nella sera del 27 aprile all’emittente Star TV, diffusa il giorno seguente dal Ministero degli Esteri della Grecia. 

Nello specifico, Dendias ha dichiarato di essere certo che l’atteggiamento della Turchia nel Mar Egeo e nel Mediterraneo orientale non rispecchia il comportamento che deve essere dimostrato da uno Stato che intende entrare nell’UE, dato che non rispetta i suoi valori. In particolare, Dendias ha accusato la Turchia di violare i diritti sovrani della Grecia, soprattutto alla luce delle intromissioni non autorizzate dei caccia turchi nello spazio aereo ellenico, e di provocare verbalmente i vertici di Atene. Tutto ciò, ha dichiarato Dendias, non va a favore delle relazioni bilaterali tra i due Paesi, né della Turchia stessa, date le sue ambizioni europee.  

Da parte sua, la Grecia, ha dichiarato il suo ministro degli Esteri, rispetta il diritto internazionale e difende i propri diritti sovrani, il che è un suo dovere essendo un membro dell’UE e delle Nazioni Unite.  

In aggiunta, Dendias ha ringraziato la Turchia per aver contribuito a rimpatriare tre marinai greci che, dal 2019, erano rimasti bloccati in Gibuti. Secondo quanto diffuso, i tre marinai erano rimasti a bordo di due navi battenti bandiera greca bloccata a largo delle coste del Gibuti dal 4 settembre 2019, non potendo attraccare a causa del mancato pagamento delle tariffe portuali e del rifornimento. I tre marinai erano stati evacuati lo scorso sabato 25 aprile, da un volo della compagnia aerea turca, Turkish Airlines. 

Nel corso dell’intervista, Dendias ha altresì confermato la priorità data dal governo del premier, Kyriakos Mitsotakis, ai negoziati con Egitto e Italia per la delimitazione delle rispettive Zone Economiche Esclusive. 

Il Mar Egeo e il Mediterraneo orientale sono teatro di tensioni tra la Turchia da un lato e Cipro e Grecia dall’altro.   

In particolare, per quanto riguarda il Mar Egeo, la Turchia accusa Atene di non rispettare la clausola sulla demilitarizzazione delle isole del Dodecaneso, sancita dal Trattato di Losanna, firmato il 24 luglio 1923 dalla Turchia e dagli Alleati della Prima guerra mondiale, il quale pose fine al conflitto greco-turco. Nonostante quanto sancito dal trattato, secondo la Turchia, Atene mantiene la propria presenza militare sulle isole e, in aggiunta, sebbene abbia acque territoriali per 6 miglia, “sostiene di avere uno spazio aereo di 10 miglia”. Dall’altra parte, Atene ha più volte denunciato, dallo scorso 16 gennaio, i ripetuti sorvoli non autorizzati che i caccia turchi hanno condotto sulle isole dell’Egeo. In particolare, i caccia F-16 della Turchia hanno più volte sorvolato numerose isole del Dodecaneso, tra cui Arki, Lisso, Farmaco, Gaidaro e Agathonisi, e le isole vicine, come Samo, LipsiChiosOinouses e Makronisi. Tali sorvoli sono stati più volte condannati dalla Grecia, la quale li considera come intromissioni non autorizzate nel proprio spazio aereo. Poche ore prima del sorvolo del 16 gennaio, il ministro degli Esteri della Turchia,  Mevlut Cavusoglu,  aveva messo in dubbio la sovranità della Grecia su alcune isole dell’Egeo. Ankara aveva così chiesto l’avvio di un processo di dialogo per discutere della sovranità sulle isole, ma Atene aveva risposto che lo status giuridico del Mar Egeo e delle isole che ne fanno parte risulta disciplinato da trattati internazionali, motivo per cui “non vi è spazio per le dispute”.     

Per quanto invece riguarda il Mediterraneo orientale, questo è teatro di tensioni con Cipro, la quale denuncia la presenza di navi da trivellazione turche all’interno della propria Zona Economica Esclusiva. In particolare, nella notte tra il 19 e il 20 aprile, Ankara aveva rilasciato un avviso di navigazione, annunciando che la Yavuz si sarebbe stazionata nell’area compresa tra il blocco 6 e il 7 della ZEE cipriota dal 20 aprile al 18 luglio. La nuova spedizione della nave turca è la sesta dallo scorso 3 maggio, data di avvio del programma di esplorazione mineraria nelle acque cipriote da parte della Turchia, più volte condannato dall’UE e dalla comunità internazionale. Da parte sua, Ankara sostiene di agire in difesa dei diritti minerari dei turco-ciprioti, le cui istanze vengono ignorate da Cipro e dalla comunità internazionale.  

Ciò nonostante, l’intenzione della Turchia di portare avanti i propri programmi di esplorazione energetica nell’Egeo, nel Mediterraneo orientale e nelle acque a largo di Cipro era già stata confermata, lo scorso 9 aprile, dal ministro della Difesa turco, Hulusi Akar. Successivamente, il 15 aprile, il ministro degli Esteri di Ankara, Mevlut Cavusoglu, aveva aggiunto che la Turchia aveva intenzione di proseguire con le trivellazioni a largo di Cipro, dove è pronta a inviare una terza nave.    

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Jasmine Ceremigna 

di Redazione

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