Somalia, coronavirus: abusi della polizia e proteste durante il coprifuoco

Pubblicato il 27 aprile 2020 alle 9:27 in Africa Somalia

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Un ufficiale di polizia somalo è stato arrestato, domenica 26 aprile, con l’accusa di aver ucciso almeno un civile durante una serie di scontri con la popolazione per il rispetto delle restrizioni imposte a causa del coronavirus. Le violenze commesse dalla polizia hanno provocato massicce proteste nella capitale, Mogadiscio, con folle di giovani che, a partire da sabato, hanno marciato nelle strade per chiedere giustizia e bruciato veicoli e pneumatici.

Secondo quanto riferito da fonti citate dal quotidiano Al Jazeera, la rabbia tra i residenti è cresciuta per i presunti abusi commessi da parte delle forze di sicurezza, inclusi pestaggi e ferimenti. Sabato 25 aprile, il capo della polizia somala ha licenziato il commissario responsabile della sicurezza nel distretto di Bondhere, dove hanno avuto luogo gli scontri. “Il poliziotto si trova attualmente in detenzione e dovrà affrontare un processo. Il coprifuoco è in atto da diverso tempo senza si verificassero incidenti e ci dispiace per questo episodio, ma non è una situazione comune e non è qualcosa che tollereremo”, ha affermato il vice commissario di polizia Zakia Hussen su Twitter.

La Somalia ha uno dei sistemi sanitari più deboli al mondo e i casi di coronavirus sono aumentati rapidamente nel corso delle ultime settimane. Secondo i funzionari sanitari somali, 16 pazienti sono deceduti per coronavirus, mentre il numero ufficiale di casi registrati risulta attualmente di circa 328 persone.

Con un totale di più di 28.000 casi accertati, e un numero presumibilmente altrettanto alto di casi non ufficializzati, gli analisti temono che l’Africa possa seguire presto una traiettoria simile a quella di molti Paesi europei, con la differenza che le strutture sanitarie nel continente africano avrebbero molta più difficoltà a fronteggiare una simile epidemia. Ciò che spaventa di più è l’inadeguatezza dei sistemi sanitari, la povertà diffusa, la porosità dei confini e l’insicurezza legata alla presenza di gruppi ribelli e organizzazioni terroristiche. Tutti insieme, questi fattori rischiano di aumentare notevolmente le possibilità di contagio e di aggravare la situazione di emergenza qualora il virus dovesse diffondersi in maniera incontrollata sull’intero continente. Secondo l’Organizzazione mondiale della Sanità, l’Africa risulta mal equipaggiata per affrontare la minaccia e i governi devono cercare di fare di più per aumentare i controlli e identificare rapidamente i casi sospetti. La maggior parte dei sistemi sanitari risulta obsoleta e priva delle strutture necessarie a gestire casi di pandemia influenzale.

“La pandemia sta testando i limiti delle società e delle economie di tutto il mondo e i Paesi africani saranno probabilmente colpiti in modo particolarmente duro”, ha dichiarato Hafez Ghanem, vicepresidente della Banca mondiale per l’Africa. La Banca e il Fondo monetario internazionale stanno intervenendo per fornire con tempestività fondi di emergenza agli Stati africani e non solo in modo da renderli capaci di combattere il virus e mitigare l’impatto sull’economia. La crescita, secondo le previsioni, subirà un netto calo soprattutto nelle tre maggiori economie della regione, ovvero Nigeria, Angola e Sudafrica. Anche i Paesi esportatori di petrolio saranno duramente colpiti.

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Chiara Gentili

di Redazione

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