Coronavirus: l’Algeria estende le misure restrittive fino al 14 maggio

Pubblicato il 28 aprile 2020 alle 9:36 in Africa Algeria

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L’Algeria estenderà per la seconda volta le misure restrittive dovute al coronavirus di altri 15 giorni, fino al 14 maggio, per aiutare a limitare la diffusione dell’epidemia. È quanto ha riferito, lunedì 27 aprile, l’ufficio del primo ministro affermando, in una nota, che “Il governo rinnova la necessità di prevenzione e senso di responsabilità nei confronti di cittadini e commercianti”.

Le autorità del Paese nordafricano, a inizio mese, avevano prorogato fino al 29 aprile le misure di restrizione ai movimenti, tra cui un coprifuoco nazionale e la chiusura di moschee, scuole e università. Anche il trasporto pubblico e i voli delle compagnie aeree rimarranno sospesi e il governo ha concesso congedi retribuiti al 50% dei dipendenti statali. Tuttavia, il coprifuoco è stato abbreviato di due ore per aiutare alcune aziende a riaprire per gran parte della giornata.

L’Algeria, un importante Paese esportatore di petrolio e gas, ha confermato un totale di 3.517 infezioni da COVID-19, tra cui 432 decessi e 1.558 guariti. La ricaduta economica del coronavirus in Algeria e le misure per contenerlo possono accelerare la crisi delle finanze statali, dopo anni di deficit elevati e dopo il crollo del prezzo del petrolio, che va avanti da ormai un mese. Il Saharan Blend algerino è attualmente scambiato a meno di 20 dollari al barile, mentre il budget di quest’anno era basato su un prezzo di 50 dollari al barile. I greggi internazionali di riferimento sono scambiati al loro minimo storico mai registrato in almeno due decenni. Il portavoce presidenziale ha dichiarato alla televisione di Stato, martedì 21 aprile, che la situazione è sotto controllo grazie ai “tagli alla spesa e al rinvio di alcuni progetti”. Ma non tutti sono convinti delle sue parole. “L’attuale livello del mercato petrolifero è molto al di sotto delle previsioni del governo”, ha affermato il professore di economia Abderrahmane Aya, aggiungendo che “la situazione potrebbe colpire il valore della moneta e quindi il potere d’acquisto degli algerini”. 

L’Algeria ha congelato gran parte dei suoi progetti sulla costruzione di alloggi statali, fermato alcuni progetti energetici e cancellato altri piani di sviluppo al fine di ridurre la spesa e portare i deficit sotto controllo. Ma negli ultimi cinque anni il deficit di bilancio è stato sempre tra il 6 e il 15% della produzione economica, con generosi sussidi per pane, elettricità e altre forniture di base che gravano sulle casse statali. “Nel breve termine, l’Algeria può resistere alle conseguenze di ciò che sta accadendo sul mercato petrolifero, ma questa eccezionale situazione richiede urgenti riforme strutturali, economiche e finanziarie”, ha affermato El Houari Tighersi, membro della commissione finanziaria del Parlamento.

Diverse nazioni africane hanno recentemente imposto divieti di viaggio da e per l’Europa e gli Stati Uniti, vietato le adunanze pubbliche, comprese quelle religiose, dichiarato l’emergenza nazionale, chiuso i confini, imposto il blocco o il coprifuoco. Tuttavia, gli esperti affermano che gli abitanti del continente non hanno ancora preso abbastanza sul serio la minaccia del virus. Se i presidenti africani hanno avviato misure rigorose per cercare di impedirne la diffusione, la popolazione civile sembra ancora ignara della reale portata del fenomeno. “Questo è il pericolo di cui sono preoccupato. Non vogliamo ripetere ciò che è accaduto in Cina”, ha dichiarato Oyewale Tomori, professore di virologia ed ex presidente dell’Accademia di Scienze nigeriana.

Ciò che spaventa di più, poi, è l’inadeguatezza dei sistemi sanitari, la povertà diffusa, la porosità dei confini e l’insicurezza legata alla presenza di gruppi ribelli e organizzazioni terroristiche. Tutti insieme, questi fattori rischiano di aumentare notevolmente le possibilità di contagio e di aggravare la situazione di emergenza qualora il virus dovesse diffondersi in maniera incontrollata sull’intero continente. Secondo l’Organizzazione mondiale della Sanità, l’Africa risulta mal equipaggiata per affrontare la minaccia e i governi devono cercare di fare di più per aumentare i controlli e identificare rapidamente i casi sospetti. La maggior parte dei sistemi sanitari risulta obsoleta e priva delle strutture necessarie a gestire casi di pandemia influenzale.

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Chiara Gentili

di Redazione

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