La Gran Bretagna indaga le connessioni tra la sindrome di Kawasaki e il COVID-19

Pubblicato il 28 aprile 2020 alle 15:33 in Europa UK

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Il segretario di Stato per la Salute del Regno Unito, Mart Hancock, ha reso noto che alcuni bambini, senza patologie pregresse, sono deceduti a causa di una rara sindrome infiammatoria che i ricercatori ipotizzano possa essere collegata al COVID-19. 

Esperti italiani e britannici stanno studiando un possibile legame tra la pandemia di coronavirus e altre gravi malattie infiammatorie che hanno colpito alcuni bambini. Secondo quanto riferito dagli esperti, i minori arrivano in ospedale con febbre alta e le arterie gonfie. I medici del Nord Italia, una delle aree più colpite al mondo durante la pandemia, hanno riportato un numero straordinariamente elevato di bambini di età inferiore ai 9 anni con casi gravi di quella che sembra essere la malattia di Kawasaki, più comune in alcune parti dell’Asia.

“Ci sono alcuni bambini che sono morti e non avevano patologie pregresse”, ha dichiarato Hancock. “È una nuova malattia che pensiamo possa essere causata dal coronavirus; non siamo sicuri al 100% perché alcuni di quelli che l’hanno presa non sono risultati positivi ai tamponi, quindi stiamo facendo molte ricerche ora, ma è qualcosa di cui siamo preoccupati”, ha aggiunto. L’aumento dei casi di questa malattia infiammatoria è stato registrato in Gran Bretagna, Spagna e Italia, ma tale situazione richiede ricerche più approfondite. Il segretario alla Salute britannico non ha fornito una cifra esatta riguardante il numero di minori colpiti. 

Secondo gli esperti, ad oggi non ci sono dati scientifici che dimostrano la correlazione diretta tra SARS-CoV19 e la sindrome di Kawasaki. In comune tra le due si può in parte riconoscere un substrato patologico simile, basato sul coinvolgimento dei vasi sanguigni. È noto ormai che SARS-CoV19 per entrare nelle cellule utilizza come porta il recettore ACE2, ubiquitario ma primariamente localizzato sulla membrana delle cellule Polmonari e su quelle che compongono la parete interna dei vasi, l’endotelio. Secondo un recente articolo del The Lancet, il SARS-CoV19, oltre al diretto interessamento polmonare, avrebbe un ruolo rilevante anche nel produrre una infiammazione dell’endotelio mediata dalle cellule immunitarie, “endotelite”, alterando i processi coagulativi e pressori che questo tessuto regola a livello fisiologico. Dall’altra parte la malattia di Kawasaki è una vera e propria vasculite, una patologia infiammatoria abbastanza rara, diffusa nel mondo ma con maggior incidenza in Giappone, che coinvolge i vasi periferici di piccolo e medio calibro e le coronarie del cuore.

La malattia di Kawasaki ha un eziologia sconosciuta sostenuta, sembrerebbe, da un meccanismo auto-immune. La componente genetica sembra avere un ruolo importante considerando che è più comune tra le popolazioni asiatiche, accanto a questo si pensa che la patologia venga esacerbata dalla risposta ad antigeni di microorganismi batterici o virali secondo un processo definito “mimetismo molecolare”, comune anche in altre patologie. Gli antigeni di batteri e virus possono risultare simili o acquisire una somiglianza a quelli normalmente espressi dalle nostre cellule per eludere la risposta immunitaria e creare una tolleranza immunologica che consenta loro la sopravvivenza. Può succedere però che questi antigeni strutturalmente simili ai nostri ma comunque non-self vengano riconosciuti dal sistema immunitario che non essendo più in grado di discernerne la provenienza attua una risposta di tipo auto-immune diretta contro i tessuti, in questo caso, contro il tessuto endoteliale.

Si è sospettato quindi che SARS-CoV19 potrebbe risultare un altro di quei fattori di rischio esogeni che potrebbero slatentizzare allo stesso modo una manifestazione patologica, come la sindrome di Kawasaki, in soggetti predisposti geneticamente, anche tenendo in considerazione che la distruzione di un tessuto può portare in alcuni casi alla esposizione di antigeni-self, normalmente nascosti, che vengono riconosciuti dall’immunità come non-self. D’altro canto c è da dire che la malattia di Kawasaki è una patologia che al momento viene definita come una condizione non contagiosa, quindi l’associazione con una componente infettiva risulterebbe per ora una teoria piuttosto debole. Recentemente sono stati trovati casi di Kasawaki in bambini positivi al COVID-19 e in bambini negativi ma associati ad un parente positivo. Il sospetto sulla loro correlazione ha suscitato molto interesse ma l’ipotesi non è ancora stata verificata da alcuno studio.

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Maria Grazia Rutigliano

 

di Redazione

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